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Confiscati beni per 1,5 milioni di euro a un cittadino italiano di origine cinese a Brescia. L'uomo, già condannato, era ritenuto al centro di un sistema di riciclaggio e frodi fiscali.

Sorveglianza speciale e confisca beni a Brescia

Un cittadino italiano di origine cinese è stato posto sotto sorveglianza speciale per cinque anni. A lui sono stati confiscati beni per circa 1,5 milioni di euro. Le forze dell'ordine lo ritengono una figura chiave in un complesso schema di riciclaggio di denaro e frodi fiscali. Questo sistema sembra avere legami anche con ambienti della criminalità organizzata.

Il provvedimento è stato eseguito congiuntamente dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza di Brescia. La misura di prevenzione personale e patrimoniale è stata disposta dal Tribunale di Brescia. La proposta è arrivata dalla Direzione distrettuale antimafia, dal procuratore della Repubblica e dal questore.

Coinvolgimento in inchieste su frodi e riciclaggio

Il nome dell'individuo era già emerso nell'ambito dell'inchiesta denominata 'Atto Finale'. Questa indagine, nel 2021, aveva portato all'arresto di 14 persone. Queste persone erano considerate vicine ad ambienti della 'ndrangheta. Le ricostruzioni giudiziarie indicano che il gruppo avrebbe creato una rete di società fittizie.

Queste società, definite 'cartiere', operavano tra Italia e Polonia. La loro funzione era emettere fatture per operazioni inesistenti. Il valore totale di queste fatture superava i 55 milioni di euro. L'obiettivo era alterare il mercato in settori come metalli, plastica e legno.

Nel 2024, l'uomo ha ricevuto una condanna definitiva. È stato condannato a cinque anni di reclusione. La condanna riguarda episodi di estorsione commessi insieme ad altre persone legate alla criminalità organizzata.

Circuito bancario clandestino e riciclaggio di capitali

L'individuo compare anche nell'indagine 'Tornado'. Questa indagine è stata coordinata dalla Procura di Brescia. Nell'ambito di 'Tornado' si contesta l'esistenza di un circuito bancario clandestino. Questo circuito collegava Italia e Cina. Serviva a movimentare denaro proveniente dal narcotraffico.

Secondo gli inquirenti, il sistema avrebbe permesso di riciclare ingenti capitali. Ciò avveniva attraverso la monetizzazione di fatture false. Il valore complessivo di queste operazioni si aggirava intorno ai 375 milioni di euro. La pericolosità sociale dell'individuo è stata ritenuta attuale.

È stata inoltre accertata una sproporzione significativa tra i redditi dichiarati dall'uomo e il patrimonio da lui accumulato. Per queste ragioni, il Tribunale ha disposto la sorveglianza speciale. L'uomo ha l'obbligo di soggiorno nel suo comune di residenza. La confisca riguarda denaro, beni mobili e due automobili. Il valore totale dei beni confiscati ammonta a circa 1,5 milioni di euro.