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Interrogatorio del marito dopo l'omicidio

Vincenzo Dongellini, marito di Valentina Sarto, la donna uccisa in via Pescaria a Bergamo, ha raccontato la sua versione dei fatti durante l'interrogatorio. L'uomo, ricoverato in ospedale, ha dichiarato che la coltellata al torace della moglie sarebbe stata accidentale. Ha inoltre affermato di essere stato a sua volta colpito.

La sua ricostruzione, tuttavia, è stata giudicata «assolutamente inverosimile» dal Giudice per le Indagini Preliminari. A seguito di questa valutazione, è stata disposta la custodia cautelare in carcere per Dongellini.

La ricostruzione dell'omicidio secondo l'accusa

Secondo quanto emerso dalle indagini, la violenza sarebbe scaturita da una lite iniziata la sera precedente. La mattina del delitto, l'uomo avrebbe minacciato e insultato la moglie. Entrambi si sarebbero poi recati in cucina, impugnando un coltello, per poi tornare in camera da letto.

La versione fornita da Dongellini descrive una colluttazione sul letto, durante la quale si sarebbero feriti reciprocamente. Lui avrebbe inferto due colpi al collo della donna e, nella caduta successiva, l'avrebbe colpita al torace in modo non intenzionale. Questa dinamica è stata però contestata dalle autorità giudiziarie.

La versione del marito e le contestazioni del Gip

Durante l'udienza di convalida, Vincenzo Dongellini ha riferito che la sua intenzione non era quella di uccidere Valentina Sarto, nonostante i 19 colpi inferti. L'uomo ha anche aggiunto che la moglie lo avrebbe implorato di non ucciderla in un momento di panico.

Il Gip Federica Gaudino ha definito la versione dell'uomo «assolutamente inverosimile», sottolineando come l'episodio sia il culmine di condotte violente e di controllo determinate dalla gelosia. Le numerose coltellate, inflitte con un coltello di 20 centimetri, non lasciano dubbi sull'intenzionalità dell'aggressione.

Le prove e la chiamata alla figlia

Gli atti di autolesionismo compiuti da Dongellini dopo il fatto sono stati interpretati non come prova di mancata intenzione omicida, ma come reazione alla gravità dell'accaduto o tentativo di attenuare la propria posizione. La vittima è stata colpita al collo, al fianco e al torace.

La mattina stessa dell'omicidio, Dongellini aveva chiamato la figlia, affermando: «L’ho ammazzata». La giovane, consapevole delle difficoltà del padre ad accettare la separazione in corso, ha immediatamente allertato il 112. La polizia, giunta sul posto, ha trovato l'uomo in stato confusionale, sporco di sangue e con ferite autoinflitte.

Precedenti di violenza e minacce

Nonostante Dongellini abbia descritto inizialmente solo liti verbali, è emerso che Valentina aveva confidato a un'amica episodi di violenza, non solo verbale, con il marito. Sei giorni prima dell'omicidio, lui l'aveva ferita al polso e aveva inviato minacce di morte a un uomo che la donna frequentava. Valentina, tuttavia, aveva scelto di non denunciare il marito, confidando nella sua promessa di non farle più del male.

L'uomo stesso ha ammesso scatti d'ira e aggressioni fisiche anche prima del matrimonio, seguite da promesse di cambiamento. La sera prima del delitto, una lite aveva portato a minacce di morte, ma avevano comunque trascorso la notte insieme. Il mattino seguente, l'escalation di violenza ha portato all'epilogo tragico.