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Brescia: servizio TV accende dibattito su spose bambine

Un servizio televisivo trasmesso il 25 gennaio ha sollevato un acceso dibattito a Brescia riguardo alla presunta pratica dei matrimoni con bambine. Le immagini e le dichiarazioni, attribuite a sedicenti esponenti religiosi e frequentatori di centri culturali islamici locali, hanno suscitato indignazione e reazioni politiche.

Il fulcro della controversia riguarda affermazioni secondo cui bambine di soli 9 anni potrebbero essere considerate pronte al matrimonio, una volta raggiunta una presunta età adulta di 9, 10 o 13 anni. Tali dichiarazioni sono state raccolte da un giornalista infiltrato, che ha poi presentato le telecamere accese, ottenendo risposte evasive.

Centro Islamico Brescia: «Dichiarazioni inaccettabili e non rappresentative»

Il Centro Culturale Islamico di Brescia ha prontamente preso le distanze dal contenuto del servizio. In una nota ufficiale, l'organizzazione ha definito le dichiarazioni «gravissime» e provenienti da «soggetti isolati» che non riflettono in alcun modo il pensiero o l'organizzazione della comunità islamica bresciana.

L'ente ha smentito fermamente ogni associazione con tali affermazioni, definendole «prive di fondamento» e basate su retaggi culturali estranei alla religione islamica. È stato inoltre sottolineato che il Corano non contiene alcun riferimento che legittimi o consenta matrimoni con minori, né imponga unioni contro la volontà delle persone. La comunità ha ribadito il proprio impegno nella tutela assoluta dei minori e nel contrasto a ogni forma di violenza e abuso.

Politica bresciana insorge: interrogazioni e ordini del giorno

La vicenda ha immediatamente infiammato il dibattito politico locale e nazionale. La deputata di Fratelli d'Italia, Cristina Almici, ha annunciato la presentazione di un'interrogazione parlamentare al Ministro dell'Interno. L'onorevole Almici ha definito la situazione «un orrore» e ha chiesto verifiche approfondite e provvedimenti, inclusa l'espulsione di eventuali soggetti stranieri che promuovano tali idee sul territorio italiano.

Anche esponenti della Lega, tra cui l'onorevole Simona Bordonali e rappresentanti locali, hanno espresso forte disappunto. Hanno puntato il dito contro il Comune di Brescia, accusandolo di non aver agito sufficientemente per garantire integrazione e legalità. La Lega ha annunciato iniziative informative alla cittadinanza e la presentazione di un ordine del giorno in Consiglio comunale per chiedere al Sindaco e all'amministrazione di prendere le distanze dalle dichiarazioni e di intervenire concretamente sulla trasparenza e la legalità delle moschee.