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Formaggio artigianale prodotto dai detenuti del carcere della Dozza di Bologna è ora disponibile nei supermercati Coop Alleanza 3.0. L'iniziativa mira a offrire opportunità concrete di reinserimento sociale e lavorativo.

Formaggio del carcere disponibile nei supermercati

La caciotta prodotta all'interno della casa circondariale della Dozza a Bologna è ora acquistabile dai cittadini. Il prodotto è presente in oltre 30 punti vendita di Coop Alleanza 3.0 nella provincia.

Questo progetto ha permesso la riattivazione e la conversione del caseificio carcerario. L'iniziativa rientra nel programma 'Fare impresa in Dozza', promosso da Granarolo.

Il latte utilizzato proviene dalla cooperativa Granlatte. Viene pastorizzato nello stabilimento Granarolo di via Cardano, prima di essere lavorato dai detenuti.

Un progetto di reinserimento lavorativo

Tre detenuti, regolarmente assunti, sono impiegati nella produzione. Realizzano sei diverse tipologie di formaggio.

Vengono assistiti da maestri casari esperti. Anche manutentori e responsabili della qualità supervisionano il processo produttivo.

L'associazione Avoc - Associazione Volontari Carcere Odv supporta attivamente il progetto. Un gruppo di tutor, composto da volontari e professionisti, affianca i detenuti.

Tra i tutor figurano ex casari e direttori di stabilimento. Ci sono anche professionisti della ristorazione e delle ONG. Partecipano inoltre medici, ingegneri e insegnanti.

Opportunità di recupero e qualità

Il presidente di Coop Alleanza 3.0, Domenico Trombone, ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa. «Portando le caciotte della Dozza nei nostri punti vendita di Bologna», ha dichiarato, «non offriamo solo un prodotto di qualità».

«Contribuiamo a creare le opportunità per una reale possibilità di recupero», ha aggiunto Trombone. L'obiettivo è offrire ai detenuti un percorso di reinserimento concreto.

L'iniziativa dimostra come la produzione artigianale possa integrarsi con percorsi di riabilitazione. La vendita nei supermercati garantisce visibilità al progetto.

Il percorso del latte e del formaggio

Il latte fresco viene donato dalla cooperativa Granlatte. La pastorizzazione avviene nello stabilimento Granarolo di via Cardano. Questo passaggio garantisce la sicurezza igienica del prodotto.

Successivamente, il latte pastorizzato viene trasportato al caseificio del carcere. Qui i detenuti, sotto la guida di esperti, lo trasformano in caciotta.

Vengono prodotte sei varietà di formaggio. Ogni formato richiede specifiche tecniche di lavorazione e stagionatura.

Il ruolo dei volontari e professionisti

L'associazione Avoc svolge un ruolo cruciale. I volontari portano la loro esperienza nel settore agroalimentare e sociale.

Ex professionisti del settore caseario e della qualità offrono consulenza tecnica. Anche esperti di ristorazione e ONG contribuiscono con le loro competenze.

La presenza di medici, ingegneri e insegnanti arricchisce il supporto offerto. Garantiscono una visione multidisciplinare del percorso formativo.

Un prodotto che racconta una storia

Ogni caciotta venduta rappresenta un passo avanti per i detenuti coinvolti. È il risultato del loro impegno e della loro volontà di cambiamento.

L'acquisto di questo formaggio contribuisce a sostenere un progetto sociale importante. Offre una seconda possibilità a chi sta scontando una pena.

La distribuzione nei supermercati Coop Alleanza 3.0 rende il prodotto accessibile a un vasto pubblico. Permette a molti di conoscere e apprezzare questa iniziativa.

Domande frequenti

Dove si può acquistare la caciotta prodotta nel carcere della Dozza?

La caciotta è disponibile in oltre 30 punti vendita di Coop Alleanza 3.0 nella provincia di Bologna. L'iniziativa mira a espandere la distribuzione.

Qual è l'obiettivo principale del progetto 'Fare impresa in Dozza'?

L'obiettivo è offrire ai detenuti opportunità concrete di reinserimento sociale e lavorativo attraverso la produzione artigianale. Si punta a un percorso di recupero e riabilitazione.

Chi sono i volontari che supportano la produzione della caciotta?

I volontari provengono da diverse professionalità: ex casari, direttori di stabilimento, esperti di ristorazione, ONG, medici, ingegneri e insegnanti. Offrono tutoraggio e supporto tecnico.

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