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Una nuova opera teatrale, 'Pastiera', debutta a Boscoreale. L'opera di Paolo Blasio esplora il complesso rapporto tra fede popolare, dubbio razionale e tradizioni, mescolando elementi colti e popolari in una narrazione che oscilla tra comico e tragico.

Fede e dubbio nel rito laico di 'Pastiera'

La speranza e l'attesa di salvezza animano la nuova opera teatrale intitolata 'Pastiera'. Il lavoro, frutto della mente e della regia di Paolo Blasio, è stato presentato presso il Teatro Minerva di Boscoreale.

L'opera indaga la fede popolare e le tradizioni radicate. L'identità umana si costruisce attraverso miti ancestrali. Questi si rinnovano nel tempo, mantenendo una forma archetipica.

Simboli linguistici e iconici si trasformano continuamente. La loro fluidità ricorda le reti di un pescatore. Una musica interiore muta in rabbia, ironia o dolce sospensione. Questo accade specialmente nei momenti di quiete, come quello dedicato all'assaggio della 'pastiera'.

Il dolce napoletano, simbolo della rinascita pasquale, diventa metafora di un percorso interiore.

Un viaggio tra sacro e profano

'Pastiera' viene definita da Blasio un rito laico. L'opera rappresenta un continuo attraversamento tra fede e dubbio. C'è il bisogno di credere contrapposto alla necessità di comprendere razionalmente.

Il linguaggio scenico si frantuma e si ricompone. Elementi colti si mescolano al popolare e al volgare. Il comico sfiora il tragico. Il sacro viene evocato per poi essere immediatamente profanato.

La messa in scena è volutamente essenziale. Ogni oggetto assume un valore simbolico. Ogni parola è un tentativo di espressione. I personaggi non cercano risposte definitive.

Essi cercano piuttosto appigli, punti di riferimento nel loro percorso esistenziale.

Personaggi e archetipi sul palco

La scena si apre su uno scoglio isolato nel mare partenopeo. Due uomini vivono un tempo sospeso. Un pescatore e un intellettuale incarnano visioni del mondo diverse. Condividono solitudine e un'attesa comune.

Il pescatore è convinto di possedere il teschio di San Gennaro. Crede che la reliquia profetizzi parole di salvezza. L'intellettuale, pur con una logica ferrea, è costretto a credergli.

I due uomini non possono andarsene. Non conoscono il motivo della loro permanenza. Sanno solo di dover restare.

L'equilibrio precario si rompe con l'apparizione di una donna. Sopravvissuta a una tempesta, la sua presenza evoca sia il corpo che l'anima. È un segno, una prova, una promessa o un'ulteriore illusione?

Il Pescatore, interpretato da Paolo Blasio, rappresenta il corpo, l'istinto e la superstizione. Ironico e disperato, custodisce una fede che è rifugio e invenzione.

L'Intellettuale, ruolo di Pio Luigi Piscicelli, incarna la ragione, la struttura e il controllo. È un uomo che ha smesso di credere ma non di desiderare.

La Donna, interpretata da Consiglia Coppola, è una presenza ambigua e poetica. È creatura e simbolo, madre e figlia, sirena e carne.

La compagnia 'Teatro d'Acqua'

La rappresentazione vede in scena la compagnia 'Teatro d'Acqua'. Il team tecnico include Flavia Zinno (aiuto regia) e Antonio Baselice (assistente alla regia).

La progettazione luci è curata da Paco Summonte. La grafica è di Marco Cocozza. La scenografia è opera di Abagnale Srl, con Armando Abagnale come macchinista.

Il brano originale 'Santo Sud' è composto da Dario Sanso.

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