Un detenuto di 48 anni a Parma soffre di gravi patologie. La sua vita è seriamente compromessa dalle condizioni carcerarie. Si chiede un intervento immediato per garantirgli le cure necessarie.
Grave quadro clinico di un detenuto
Un uomo di 48 anni, identificato come Marco B., affronta una situazione sanitaria estremamente precaria. La sua condizione è certificata da numerose patologie gravi. Tra queste figurano ipovitaminosi, neuropatia tossico-carenziale e dumping syndrome. Sono presenti anche complicanze neurologiche degenerative. La sua salute è ulteriormente minacciata da un'instabile condizione urologica con alto rischio infettivo. A ciò si aggiungono insufficienza renale, anemia e ipertensione arteriosa resistente ai farmaci.
Il suo fine pena è fissato per il 3 marzo 2048. La sua salute è considerata molto grave e complessa. Marco ha trascorso periodi in diverse carceri italiane. Per circa un anno, è stato ospitato nella struttura di via Burla a Parma. L'associazione Yairaiha Ets si impegna da tempo per portare alla luce la sua vicenda.
Richiesta di cure urgenti e specialistiche
L'associazione Yairaiha Ets sottolinea il rischio concreto per la vita di Marco. Necessita di cure continue e specialistiche. Attualmente, non gli vengono garantite le condizioni per ricevere un'assistenza adeguata. La sua situazione non permette cure continue e sicure. La parlamentare Stefania Ascari, del Movimento Cinque Stelle, ha presentato un'interrogazione parlamentare. Si rivolge ai Ministeri della Giustizia e della Salute. Chiede quali iniziative verranno intraprese per il detenuto.
L'interrogazione evidenzia il gravissimo quadro clinico pluripatologico. La situazione descritta rappresenta un rischio attuale e concreto per la sua vita. Le limitazioni esistenti impediscono l'accesso continuativo alle strutture sanitarie di riferimento. Si chiede un intervento per tutelare la salute del detenuto.
La complessa storia clinica di Marco
L'associazione Yairaiha Ets ricostruisce la storia di Marco. È affetto da un quadro clinico estremamente grave e complesso. In passato, è stato più volte ritenuto incompatibile con il regime carcerario. Soffre da anni di numerose patologie importanti. Queste includono esiti di interventi allo stomaco con grave malassorbimento. Soffre anche di dumping syndrome e neuropatie.
La sua vescica neurologica richiede cateterizzazione. Soffre di infezioni urinarie ricorrenti con rischio di sepsi. Sono presenti anemia e patologie renali. L'ipertensione arteriosa severa è resistente alle terapie. Il 12 marzo 2026 è stato sottoposto a intervento di denervazione renale.
A causa delle sue condizioni, Marco era in detenzione domiciliare per motivi sanitari. La misura prevedeva prescrizioni e limitazioni negli spostamenti. Doveva attenersi alle indicazioni dell'autorità giudiziaria per l'accesso alle cure. Gli era stato imposto di rivolgersi alle strutture sanitarie di Scandiano o Reggio Emilia.
Difficoltà nell'accesso alle cure
Nella pratica, queste indicazioni si sono rivelate difficilmente compatibili. Il presidio di Scandiano ha un'attività limitata. Non garantisce copertura continuativa. A Reggio Emilia, per la complessità del caso, Marco non veniva preso in carico. L'ospedale di Ravenna era invece il centro di riferimento. Lì veniva seguito con continuità e competenze adeguate.
A seguito di un peggioramento, Marco si è recato al CAU di Reggio Emilia. Da lì è stato trasferito d'urgenza all'ospedale di Ravenna. Durante questo periodo, gli è stato contestato il mancato rientro al domicilio. Marco non è rientrato perché ricoverato in ospedale. Esistono documentazioni mediche che attestano la sua presenza per cure e intervento chirurgico.
Il 12 marzo 2026 Marco è stato sottoposto a intervento chirurgico. Poche ore dopo, nonostante il quadro clinico, è stato preso in consegna dalla polizia penitenziaria. È stato condotto in carcere per il mancato rientro.
Incompatibilità con il regime carcerario
Una volta condotto al carcere di Ravenna, le sue condizioni sono risultate incompatibili con la detenzione. Il medico dell'istituto ha certificato l'incompatibilità. Marco necessita di assistenza sanitaria continua e specialistica. Non è trasferibile in sicurezza. Non è gestibile nemmeno in istituti con assistenza sanitaria avanzata. È stata segnalata la necessità di una rivalutazione giudiziaria della sua situazione.
In ragione di ciò, Marco è stato riportato all'ospedale di Ravenna, in regime detentivo. Successivamente, è stato disposto il trasferimento al centro clinico del carcere di Piacenza. Anche lì, il medico dell'istituto ha confermato l'incompatibilità. A seguito del peggioramento e dell'incompatibilità accertata, Marco è stato trasferito in ospedale a Piacenza, sempre in regime detentivo.
Attualmente, Marco presenta un quadro clinico estremamente grave. Soffre di sepsi in atto e infezioni sistemiche. Ha febbre elevata, pressione molto bassa e infezione del catetere venoso centrale. La sua fragilità venosa è marcata. Il quadro è critico e in peggioramento.
Interrogazione parlamentare e richieste di intervento
La parlamentare Stefania Ascari ha presentato un'interrogazione ai Ministeri di Giustizia e Salute. L'interrogazione descrive il gravissimo quadro clinico. Include esiti di chirurgia bariatrica, malassorbimento, ipovitaminosi e neuropatia. Sono presenti complicanze neurologiche e una vescica neurologica. La condizione urologica è instabile con alto rischio infettivo.
Il paziente soffre di idronefrosi, insufficienza renale, anemia e ipertensione arteriosa. Il 12 marzo 2026 è stato sottoposto a intervento di denervazione simpatica renale. Il quadro clinico espone a rischio di eventi letali, anche per possibili infezioni. Le sue condizioni sono state già ritenute incompatibili con il carcere.
In passato, gli è stata concessa la detenzione domiciliare umanitaria. Queste misure sono state sospese dal magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia. La sospensione è avvenuta per presunte violazioni delle prescrizioni. Si contesta il suo recarsi autonomamente al CAU di Reggio Emilia il 19 febbraio 2026. Si contesta anche il mancato rientro al domicilio entro il 9 marzo 2026, poiché era ricoverato.
Le prescrizioni imposte limitavano gli spostamenti. Erano incompatibili con emergenze sanitarie. Al rientro presso l'istituto penitenziario di Ravenna, a due giorni dall'intervento, ha manifestato un quadro clinico acuto. È stato necessario l'intervento del 118 e un nuovo ricovero. Il sanitario dell'istituto ha attestato l'impossibilità di gestire il paziente in carcere.
Nonostante ciò, le istanze di differimento della pena sono state rigettate. L'udienza dal tribunale di sorveglianza di Bologna è fissata per il 9 aprile 2026. Qualora venisse dimesso, dovrebbe rientrare in carcere. Ciò comporterebbe un rischio concreto per la vita. Le condizioni detentive sarebbero incompatibili con i principi costituzionali e convenzionali. La situazione potrebbe contrastare con l'articolo 32 e 27 della Costituzione. Potrebbe violare la Convenzione europea dei diritti dell'uomo.
L'interrogazione chiede se i Ministri siano a conoscenza dei fatti. Chiede se non ritengano necessarie verifiche ispettive. Si domanda se non sia opportuno adottare iniziative normative o amministrative. Si chiede quali iniziative verranno adottate per garantire la tutela del diritto alla salute dei detenuti con patologie incompatibili con il carcere.