Libera organizza flashmob a Bologna e Reggio Emilia per evidenziare la presenza mafiosa in Emilia-Romagna, oltre il tradizionale 'Sud'. L'associazione chiede un'evoluzione degli strumenti di osservazione della criminalità organizzata.
La mafia non è solo al Sud
Le organizzazioni criminali non operano esclusivamente nelle regioni meridionali. Questa è la denuncia lanciata da Libera attraverso un flashmob. L'iniziativa si è svolta in diverse città italiane. Tra queste figurano Bologna e Reggio Emilia. Le manifestazioni sono avvenute davanti ai rispettivi tribunali.
L'azione di Libera giunge dopo una recente delibera del Csm. Questo organo ha individuato undici Procure distrettuali. Tali uffici si trovano in aree considerate ad alta densità mafiosa. La maggior parte di queste aree si concentra nel Sud Italia. L'unica eccezione è rappresentata da Roma.
L'obiettivo del Csm è facilitare la nomina di magistrati esperti in materia antimafia. Questi professionisti guideranno uffici considerati strategici. Libera riconosce l'importanza di questo provvedimento. Tuttavia, l'associazione teme un messaggio fuorviante.
Cambiamento della geografia criminale
Secondo Libera, la geografia della criminalità organizzata è mutata radicalmente. Non è più possibile limitare l'analisi al solo Meridione. Di conseguenza, anche gli strumenti di osservazione devono essere aggiornati. Le inchieste condotte in Emilia-Romagna confermano questa tesi.
Operazioni come Aemilia, Grimilde, Radici e Perseverance ne sono un esempio. La storia giudiziaria della regione dimostra un radicamento mafioso strutturale. Questo si manifesta attraverso fatture false e riciclaggio. Include anche fallimenti pilotati. Non mancano minacce, intimidazioni e incendi. Tutto ciò genera un clima di omertà.
Manuel Masini e Sofia Nardacchione, referenti di Libera Emilia-Romagna, hanno espresso queste preoccupazioni. L'associazione si è mobilitata insieme ad altre realtà. Tra queste figurano Cgil, Cisl, Uil, Arci, Legambiente e Anpi.
Dati allarmanti in Emilia-Romagna
I procedimenti giudiziari in Emilia-Romagna confermano la presenza mafiosa. Negli ultimi dieci anni, circa 15 processi hanno messo in luce il radicamento delle mafie sul territorio. Questo è il risultato del lavoro di magistrati e magistrate.
Nel corso del 2024, l'Emilia-Romagna ha registrato 24.866 reati spia. Questa categoria include usura, estorsione e riciclaggio. Si posiziona al quinto posto a livello nazionale. Le segnalazioni sospette nel 2025 sono state 11.149. Si tratta di un aumento del 14% rispetto all'anno precedente.
Anche i beni confiscati raccontano una storia di presenza mafiosa. A giugno 2026, in Emilia-Romagna, risultano 742 beni immobili in amministrazione. Altri 300 immobili sono stati destinati. Per quanto riguarda le aziende, 50 sono state confiscate e destinate. Altre 133 sono ancora in gestione.