Associazione a delinquere: le condanne
Un totale di 35 anni di reclusione è la pena inflitta a sette persone residenti a Verona, al termine di un'indagine congiunta tra Guardia di Finanza e Squadra Mobile. L'inchiesta ha svelato un'associazione a delinquere dedita allo sfruttamento della prostituzione e alla detenzione illegale di armi.
Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Alberto Sergi, hanno portato a un'ordinanza di custodia cautelare nel febbraio dell'anno scorso. Le due inchieste, inizialmente separate, sono state unificate a causa della figura centrale di Nicola Valdo, ritenuto il promotore dell'organizzazione.
Il ruolo di Nicola Valdo e lo sfruttamento
Nicola Valdo, che ha scelto di collaborare con gli inquirenti dopo il suo arresto, ha ricevuto la condanna più severa: 11 anni e 6 mesi di reclusione, oltre a una multa di 5.300 euro. La sua pena è la somma di tre capi d'accusa: detenzione di armi, tra cui un kalashnikov, per cui pagava un conoscente 50 euro per la custodia; sfruttamento della prostituzione; e una truffa con buoni Amazon per 600 euro.
Valdo è considerato il fulcro dell'associazione che gestiva l'attività di cinque ragazze. I loro profili venivano pubblicizzati online da Davide Deliu, condannato a 4 anni. Le giovani venivano poi inviate in appartamenti e strutture ricettive in diverse città italiane, tra cui Modena, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Treviso, Bergamo, Brescia e Vicenza.
Le indagini e le altre condanne
L'indagine è partita dalla segnalazione di una madre preoccupata per la figlia ventenne, coinvolta in attività di prostituzione. La giovane, una volta uscita dall'organizzazione, ha confermato le circostanze. Le ragazze trattenevano solo una piccola percentuale dei guadagni, tra il 10% e il 30%, mentre la maggior parte del denaro confluiva nelle casse di Valdo e di Donoval Marcato, condannato a 8 anni e 4 mesi.
Le altre condanne includono 3 anni e 4 mesi e 4.000 euro per Aamadu Diallo e Domenico Frisenda; 2 anni e 8 mesi per Luca Marchini. Angelo Mauro ha patteggiato 2 anni e sei mesi. Nonostante le attenuanti e la scelta del rito abbreviato, le pene rimangono significative.
Una sola delle giovani sfruttate si è costituita parte civile, rappresentata dall'avvocato Giuliasofia Aldegheri, chiedendo un risarcimento di 20.000 euro.