Un giovane di 17 anni residente nella provincia di Bologna è indagato per i suoi presunti legami con la cellula neonazista "Werwolf Division". L'inchiesta si collega a un arresto in Abruzzo per un progetto di strage.
Minorenne indagato per legami neonazisti
Le indagini dei Carabinieri del ROS hanno rivelato connessioni tra l'Abruzzo e l'Emilia-Romagna. La Procura dei minori dell'Aquila e quella di Bologna stanno coordinando gli accertamenti. Al centro delle investigazioni c'è un diciassettenne arrestato di recente. Questo giovane è accusato di aver pianificato un attentato in un liceo di Pescara. Le carte giudiziarie evidenziano un collegamento con la "Werwolf Division".
Questa cellula suprematista aveva una presenza anche a Bologna. Il gruppo era stato smantellato dalla Digos nel dicembre 2024. All'epoca furono effettuati dodici arresti. Venticinque persone risultarono indagate in diverse regioni. Tra queste figurava anche un minorenne residente nel bolognese.
I messaggi del 17enne e il timore delle indagini
Poche ore dopo l'operazione del 2024, il giovane abruzzese avrebbe avvisato i suoi contatti. Dichiarò di essere probabilmente sotto inchiesta. I messaggi intercettati dagli investigatori lo confermano. Il ragazzo ammise apertamente di aver fatto parte del gruppo. Esprimeva la paura di un intervento imminente delle forze dell'ordine. Il diciassettenne menzionò anche la necessità di cancellare contenuti da Telegram. Citò esplicitamente figure di spicco dell'organizzazione estremista.
Tra queste, **Daniele Trevisani**, noto come "Il Comandante". Quest'ultimo fu arrestato proprio a Bologna. È considerato uno dei principali punti di riferimento dell'organizzazione. Le sue attività sono state centrali nelle indagini.
La rete suprematista e il progetto eversivo
Secondo gli inquirenti, la "Werwolf Division" operava come una rete nazionale. Coordinava cellule operative anche a distanza. Il gruppo era attivo in diverse città italiane. Tra queste **Palermo**, **Casale Monferrato**, **Bari**, **Teramo** e **Bologna**. La struttura manteneva contatti e sviluppava progetti sovversivi tramite canali digitali. Tra gli obiettivi ipotizzati vi era un attentato contro la presidente del Consiglio, **Giorgia Meloni**. La visione ideologica mirava a creare uno Stato autoritario.
Questo Stato si sarebbe fondato su principi razzisti e suprematisti. L'ideologia del gruppo era chiara e pericolosa. Le indagini mirano a comprendere l'intera portata del fenomeno.
Le accuse e il materiale sequestrato
Il diciassettenne arrestato risponde di propaganda e istigazione a delinquere. Le accuse riguardano motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. È inoltre indagato per detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Le indagini hanno portato al sequestro di documenti molto sensibili. Sono stati trovati manuali per fabbricare armi ed esplosivi. Sono state rinvenute istruzioni sull'uso di sostanze chimiche e batteriologiche. Il materiale raccolto includeva indicazioni per sabotare servizi pubblici essenziali. Questi elementi delineano un quadro di chiare finalità terroristiche.
Perquisizioni nel Bolognese per altri otto giovani
Un ulteriore collegamento con Bologna emerge dall'indagine su altri otto giovani. Questi sono indagati a piede libero. Le accuse sono di istigazione e incitamento alla violenza e alla discriminazione. Tra loro c'è un minorenne residente nella provincia di Bologna. Nelle scorse ore, i Carabinieri del ROS hanno eseguito perquisizioni nelle abitazioni dei genitori del ragazzo. Le abitazioni sono separate tra loro. Durante le operazioni non sono emersi elementi particolarmente compromettenti. Sono stati comunque sequestrati diversi dispositivi elettronici.
Questi dispositivi saranno analizzati per verificare eventuali contatti e attività online. L'inchiesta continua per accertare la piena responsabilità dei soggetti coinvolti.