La tradizione dei fuochi del Sacro Cuore in Alto Adige si accompagna quest'anno a un dibattito acceso. Un anniversario legato a eventi storici solleva forti contrasti tra diverse posizioni politiche e commemorative.
La tradizione dei fuochi del Sacro Cuore
La sera, sulle montagne dell'Alto Adige, si riaccende un'antica usanza. Gli Schuetzen e altri abitanti accendono fuochi sui rilievi montuosi.
Questo rito commemora la fedeltà agli ideali tirolesi. Ricorda un voto fatto nel 1796 da Andreas Hofer. Egli agì in risposta a un attacco francese poi respinto.
Al calar della sera, i roghi illumineranno le cime. Potranno assumere forme diverse: croci, cuori o lunghe catene di fiamme.
Un anniversario che divide
Quest'anno, i fuochi avranno un significato aggiuntivo. Molti roghi formeranno il numero "65". Si celebra infatti il 65° anniversario della cosiddetta "Notte dei fuochi".
La notte tra l'11 e il 12 giugno del 1961 fu segnata da un'azione del movimento irredentista sudtirolese Bas. Vennero fatti esplodere 37 tralicci elettrici.
Questo evento storico è al centro di un acceso dibattito politico, alimentato anche dai social media.
Il post del partito S d-Tiroler Freiheit
A far discutere è stato un post pubblicato dal partito S d-Tiroler Freiheit. Questa formazione politica è stata fondata da Eva Klotz.
Il post presentava un'immagine, generata con intelligenza artificiale. Raffigurava un traliccio in caduta dopo un'esplosione. Sopra, la scritta: "65 anni Notte dei fuochi. Noi diciamo grazie".
Il testo del post definiva l'ondata di attentati come "un grido di libertà". Lo descriveva come "un grido d'aiuto" e "un segno di resistenza". Affermava che fosse diretto contro uno Stato che voleva cancellare il Sudtirolo.
Il partito ha aggiunto: "Ci inchiniamo davanti ai combattenti per la libertà, davanti al loro coraggio, alla loro determinazione e ai loro sacrifici".
Reazioni politiche
La reazione non si è fatta attendere. Il vicepresidente della Provincia di Bolzano, Marco Galateo, esponente di Fdi, ha duramente criticato il post.
Galateo ha definito il contenuto "un insulto intollerabile alla memoria di chi ha sacrificato la vita per lo Stato italiano". Ha inoltre parlato di "una vergognosa apologia del terrore".
Secondo Galateo, tali affermazioni "non può trovare cittadinanza nel dibattito politico e civile". La controversia evidenzia le profonde divisioni sulla memoria storica in Alto Adige.