Ricercatore bergamasco in Iraq: "Vedo droni, ma resto"
Docente bergamasco tra le tensioni in Iraq
Il professor Giovanni Mascaretti, originario di Bergamo, si trova attualmente a Erbil, nel Kurdistan iracheno, dove insegna presso la British International University. La sua scelta di tornare in una terra complessa, già meta della sua docenza per cinque anni, lo pone in una posizione di osservatore privilegiato in un contesto geopolitico delicato.
Mascaretti è tornato a Erbil lo scorso settembre, spinto dal desiderio di contribuire allo sviluppo dell'Iraq attraverso un'educazione di livello internazionale per i giovani curdi. La sua missione si svolge in un periodo di forte instabilità regionale, con l'Iraq al centro di crescenti tensioni.
La vita accademica sotto l'ombra dei droni
La situazione a Erbil è diventata particolarmente critica a causa degli attacchi di droni condotti da milizie filoiraniane, che prendono di mira in particolare asset americani come la base della coalizione e il Consolato USA. L'università stessa ha sospeso le lezioni dal 1° marzo.
Nonostante la vicinanza a zone colpite e la possibilità di vedere i droni dalla finestra, il professor Mascaretti afferma di vivere la situazione con una certa tranquillità. Risiede in un quartiere periferico, lontano dalle aree più esposte, e osserva la popolazione curda mantenere una relativa serenità, sebbene preoccupata dall'impatto economico degli eventi, con l'aumento dei prezzi alimentari e la diminuzione delle entrate petrolifere.
Un legame profondo con il popolo curdo
La decisione di rimanere in Iraq, anche nei momenti di massima allerta, è motivata da un profondo legame umano. Mascaretti considera il popolo curdo come una famiglia e la sua presenza vuole essere un segno di vicinanza e supporto. La sua esperienza è quella di chi si trova in prima linea in un momento storico cruciale per le sorti globali.
Il ricercatore bergamasco descrive i suoi studenti come fortemente legati alla propria identità culturale e politica, un patriottismo nato da una storia di grandi sofferenze. La sua speranza è che la guerra finisca presto, auspicando un futuro di pace per questa terra martoriata. Non nasconde un pizzico di ironia, sognando di poter un giorno fondare il primo Atalanta Club a Erbil, un simbolo di normalità e passione sportiva.