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Le registrazioni delle chiamate alla centrale operativa emergono dettagli cruciali sull'intervento per Abderrahim Fakir a Bologna. Emergono criticità nella disponibilità di ambulanze e nella gestione delle richieste di soccorso.

Richieste di soccorso alla centrale di Bologna

L'intervento di polizia in via Svevo, nel quartiere Pilastro a Bologna, il 19 luglio ha visto una serie di comunicazioni con la centrale operativa. I primi agenti della volante "Bolognina" sono giunti sul posto alle 12:12. La situazione riguardava Abderrahim Fakir, descritto come un uomo in forte stato di agitazione.

Già alle 12:13, i poliziotti hanno contattato la loro centrale. Hanno richiesto l'invio di un'ambulanza. La motivazione fornita indicava la presenza di un uomo con evidenti tagli sulle braccia. La sua agitazione era già un elemento di preoccupazione per gli operatori sul campo.

Solo tre minuti dopo, alle 12:16, è stata inoltrata una seconda, più urgente, richiesta. Questa volta, gli agenti hanno specificato la necessità di un'automedica. La motivazione era chiara: "non si riesce neanche ad avvicinare". Questo indicava un peggioramento delle condizioni e una difficoltà crescente nel gestire la situazione.

Mancanza di ambulanze e gestione delle priorità

La risposta dalla centrale operativa alle richieste di soccorso è stata categorica. È stato comunicato agli agenti che, in quel preciso momento, le ambulanze disponibili erano tutte impegnate in altri interventi. La disponibilità di mezzi di soccorso si è rivelata un ostacolo critico.

La trascrizione delle telefonate, ora parte integrante della consulenza medico-legale disposta dalla Procura di Bologna, getta luce su queste comunicazioni. Le registrazioni sono state depositate nelle scorse ore, fornendo elementi oggettivi sull'accaduto. La dinamica degli eventi solleva interrogativi sulla gestione delle risorse sanitarie di emergenza.

Dopo la richiesta di automedica da parte dei due poliziotti, la centrale ha effettuato una chiamata alla centrale del 118. Tuttavia, questa comunicazione non ha esplicitato la richiesta specifica di un medico. La frase registrata è stata: "Salve, abbiamo parlato poco fa, il soggetto è molto, molto agitato... giusto per informarla di questo".

La risposta ricevuta dal 118 è stata: "Va bene - è stato risposto - appena possibile mando un'ambulanza, adesso non ce l'ho". Questa frase sottolinea ulteriormente la carenza di mezzi in quel frangente.

Ulteriori sollecitazioni e l'arrivo dei soccorsi

La situazione sul posto è continuata a evolversi rapidamente. Gli agenti sul luogo hanno nuovamente sollecitato l'invio di un'ambulanza. La richiesta è arrivata alle 12:25, circa dodici minuti dopo la richiesta di automedica. Uno degli agenti ha detto alla centrale: "Mi fai accelerare un'ambulanza se possibile, me la solleciti?".

Questo appello è stato fatto dopo che Fakir aveva manifestato comportamenti aggressivi. Aveva lanciato una bottiglietta d'acqua contro gli agenti e sputato. La risposta della centrale è stata: "Eh Bolognina - la risposta - io ti ho detto, non c'hanno ambulanze, più che chiamarli due volte, non possiamo fare altro".

La reazione dell'agente sul posto evidenziava la gravità della situazione: "Sta iniziando a degenerare la situazione". La percezione di un peggioramento imminente era chiara.

L'intervento dell'ambulanza e la classificazione del codice

Finalmente, un'ambulanza della Croce Rossa è giunta sul luogo dell'intervento alle 12:30. A bordo vi erano soccorritori volontari. L'intervento era stato classificato dalla centrale con un codice "Sierra 5 Verde". Questo codice era destinato a un "soggetto psichiatrico in strada".

La consulenza medico-legale ha però evidenziato una criticità in questa classificazione. Secondo gli esperti, il codice assegnato non era appropriato. Non rifletteva adeguatamente la complessità e la gravità della situazione che si stava svolgendo in via Svevo. L'operatore del 118 avrebbe dovuto approfondire maggiormente la condizione clinica del soggetto.

La colluttazione e il tragico epilogo

L'atterramento di Fakir da parte dei due agenti è avvenuto alle 12:31. La colluttazione che ne è seguita è durata circa sei minuti. Poco dopo, alle 12:54, è finalmente giunta l'automedica. Purtroppo, alle 12:57, è stata constatata la morte di Abderrahim Fakir.

La causa della morte, secondo la consulenza medico-legale, è stata attribuita a "insufficienza respiratoria acuta". Questa condizione è stata esacerbata dalla presenza di "intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico)" e da una "severa cardiopatia". Questi elementi clinici, uniti alle circostanze dell'intervento, hanno portato al tragico esito.

Le registrazioni delle chiamate offrono uno spaccato preoccupante sulla gestione delle emergenze sanitarie a Bologna. La carenza di mezzi e la potenziale inadeguatezza nella classificazione dei codici di priorità emergono come punti critici da analizzare. La vicenda solleva interrogativi sulla capacità del sistema di rispondere efficacemente a situazioni di crisi complesse.

La consulenza medico-legale, richiesta dalla Procura, mira a chiarire ogni aspetto dell'intervento. L'obiettivo è comprendere appieno le responsabilità e le eventuali criticità procedurali. La trasparenza su questi eventi è fondamentale per migliorare i servizi di emergenza.

La cronaca di quel giorno a Bologna evidenzia la fragilità del sistema di soccorso. La disponibilità di ambulanze e la corretta valutazione delle situazioni sono cruciali. La vicenda di Abderrahim Fakir sottolinea l'importanza di un'adeguata formazione per gli operatori e di risorse sufficienti per garantire interventi tempestivi ed efficaci.

Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità. La città di Bologna attende risposte concrete per evitare il ripetersi di simili tragedie. La gestione delle emergenze è un tema centrale per la sicurezza dei cittadini.