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La Liguria detiene il primato italiano per numero di figli unici, con un impatto significativo sulla struttura familiare e le relazioni interpersonali. I dati Istat 2026 evidenziano un trend in crescita.

Liguria in testa per figli unici

La Liguria si conferma la regione italiana con la più alta incidenza di persone cresciute senza fratelli o sorelle. Nel 2024, il 23,4% dei liguri maggiorenni non ha avuto fratelli. Questo dato posiziona la regione davanti al Piemonte, fermo al 23,2%.

Seguono la Toscana con il 21,2% e l'Umbria con il 19,4%. L'Emilia Romagna si attesta al 18%, mentre la Calabria raggiunge il 17,8%. La Valle d'Aosta registra il 17,6%, seguita dalla Campania con il 17,3%.

Il Lazio si ferma al 16,5%, con la Lombardia poco distante al 16,3%. Le Marche segnano il 15,6%, la Sicilia il 15,5% e la Puglia il 14,8%. Il Friuli Venezia Giulia si attesta al 13,1%, mentre l'Abruzzo è al 12,2%.

La Sardegna presenta il 12%, seguita da Trentino Alto Adige e Veneto con l'11,7%. La Basilicata raggiunge l'11,4%. Il Molise chiude la classifica con l'8,9%, risultando la regione con la minore percentuale di figli unici.

Istat: calo di fecondità e impatto sociale

Questi dati emergono dal rapporto annuale dell'Istat 2026, intitolato 'Situazione del Paese'. La 34ª edizione del rapporto è stata presentata alla Camera dei deputati. L'evento ha coinciso con il centenario dell'istituto di statistica, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

L'Istat spiega che il prolungato calo della fecondità ha portato a un aumento significativo della quota di figli unici. Questo fenomeno non modifica solo la struttura familiare, ma ha profonde ripercussioni sull'intero percorso di vita degli individui.

Durante l'infanzia e l'adolescenza, la diminuzione del numero di fratelli e cugini riduce la densità relazionale all'interno del nucleo familiare. Di conseguenza, le relazioni con i coetanei, sviluppate in contesti educativi e sociali esterni, acquisiscono maggiore centralità.

Cambiamenti nelle reti familiari

Con il passare degli anni, l'effetto si estende all'intera rete parentale. Le famiglie tendono a diventare più ristrette orizzontalmente, con meno parenti collaterali e coetanei. Allo stesso tempo, si allungano verticalmente, mostrando una maggiore presenza di generazioni più anziane.

Ciò comporta una configurazione relazionale con minori opportunità di condivisione tra fratelli, sorelle e cugini. Si osserva anche una concentrazione delle responsabilità di cura su un numero più ristretto di persone.

Numeri in crescita a livello nazionale

A livello nazionale, nel 2024, gli italiani maggiorenni senza fratelli o sorelle rappresentano il 16,6% della popolazione. Si tratta di circa 8,2 milioni di individui. Questo dato segna un incremento rispetto al passato.

Nel 2003, infatti, gli italiani di 18 anni e più senza fratelli erano 5,5 milioni. Rappresentavano l'11,7% della popolazione maggiorenne. L'aumento evidenzia un trend consolidato nel corso degli ultimi decenni.