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Un fusto di birra, perduto da oltre cinquant'anni su un ghiacciaio della Valle Aurina, è stato recuperato da un runner. Sorprendentemente, la bevanda è risultata ancora perfettamente conservata, mantenendo sapore, colore e gasatura.

Ritrovamento inaspettato sul ghiacciaio

Un oggetto insolito è riemerso dalle nevi perenni del ghiacciaio in Valle Aurina. Si tratta di un fusto di birra dal peso di circa 40 chili. Questo contenitore era rimasto intrappolato nel ghiaccio per un periodo stimato superiore ai cinquant'anni. Il suo ritrovamento è avvenuto grazie all'attività di un appassionato di corsa in montagna.

Il recupero del fusto è stato possibile grazie all'intervento di Daniel Oberlechner. Questo atleta, noto per le sue imprese sportive, ha individuato il contenitore in un crepaccio. Successivamente, Oberlechner ha provveduto a trasportare il pesante fusto a valle. L'operazione ha richiesto un notevole sforzo fisico, data la natura del terreno e il peso dell'oggetto.

L'area del ritrovamento si trova in una zona alpina di particolare bellezza e difficoltà logistica. La Valle Aurina è conosciuta per i suoi paesaggi mozzafiato e le sue vette imponenti. La presenza di ghiacciai permanenti rende queste zone un ambiente estremo, dove gli oggetti possono rimanere conservati per lunghissimi periodi.

La storia del fusto perduto

Le circostanze della perdita del fusto risalgono a un periodo compreso tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. All'epoca, il contenitore era destinato al Rifugio Sasso Nero. Il trasporto veniva effettuato tramite una rete agganciata a un elicottero. Durante una di queste operazioni di consegna, il fusto è sfuggito al controllo.

Probabilmente, un violento temporale ha causato la caduta del fusto. Questo è poi precipitato in un crepaccio, rimanendo sepolto dal ghiaccio e dalla neve. Le condizioni ambientali del ghiacciaio hanno agito come un conservante naturale. La bassa temperatura e l'assenza di ossigeno hanno impedito il deterioramento del contenuto.

Il Rifugio Sasso Nero è una meta frequentata da escursionisti e alpinisti. La sua posizione isolata richiede un approvvigionamento costante di beni. Il fusto perduto era uno dei tanti elementi trasportati per garantire il servizio del rifugio. La sua scomparsa era probabilmente passata inosservata tra le normali operazioni logistiche.

Il recupero e la degustazione

Daniel Oberlechner, 42 anni, è un dipendente dell'azienda di distribuzione di bevande pusterese. La sua passione per la corsa in montagna lo porta regolarmente ad affrontare percorsi impegnativi. Ogni settimana, dopo il lavoro, si allena salendo dal suo paese, San Giovanni, fino al Rifugio Sasso Nero. Questo percorso comporta un dislivello di quasi 2.000 metri.

Durante una delle sue corse, Oberlechner ha notato qualcosa di insolito affiorare dal ghiaccio. Si trattava del fusto di birra, reso visibile forse da recenti movimenti del ghiacciaio o da un temporale. Dopo averlo individuato, ha deciso di recuperarlo. Per trasportare il pesante contenitore, ha utilizzato un carrello montacarichi.

Il percorso di discesa è stato altrettanto arduo di quello di salita. Oberlechner ha dovuto affrontare quasi 2.000 metri di dislivello negativo, trainando il fusto con il suo carrello. L'impresa è stata portata a termine con successo, permettendo di riportare l'oggetto a valle.

Una birra sorprendentemente intatta

Una volta recuperato, il fusto è stato aperto per una degustazione. La sorpresa è stata grande quando si è scoperto che la birra, nonostante i suoi cinquant'anni di età e la lunga permanenza sul ghiacciaio, era ancora in condizioni eccellenti. Il mastro birraio Lukas Harpf, datore di lavoro di Oberlechner e titolare dell'azienda, ha confermato la qualità della bevanda.

Secondo Harpf, la birra ha mantenuto intatti tutti i suoi attributi. Il sapore era ancora gradevole e non presentava alterazioni dovute al tempo. Il colore ambrato, tipico di molte birre, era perfettamente conservato. Anche il grado di anidride carbonica, fondamentale per la piacevolezza della bevanda, era ancora presente.

«La birra era impeccabile», ha dichiarato Harpf all'ANSA. «Il sapore, il colore ambrato e persino il grado di anidride carbonica erano ancora buoni». Questo risultato è attribuibile alle condizioni di conservazione estreme offerte dal ghiacciaio. La bassa temperatura costante e l'assenza di ossigeno hanno creato un ambiente ideale per preservare la bevanda.

Il contesto geografico e ambientale

La Valle Aurina si trova nella parte settentrionale dell'Alto Adige, al confine con l'Austria. È una valle alpina caratterizzata da imponenti catene montuose, tra cui le Alpi Aurine. La presenza di ghiacciai è una caratteristica distintiva di questa zona, sebbene negli ultimi decenni si sia assistito a un loro progressivo ritiro a causa del cambiamento climatico.

I ghiacciai sono veri e propri archivi naturali. Conservano non solo elementi naturali, ma anche oggetti lasciati dall'uomo nel corso del tempo. Ritrovamenti simili, sebbene meno frequenti, sono avvenuti in altre aree glaciali delle Alpi. Questi oggetti offrono uno spaccato interessante sulla vita e le attività umane del passato.

Il recupero di questo fusto di birra non è solo una curiosità, ma anche un esempio di come le condizioni ambientali estreme possano preservare materiali organici per periodi molto lunghi. La storia di questa birra perduta e ritrovata aggiunge un capitolo insolito alla cronaca locale dell'Alto Adige.

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