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La Cassazione ha reso definitive quattro condanne, tra cui due all'ergastolo, per un brutale omicidio avvenuto a Bologna nel 2022. I giudici hanno rigettato i ricorsi presentati.

Omicidio a Bologna: pene definitive per quattro imputati

La Corte di Cassazione ha emesso la sua decisione finale. I ricorsi presentati sono stati respinti. Questo rende irrevocabili le sentenze emesse nei confronti di quattro cittadini tunisini. Sono stati giudicati colpevoli di un omicidio pluriaggravato. La vittima era un loro connazionale di 25 anni. L'omicidio avvenne il 12 luglio 2022. Il delitto si consumò in un'area ferroviaria dismessa. Il luogo si trovava in via Larga, alla periferia di Bologna.

Condanne confermate: ergastoli e lunghe pene

Le condanne all'ergastolo sono state confermate per Attia Hamza e Mohamed Waz. A Hosni Nafzaoui è stata inflitta una pena di 24 anni di reclusione. Azer Marzouk dovrà scontare 21 anni. Queste sentenze chiudono il processo di appello. La Cassazione ha dunque convalidato le pene.

La ricostruzione del delitto: lite per un orologio

L'accusa ha ricostruito i fatti. Il movente del delitto sembra essere una lite. Al centro della disputa ci sarebbe stato un orologio. La vittima, Kaled Maroufi, sarebbe stato accusato di aver rubato l'oggetto. Secondo le indagini, Maroufi fu colpito ripetutamente. Gli aggressori usarono un bastone e un coltello. La vittima subì anche calci e pugni. Il corpo presentava sfregi e mutilazioni. L'orologio in questione era di lusso. Era stato rubato pochi giorni prima a Rimini. La banda aveva rapinato anche dei cellulari. Maroufi era accusato di essersi impossessato di questi beni. Li avrebbe fatti sparire.

Sequestro e tortura prima dell'omicidio

Per questo motivo, Maroufi sarebbe stato sequestrato. Subì ore di tortura. Questo accadde in un capannone abbandonato. Dopo l'omicidio, i responsabili tentarono la fuga. Furono però individuati e arrestati dalla Squadra Mobile. Le indagini hanno portato alla luce la brutalità dell'aggressione. La vittima fu sottoposta a violenze estreme.

Il quinto imputato: suicidio in carcere

Nel gruppo degli imputati figurava anche un quinto individuo. Si trattava di Iheb Jawadou. Anche per lui era stata disposta la condanna all'ergastolo. Jawadou si è tolto la vita in carcere. Il tragico evento avvenne nell'agosto scorso. La sua morte è sopraggiunta prima della sentenza definitiva in Cassazione.

Critiche alla pena dell'ergastolo per i giovani adulti

L'avvocato Stella Pancari, legale di Hamza, ha espresso forti critiche. «La condanna all'ergastolo per un diciannovenne elude i principi della stessa Cassazione sul 'giovane adulto'». Ha aggiunto che la sentenza «certifica il fallimento del sistema». La penalista ha sottolineato la gravità della situazione. «Il tragico suicidio del coimputato in carcere ne è la conferma drammatica». La pena, secondo l'avvocato, «azzera ogni prospettiva futura». Questo genera solo disperazione. Annulla ogni funzione rieducativa e risocializzante della pena.