Il Comune di Brescia ha respinto il progetto di un grande impianto agrivoltaico nel quartiere Fornaci, citando preoccupazioni ambientali, agricole e paesaggistiche. La decisione ostacola un investimento estero e solleva questioni sulla sostenibilità di tali progetti in aree sensibili.
Impianto agrivoltaico a Fornaci: il parere negativo del Comune
L'amministrazione comunale di Brescia ha formalmente espresso un parere contrario. La decisione riguarda la proposta di realizzare un esteso impianto agrivoltaico. L'area interessata si trova nel quartiere di Fornaci. La proposta era stata presentata dalla società Castelsolar S.r.l. L'ente provinciale è stato informato della posizione dell'amministrazione. Questo progetto, da 11 megawatt, è stato bocciato su sei punti tecnici fondamentali. Le criticità riguardano la compatibilità agricola, ambientale e paesaggistica dell'opera. La dicitura "green" non è stata sufficiente per ottenere l'approvazione. Questo soprattutto in una zona considerata sensibile. L'area rientra infatti nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) Caffaro. La bocciatura rappresenta un ostacolo significativo per la realizzazione dell'impianto.
La contrarietà del Comune si basa su una serie di motivazioni dettagliate. Queste sono state raccolte in un documento ufficiale. Il parere negativo è stato depositato presso la Provincia di Brescia. La valutazione tecnica ha evidenziato diverse problematiche. Queste spaziano dalla reale funzionalità agricola alla tutela del paesaggio. L'impatto ambientale è stato un altro fattore determinante. La zona di Fornaci è considerata un'area di particolare pregio. L'intervento proposto rischiava di alterarne le caratteristiche. La società proponente, Castelsolar S.r.l., dovrà ora affrontare un percorso complesso. Dovrà cercare di superare le obiezioni sollevate dall'amministrazione locale. La decisione sottolinea l'attenzione dell'ente verso la salvaguardia del territorio.
Le origini dell'investimento e la reazione dei cittadini
Le radici di questo progetto superano i confini nazionali. L'iniziativa nasce da un'operazione finanziaria. Questa è stata promossa dall'Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici (AASS). L'ente appartiene alla Repubblica di San Marino. Tra la fine del 2024 e l'inizio del 2025, AASS ha investito ingenti risorse. Si parla di circa 2,3 milioni di euro. Il capitale è stato utilizzato per acquisire 21 ettari di terreno. Questi appezzamenti si trovano nel quartiere Fornaci di Brescia. L'obiettivo dichiarato era ambizioso. Si mirava a dotare la Repubblica del Titano di una propria centrale solare esterna. Questo avrebbe garantito una maggiore indipendenza energetica. L'annuncio dell'opera ha suscitato una forte reazione. L'estensione del progetto è notevole. Si parla di una superficie equivalente a circa 30 campi da calcio. Questa dimensione ha allarmato la comunità locale. L'impatto sul territorio è stato subito percepito come potenzialmente negativo. All'inizio del 2026, è nato il Comitato Spontaneo Fornaci. Questo gruppo di cittadini si è mobilitato rapidamente. In poche settimane, sono state raccolte oltre 500 firme. La petizione chiedeva la salvaguardia di un'area agricola. Si tratta di uno degli ultimi polmoni verdi nella periferia sud di Brescia. I residenti hanno espresso preoccupazione. Hanno denunciato il rischio di una progressiva "industrializzazione" del suolo agricolo. La loro paura è che l'imponente distesa di pannelli possa alterare il microclima locale. Si teme l'insorgenza di un "effetto isola di calore". Inoltre, si paventa la cancellazione dell'identità rurale della zona. Quest'area verde separa l'abitato dalla Tangenziale Ovest.
La mobilitazione dei cittadini di Fornaci è stata tempestiva. La nascita del Comitato Spontaneo ha dato voce alle preoccupazioni. La raccolta firme ha dimostrato il forte attaccamento dei residenti al loro territorio. La richiesta principale era la protezione di un'area agricola strategica. Questa zona rappresenta un valore ecologico e sociale per la periferia sud. Le argomentazioni dei residenti si concentrano sull'impatto ambientale e urbanistico. L'idea di trasformare un'area agricola in un impianto industriale a cielo aperto ha generato forte opposizione. La dimensione dell'impianto è stata vista come un elemento dirompente. L'alterazione del microclima e la perdita dell'identità rurale sono state le preoccupazioni maggiori. La Tangenziale Ovest, già elemento di separazione, rischiava di diventare il confine di un paesaggio completamente stravolto. La protesta dei cittadini ha contribuito a rafforzare la posizione del Comune.
Il nodo del SIN Caffaro e le criticità ambientali
Il primo ostacolo significativo per il progetto agrivoltaico è di natura ambientale e sanitaria. L'area interessata dall'intervento si estende per quasi 200.000 metri quadrati. Questa vasta superficie ricade all'interno del perimetro del SIN Brescia-Caffaro. In questa zona vige un'ordinanza sindacale molto restrittiva. Le attività consentite sul terreno sono drasticamente limitate. L'obiettivo è prevenire la dispersione di sostanze inquinanti. Il progetto presentato dalla Castelsolar S.r.l. prevedeva alcune attività agricole. Tra queste, la piantumazione di alberi da frutto, l'allevamento di api e la produzione di foraggio. Tuttavia, queste attività richiedono specifiche lavorazioni del suolo. Sono necessarie arature, scavi e altre movimentazioni del terreno. Queste operazioni sono esplicitamente vietate dalle norme di sicurezza vigenti nel sito SIN. Il contrasto tra le attività proposte e i divieti imposti dalle normative ambientali è evidente. Questo rappresenta un punto critico insormontabile per la realizzazione del progetto.
Oltre ai vincoli ambientali legati al SIN Caffaro, il Comune solleva dubbi sulla sostanza stessa dell'operazione agricola proposta. Le linee guida ministeriali, emanate dal Ministero dell’Ambiente (MASE), sono chiare. Questi impianti agrivoltaici devono garantire una reale e dimostrabile continuità della produzione agricola. Nel piano presentato dalla Castelsolar S.r.l., tuttavia, mancano informazioni cruciali. Non viene indicata l'azienda agricola specifica che si occuperà della gestione e del monitoraggio dell'attività. Inoltre, il richiedente del progetto non risulta essere in possesso delle autorizzazioni necessarie per esercitare attività agricola. Questa carenza rende le cabine di trasformazione previste dall'impianto delle vere e proprie "nuove costruzioni". Tali strutture non sarebbero compatibili con la destinazione agricola della zona. La mancanza di un operatore agricolo qualificato e la natura edilizia delle infrastrutture sollevano seri interrogativi sulla reale finalità agricola del progetto.
Impatto sul patrimonio storico e questioni idrauliche
La Commissione paesaggistica del Comune di Brescia ha espresso un giudizio particolarmente duro. L'organo ha parlato di un "insostenibile impatto" dell'impianto. Questo impatto si manifesterebbe nel rapporto tra gli spazi agricoli esistenti e il margine urbano. Sotto la lente d'ingrandimento della commissione c'è la tutela del patrimonio storico locale. L'impianto agrivoltaico, nella sua estensione, finirebbe per "fagocitare" le cascine storiche presenti nella zona. Questo rischio è stato evidenziato con particolare preoccupazione. Il parere del Comune afferma esplicitamente che "il progetto contrasta con le preesistenze di valore storico ambientale". Un riferimento specifico è stato fatto a Cascina Labirinto. Questo edificio è riconosciuto come un bene culturale tutelato. Una porzione significativa dell'impianto proposto ricade all'interno della fascia di rispetto di 500 metri dal monumento. La legge considera quest'area non idonea per interventi di tale natura. La vicinanza a beni storici e culturali rappresenta un ulteriore motivo di contrarietà.
Non mancano, infine, i rilievi tecnici concernenti il rischio idrogeologico. Il progetto presenta criticità in relazione al deflusso delle acque piovane. Questo aspetto è fondamentale, soprattutto considerando la vasta estensione dell'area interessata. Una parte del terreno verrebbe impermeabilizzata dalle fondazioni delle strutture e dalle cabine di trasformazione. Il progetto, tuttavia, non prevede adeguate misure di mitigazione per gestire il deflusso delle acque. Questa mancanza viola il recente Regolamento Regionale (3/2025). Un'altra violazione riguarda la posizione delle due cabine di trasformazione. Queste sono state collocate a una distanza inferiore ai 5 metri dai confini dei lotti. Inoltre, non è prevista alcuna schermatura vegetale a protezione. Questa disposizione è in aperta violazione delle norme edilizie vigenti. La palla passa ora alla Provincia di Brescia. Questo ente è il responsabile del processo autorizzativo per progetti di questa portata. Il "muro" tecnico eretto dal Comune di Brescia rappresenta però un ostacolo di enorme peso. Questo peso è sia politico che legale. Per l'investimento proveniente da San Marino, il percorso si fa ora decisamente in salita. Spetterà alla società proponente, Castelsolar S.r.l., tentare di smontare questi rilievi punto su punto. L'obiettivo è evitare un preavviso di rigetto definitivo.