Un detenuto psichiatrico ha appiccato un incendio nella sua cella nel carcere di Canton Mombello a Brescia. Diversi agenti di polizia penitenziaria sono rimasti intossicati dal fumo inalato durante l'intervento per spegnere le fiamme e soccorrere l'uomo. L'episodio riaccende i riflettori sulla grave situazione di sovraffollamento della struttura.
Incendio e intossicazione nel carcere di Brescia
Nel pomeriggio di sabato 28 marzo, un grave episodio ha scosso il carcere “Nerio Fischione” di Canton Mombello, a Brescia. Un detenuto, di nazionalità straniera e con precedenti per fatti simili, ha dato fuoco alla propria cella. Le fiamme si sono rapidamente propagate, saturando l'ambiente ristretto con denso fumo nero.
L'allarme è scattato immediatamente. Diversi agenti della Polizia penitenziaria sono intervenuti con prontezza. Hanno soccorso il detenuto e domato l'incendio. Purtroppo, durante le concitate operazioni, gli agenti hanno inalato una quantità significativa di fumo tossico.
Le loro condizioni sono peggiorate rapidamente. Sono stati trasportati d'urgenza presso l'ospedale cittadino per ricevere le cure necessarie. Uno degli agenti è rimasto ricoverato in osservazione per tutta la serata, a causa dei sintomi più severi.
La grave situazione di Canton Mombello
Questo ennesimo incidente mette nuovamente in luce la critica situazione del penitenziario bresciano. Il carcere di Canton Mombello è noto per essere il più problematico della Lombardia. Il tasso di sovraffollamento supera il 218%. Ciò significa che quasi 400 persone sono recluse in una struttura pensata per ospitarne appena 180.
La cronaca di questi giorni evidenzia una realtà difficile da gestire. La popolazione carceraria è aumentata notevolmente. Le condizioni di vita all'interno delle celle sono spesso precarie. Il sovraffollamento genera tensioni costanti tra i detenuti.
Inoltre, la presenza di detenuti con problemi psichiatrici o dipendenze aggrava ulteriormente il quadro. Questi soggetti richiedono attenzioni specifiche. La loro gestione all'interno di un istituto penitenziario ordinario risulta complessa e rischiosa.
Le proteste dei sindacati
La notizia dell'incendio e dell'intossicazione degli agenti ha suscitato la ferma reazione dei sindacati della Polizia penitenziaria. Il sindacato Sappe (Sindacato autonomo della Polizia penitenziaria), attraverso le parole del segretario generale Donato Capece, ha espresso forte preoccupazione. Capece ha ribadito le richieste già avanzate da tempo al Ministero della Giustizia.
«Da anni chiediamo, inascoltati, che i detenuti con disturbi psichiatrici siano presi in carico da strutture sanitarie dedicate», ha dichiarato Capece. «Lasciarli in carcere mette a repentaglio l'incolumità degli agenti e degli altri detenuti». Ha aggiunto che un simile approccio dovrebbe essere adottato anche per i tossicodipendenti.
Il sindacato Ussp (Unione sindacati di Polizia penitenziaria), per voce del segretario Calogero Lo Presti, ha descritto la situazione come «al limite dell’ingestibile». I numeri parlano chiaro: 400 detenuti per 180 posti disponibili. Un sovraffollamento che supera il 218%. Una fotografia drammatica della realtà carceraria.
Proposte per alleggerire il sovraffollamento
Il Sappe ha avanzato ulteriori proposte per mitigare la crisi. Suggerisce di destinare a forme detentive alternative alla reclusione coloro che stanno per scontare la pena. In particolare, si fa riferimento ai detenuti con un residuo di pena inferiore ai 12 mesi.
Questa misura, secondo il sindacato, alleggerirebbe la pressione sulle strutture carcerarie. Attualmente, in Italia, ci sono 64.000 persone detenute a fronte di 48.000 posti disponibili. Un divario che genera disagio e criticità.
I primi a subirne le conseguenze sono proprio gli agenti di Polizia penitenziaria. Essi operano quotidianamente in condizioni estreme. La loro dedizione è fondamentale per garantire la sicurezza all'interno degli istituti.
Contesto e precedenti
Il carcere di Canton Mombello è stato più volte al centro delle cronache per le sue condizioni critiche. Già in passato, episodi di sovraffollamento, rivolte e criticità sanitarie hanno acceso i riflettori sulla struttura. La recente visita della neo garante dei detenuti aveva già evidenziato le problematiche interne.
Il sovraffollamento non è un problema esclusivo di Brescia. L'Italia affronta da anni una crisi del sistema carcerario. Il 2025 è stato definito un anno nero per le carceri lombarde, con un aumento dei suicidi e delle tensioni. La questione della gestione dei detenuti psichiatrici è un nodo cruciale.
La cronaca locale di Brescia ha anche visto altri casi di rilievo legati al carcere. Si pensi ai legami tra una religiosa e boss della 'ndrangheta, o all'ispezione di Ilaria Salis. Questi eventi, pur distinti, contribuiscono a delineare un quadro complesso del sistema penitenziario.