Condividi
AD: article-top (horizontal)

Un infermiere del carcere di Opera è stato arrestato per aver introdotto illegalmente cellulari e denaro per i detenuti. L'operazione ha portato anche all'arresto di un altro uomo e a denunce per un terzo individuo.

Infermiere arrestato per traffico illecito nel carcere di Opera

Le forze dell'ordine hanno fermato un infermiere di 32 anni, di nazionalità albanese. L'uomo lavorava presso la struttura penitenziaria di Opera per una cooperativa esterna. La sua attività illecita è emersa durante un controllo di routine all'ingresso del carcere. Gli agenti della polizia penitenziaria, già da tempo sospettosi dei suoi comportamenti, hanno agito con certezza. Avevano infatti monitorato i suoi movimenti. Sapevano che aveva incontrato un connazionale il giorno precedente a Milano. L'incontro era finalizzato al recupero di un pacco da consegnare all'interno del penitenziario.

Il contenuto del pacco era significativo. Al suo interno sono stati rinvenuti cinque telefoni cellulari. Due di questi erano di dimensioni estremamente ridotte, definite micro-cellulari. Trovato anche un caricabatterie completo di vari adattatori. Inoltre, sono stati sequestrati 1.700 euro in banconote da 20 e 50 euro. L'infermiere è stato arrestato in flagranza di reato. L'accusa è di aver concorso nell'introduzione di apparecchiature per comunicazioni in carcere.

Detenuto destinatario e mittente coinvolti nell'indagine

Il destinatario della merce illegale sarebbe stato un detenuto di 32 anni, anch'egli di origine albanese. Il suo nome è Shemsi Karaj. La sua scarcerazione era prevista per novembre 2027. Era detenuto per circa trenta episodi di furto in abitazione. Questi reati erano stati commessi tra il 6 novembre e il 9 dicembre 2016. I furti si erano verificati nella provincia di Bergamo e in altre aree della Lombardia. Anche il detenuto è stato arrestato in flagranza.

Il mittente del pacco, un uomo di 44 anni, è stato invece denunciato a piede libero. Si tratta di un ex detenuto per furto e spaccio. Era stato scarcerato nel 2023. L'operazione è il risultato di un'indagine condotta dalla squadra investigativa della polizia penitenziaria. Le autorità intendono ora approfondire la portata dell'accaduto. Si vuole accertare se si tratti di un episodio isolato o di un'attività più estesa.

Possibile sistema criminale e carenza di personale

Le indagini mirano a comprendere se dietro questo traffico ci fosse un'organizzazione criminale più ampia. L'ipotesi è che il gruppo puntasse a introdurre nel carcere non solo telefoni, ma anche sostanze stupefacenti. Queste verrebbero poi rivendute all'interno della struttura. Un rappresentante sindacale del Sinappe, Carmelo Lo Pinto, ha commentato la situazione. Ha sottolineato come uno smartphone in carcere possa avere un valore commerciale elevatissimo. Può raggiungere i 3.000 euro, mentre un micro-cellulare arriva a costare circa 1.000 euro. La droga, inoltre, moltiplica il suo valore fino a dieci volte una volta entrata nelle mura carcerarie.

Lo Pinto ha evidenziato come questi episodi siano sintomo di una cronica carenza di personale e di mezzi. Ha ribadito la richiesta di un intervento immediato da parte delle istituzioni. Si chiede un potenziamento dell'organico e delle risorse tecnologiche. L'obiettivo è garantire la sicurezza del personale e della collettività. Le autorità, guidate dal comandante Felice De Chiara, continuano le indagini per fare piena luce sulla vicenda.

Precedenti episodi di traffico illecito nel carcere

Questo non è il primo caso di traffico illecito scoperto nel carcere di Opera. Circa un anno fa, nel giugno 2025, furono sequestrati uno smartphone e un micro cellulare a due detenuti. Questi individui erano reclusi nella sezione di Alta sicurezza. Erano entrambi sulla quarantina e detenuti per associazione di stampo mafioso. All'epoca, il ritrovamento di un caricabatterie nascosto dietro un televisore aveva innescato i sospetti. Questo aveva portato a una perquisizione straordinaria che aveva svelato il traffico.

Le accuse per l'infermiere potrebbero estendersi anche alla corruzione. I provvedimenti giudiziari sono stati convalidati dal giudice della direttissima. L'articolo 391 ter del codice penale prevede pene severe per chi procura o utilizza indebitamente apparecchi telefonici in carcere. Le pene vanno da 1 a 4 anni di reclusione, con aumenti per pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: