Manifesti su allevamenti: Lav accusa censura a Bergamo
Divieto affissioni manifesti a Bergamo
La città di Bergamo è al centro di un acceso dibattito sulla libertà di espressione negli spazi pubblici. L'associazione animalista Lega Anti Vivisezione (LAV) ha sollevato accuse di censura nei confronti del Comune. Il motivo è il blocco di tre manifesti della loro nuova campagna, ideata per sensibilizzare i cittadini sulla condizione degli animali negli allevamenti intensivi e nei macelli.
L'iniziativa, realizzata in collaborazione con l'influencer Adamo Romano, è stata respinta dalla concessionaria comunale degli impianti pubblicitari, Abaco S.p.A., a seguito di un parere negativo del Comitato di Controllo dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria (IAP).
Campagna critica e parere IAP
La campagna prevedeva l'esposizione simultanea di tre manifesti su diversi impianti pubblicitari cittadini. I testi dei manifesti utilizzavano un linguaggio diretto per descrivere la sorte degli animali destinati alla macellazione. Frasi come «Mi chiamo Paolo, ho sei mesi e oggi mi tagliano la gola» e «Hanno appena sgozzato 60 animali» sono state considerate dal Comitato di Controllo IAP come espressioni «violente» o «colpevolizzanti».
Secondo l'ente, tali contenuti non sarebbero idonei per la diffusione su manifesti pubblicitari destinati agli spazi urbani, frequentati da un pubblico eterogeneo, inclusi minori.
La reazione di LAV e Adamo Romano
L'associazione LAV ha prontamente contestato la decisione, presentando una richiesta di riesame. Secondo l'organizzazione, i criteri applicati dall'IAP sono pensati per la comunicazione commerciale e non per campagne di sensibilizzazione sociale. La LAV sottolinea che l'iniziativa ha finalità puramente informative e rientra nel diritto di critica su temi etici, senza scopi di lucro.
L'associazione ribadisce che termini come «sgozzare» o «tagliare la gola» sono usati per descrivere pratiche reali, non per provocare inutilmente. «Se la realtà è crudele, la censura non può essere la risposta», afferma la LAV, considerando il blocco dei manifesti una limitazione del dibattito pubblico su un tema di interesse collettivo. Anche Adamo Romano ha espresso il suo sostegno, citando Philip K. Dick per affermare che «nascondere una responsabilità collettiva non ci rende meno coinvolti».
Posizione del Comune di Bergamo
L'amministrazione comunale di Bergamo, tramite l'assessore e vicesindaco Sergio Gandi, ha difeso la decisione richiamando il regolamento che disciplina l'affissione di manifesti negli spazi pubblici. Gandi ha ricordato che il Comune prevede limiti specifici sui contenuti esposti, volti a evitare messaggi o immagini considerate eccessivamente crude o violente in contesti visibili a un vasto pubblico.
«Il rispetto di tali regole è un principio che l’Amministrazione è tenuta a garantire», ha dichiarato Gandi, ribadendo la necessità di aderire alle normative vigenti per la tutela della cittadinanza e per il decoro degli spazi pubblici.