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A Bergamo un neonato è stato affidato alla "Culla per la Vita". A Brescia esiste un dispositivo simile, installato nel 2007, ma non è mai stato impiegato. L'articolo spiega il funzionamento di queste culle salvavita.

La culla per la vita a Brescia

La città di Brescia dispone di una "Culla per la Vita". Questo dispositivo è stato installato nel giugno del 2007. Si trova lungo le mura storiche degli Spedali Civili. La sua realizzazione è frutto della collaborazione tra il Rotary Club Rodengo Abbazia e il centro di Aiuto alla Vita. Nonostante sia attivo e funzionante, questo sistema non è mai stato utilizzato. L'esterno della struttura appare poco curato.

La "Culla per la Vita" è una culla termica. È progettata per garantire il benessere dei neonati. Dispone di uno sportello esterno. Questo permette a chiunque di lasciare un bambino in totale anonimato. L'ambiente interno è riscaldato. Assicura il comfort del piccolo. Un segnale acustico avvisa il personale medico. L'allarme scatta subito dopo la chiusura dello sportello.

Questo sistema è attivo in Italia da diversi anni. Ne esistono circa 60 in tutto il paese. La sua funzione è quella di offrire un'alternativa sicura. Permette alle madri di abbandonare i propri figli senza essere identificate. L'obiettivo è salvare vite umane. Evitare situazioni di abbandono in luoghi non sicuri.

Un caso a Bergamo

Recentemente, a Bergamo, un neonato è stato affidato alla "Culla per la Vita" della Croce Rossa. L'evento è avvenuto domenica 19 aprile. Il sistema di protezione è entrato in funzione automaticamente. Ha allertato il 118. Gli operatori della Croce Rossa sono intervenuti prontamente. Il bambino è stato trasferito all'ospedale Papa Giovanni XXIII. Le sue condizioni sono state giudicate buone.

Non è la prima volta che la "Culla per la Vita" di Bergamo viene utilizzata. Già il 3 maggio del 2023, una bambina fu trovata al suo interno. La madre lasciò un messaggio commovente. Vi si leggeva: «Vi affido un pezzo importante della mia vita, che sicuramente non dimenticherò mai». Il dispositivo è volutamente privo di sistemi di ripresa esterni. Questo garantisce la massima privacy.

Confronto con altri casi

A Brescia, nonostante la presenza della "Culla per la Vita", non si sono mai verificati episodi di utilizzo. Questo contrasta con quanto accaduto a Bergamo. Nel 2018, una madre a Brescia decise di abbandonare il proprio bimbo in un passeggino. Il piccolo fu trovato vicino a un cassonetto. La vita del neonato fu salvata grazie alla curiosità di un passante. Il passante notò il passeggino abbandonato. Al suo interno, oltre al bambino, c'erano una coperta, cambi e un biberon di latte.

Questo episodio evidenzia come, anche in presenza di strutture dedicate, possano verificarsi situazioni di abbandono in luoghi non idonei. La "Culla per la Vita" rappresenta un'opzione più sicura e controllata. Offre una garanzia di intervento rapido da parte dei soccorsi.

La storia delle ruote degli esposti

Il concetto di "culla per la vita" affonda le sue radici storiche nella "ruota degli esposti". Questa pratica ebbe origine in Italia nel 1178. Papa Innocenzo III istituì la prima ruota presso l'ospedale di Santo Spirito in Sassia a Roma. Si trattava di una bussola girevole. Permetteva di lasciare i neonati in modo anonimo. Una campanella segnalava l'avvenuto deposito.

Nel tardo Ottocento, in Italia esistevano circa 1.200 ruote. Ogni anno venivano abbandonati circa 40.000 bambini. L'alta mortalità infantile in queste strutture portò alla loro abolizione nel 1923. La pratica fu ripresa nel 1992. Il dottor Giuseppe Garrone promosse la riapertura di ruote più moderne e sicure.

Attualmente, le "culle per la vita" non sono presenti in tutte le regioni italiane. Mancano in Calabria, Friuli, Molise, Sardegna e Trentino. La Lombardia ne conta circa una decina. La legge attuale consente alle madri di non riconoscere il proprio bambino al momento del parto in ospedale. Questo offre un'ulteriore opzione legale per la tutela del neonato.

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