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L'assistenza a un familiare con demenza lascia cicatrici profonde nei caregiver, anche dopo la fine del periodo di cura. Uno studio rivela che un caregiver su cinque continua a soffrire di problemi di salute persistenti, evidenziando la necessità di un supporto mirato.

Impatto duraturo dell'assistenza domiciliare

Prendersi cura di un parente malato di demenza ha conseguenze che si protraggono nel tempo. Questo emerge chiaramente dallo studio "Dem-Care S dtirol/Alto Adige 2024-2026". La ricerca è stata condotta dall'Istituto di Medicina generale e Public health di Bolzano. Ha visto la collaborazione dell'Associazione Alzheimer Asaa. Sono stati intervistati 180 ex caregiver.

I dati raccolti indicano che la fine delle responsabilità di cura non segna automaticamente il ritorno al benessere. Una persona su cinque tra gli ex assistenti riporta ancora oggi disturbi del sonno. Soffrono anche di affaticamento cronico e manifestano sintomi depressivi. Queste problematiche persistono a lungo dopo aver terminato l'assistenza.

La dottoressa Barbara Plagg, che ha diretto lo studio, spiega che molti familiari si sentono sopraffatti. Questa sensazione di esaurimento rende le conseguenze negative visibili solo a distanza di tempo. La ricerca ha messo in luce dati definiti "allarmanti" dai suoi autori. Circa un terzo degli intervistati mostra sintomi riconducibili a un trauma psicologico.

Sintomi post-assistenza e senso di colpa

Questi individui riferiscono che immagini legate al periodo di cura riaffiorano involontariamente. Oltre il 42% degli ex caregiver dichiara di non aver elaborato in modo soddisfacente l'esperienza vissuta. Per il 56%, l'assistenza ha dominato completamente la propria esistenza. Questo si è manifestato attraverso una reperibilità costante, segnalata dal 78%, e forti sensi di colpa, avvertiti dal 62%.

Un aspetto critico evidenziato dallo studio riguarda la percezione della scelta di assistere. Per un intervistato su cinque, l'assunzione del ruolo di caregiver non è stata una decisione volontaria. È stata piuttosto una necessità imposta dalla mancanza di alternative disponibili. Questo dato sottolinea le difficoltà strutturali nel sistema di supporto.

Necessità di supporto terapeutico e sensibilizzazione

La dottoressa Plagg avverte che chi vive l'esperienza della cura come un peso eccessivo perde fiducia nel modello assistenziale attuale. Ha sottolineato un dato preoccupante: solo il 28% degli ex caregiver esprimerebbe il desiderio di essere assistito dai propri familiari in futuro. Questo indica una profonda sfiducia nel sistema e nelle relazioni familiari sotto stress.

Lo studio evidenzia inoltre che l'intensità della fase finale della malattia ha un impatto maggiore sulla salute mentale del caregiver rispetto alla durata complessiva del percorso assistenziale. Un supporto adeguato, sebbene non sempre disponibile, può ridurre significativamente il rischio di esiti negativi. La ricerca indica che un buon sostegno riduce di quattro volte tale rischio. Tuttavia, solo il 34% degli intervistati si dichiara soddisfatto dell'aiuto ricevuto.

La dottoressa Doris Hager-Prainsack, presidente dell'Istituto di Medicina Generale, conclude affermando la necessità di interventi concreti. Sono indispensabili servizi terapeutici specifici dedicati agli ex caregiver. È fondamentale anche una maggiore sensibilizzazione tra i medici di famiglia. Questi professionisti devono essere in grado di riconoscere i sintomi post-assistenza e offrire il giusto supporto. La ricerca è stata condotta in Alto Adige.

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