Due giovani rischiano l'ergastolo per l'omicidio di Luciano Muttoni a Valbrembo. Il PM ha concluso la requisitoria, chiedendo pene severe per i due imputati. La vittima fu trovata massacrata nel suo appartamento.
Omicidio Valbrembo: ergastolo richiesto dal PM
La Corte d’Assise di Bergamo è teatro di un processo cruciale. Il pubblico ministero Letizia Ruggeri ha formalmente richiesto la condanna all’ergastolo. I destinatari di questa richiesta sono Carmine De Simone Dicecca, 26 anni, e Mario Vetere, 25 anni. Sono imputati per l'omicidio di Luciano Muttoni. L'uomo, 57 anni, fu brutalmente ucciso nel suo appartamento a Valbrembo. Il tragico evento risale alla sera del 7 marzo 2025.
La requisitoria del PM ha delineato un quadro accusatorio severo. La richiesta di ergastolo sottolinea la gravità dei fatti contestati. L'accusa sostiene che i due giovani abbiano agito con premeditazione. L'intento iniziale, secondo l'accusa, era quello di derubare la vittima. La violenza impiegata sarebbe stata sproporzionata rispetto al movente. Questo ha portato alla morte di Muttoni.
Il PM ha anche richiesto pene accessorie per i due imputati. Per De Simone, considerato il principale esecutore materiale, è stato chiesto l'isolamento diurno per 9 mesi. Per Vetere, il cui ruolo è ritenuto meno centrale nell'aggressione fisica, la richiesta è di 6 mesi. Queste pene accessorie mirano a sanzionare ulteriormente la condotta degli imputati. La pena principale, tuttavia, resta la richiesta di ergastolo.
Movente e dinamica dell'omicidio secondo l'accusa
L'accusa contesta ai due giovani l'omicidio volontario. Questo reato è aggravato dal nesso con la rapina. La rapina sarebbe avvenuta quella sera stessa, intorno alle 21. Un'altra aggravante riconosciuta è quella della minorata difesa della vittima. Luciano Muttoni si trovava nella sua abitazione, un luogo che avrebbe dovuto garantirgli sicurezza. Invece, è stato aggredito in modo brutale.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, i due imputati si sarebbero introdotti nell'appartamento con l'intento di rubare. Hanno portato con sé un coltello e una scacciacani. Quest'ultima arma è stata utilizzata da De Simone per colpire violentemente Muttoni alla testa. L'aggressione ha lasciato la vittima in una pozza di sangue. Dopo averla lasciata agonizzante, i due sono fuggiti.
Il bottino della rapina sarebbe stato esiguo. Si parla di circa 50 euro in contanti. A questo si aggiunge il furto di quattro tessere bancomat e dell'automobile di proprietà della vittima. Il valore economico del furto appare sproporzionato rispetto alla violenza dell'aggressione. Questo rafforza l'ipotesi che la rapina fosse un pretesto o che la situazione sia degenerata.
Le dichiarazioni degli imputati in aula
Durante il processo, entrambi gli imputati hanno avuto modo di esprimersi. Mario Vetere ha presentato le sue scuse ai familiari di Luciano Muttoni. Ha ammesso la sua presenza sul luogo del delitto. Tuttavia, ha cercato di minimizzare il suo coinvolgimento diretto nell'aggressione fisica. Le sue parole hanno tentato di trasmettere pentimento.
Anche Carmine De Simone Dicecca ha parlato in aula. Ha espresso profondo rammarico per quanto accaduto. Le sue parole sono state cariche di emozione: «Mi sogno tutte le notti quella persona, non dormo più». De Simone ha fornito una versione alternativa del movente. Ha negato l'intenzione iniziale di compiere una rapina. Ha dichiarato che il suo scopo era vendicarsi di Muttoni.
La vendetta, secondo De Simone, sarebbe stata motivata da un presunto comportamento della sua fidanzata. Il ragazzo ha raccontato che la giovane gli aveva riferito di un tentativo di approccio da parte di Muttoni. Quest'ultimo, per arrotondare lo stipendio, affittava il suo appartamento. La fidanzata avrebbe dormito lì due notti prima del delitto. Secondo De Simone, Muttoni avrebbe tentato di entrare in bagno mentre lei si stava facendo la doccia. Questa versione dei fatti è stata presentata come una reazione impulsiva.
La difesa e le prossime tappe del processo
De Simone ha ammesso di aver assunto cocaina nei giorni precedenti all'omicidio. Ha dichiarato: «Erano due giorni che prendevo cocaina. Ho avuto una reazione d’impulso e sono andato a pestarlo, ma non volevo ucciderlo. La situazione è sfuggita di mano quando eravamo in casa». Questa ammissione potrebbe essere utilizzata dalla difesa per sostenere l'incapacità di intendere e di volere o quantomeno una minore lucidità al momento del fatto.
La difesa degli imputati avrà ora la possibilità di presentare le proprie argomentazioni. La prossima udienza è fissata per il 7 aprile. Sarà in questa sede che gli avvocati difensori esporranno le loro tesi. Potrebbero contestare la ricostruzione dei fatti fornita dall'accusa. Potrebbero anche cercare di attenuare la responsabilità dei loro assistiti. La sentenza è attesa per il 20 aprile.
Il caso di Valbrembo ha scosso la comunità locale. La brutalità dell'omicidio e la giovane età degli imputati hanno suscitato particolare clamore. Le indagini hanno ricostruito una scena del crimine raccapricciante. La decisione della Corte d’Assise sarà fondamentale per stabilire la giustizia per la vittima e la sua famiglia. La pena richiesta dal PM rappresenta il massimo della sanzione prevista dall'ordinamento italiano.
La vicenda solleva interrogativi sulla violenza giovanile e sull'impatto delle sostanze stupefacenti. La versione fornita da De Simone, seppur drammatica, introduce elementi di complessità nel quadro accusatorio. La Corte dovrà valutare attentamente tutte le prove e le testimonianze. La sentenza del 20 aprile segnerà un punto fermo in questa tragica vicenda giudiziaria.
Il contesto geografico di Valbrembo, un comune della provincia di Bergamo, è quello di una zona tranquilla. L'episodio di violenza estrema ha turbato la serenità locale. Le cronache giudiziarie spesso riportano casi simili, ma la specificità di questo evento, con le dichiarazioni degli imputati, lo rende particolarmente degno di nota. La legge italiana prevede pene severe per reati come l'omicidio volontario aggravato. L'ergastolo è la massima pena.
La Corte d'Assise di Bergamo è composta da giudici togati e giudici popolari. La loro decisione dovrà basarsi sulle prove presentate durante il dibattimento. La requisitoria del PM è stata dettagliata. Ora spetta alla difesa controbattere e convincere la corte. La sentenza sarà il culmine di un lungo iter giudiziario. La comunità attende con ansia l'esito del processo.
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