Cronaca

Manifesti su allevamenti: censura o regolamento a Bergamo?

15 marzo 2026, 20:36 2 min di lettura
Manifesti su allevamenti: censura o regolamento a Bergamo? Immagine da Wikimedia Commons Bergamo
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Blocco manifesti animalisti a Bergamo

Una polemica è sorta a Bergamo riguardo al blocco di tre manifesti della campagna promossa dalla Lega Anti Vivisezione (LAV) locale e dall'influencer Adamo Romano. L'iniziativa mirava a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla realtà degli allevamenti intensivi e dei macelli.

L'affissione dei manifesti è stata impedita dalla concessionaria comunale Abaco S.p.A., a seguito di un parere negativo del Comitato di Controllo dell'Istituto dell'Autodisciplina Pubblicitaria (IAP). Il divieto ha scatenato accuse di censura da parte dell'associazione animalista.

Campagna informativa o messaggi crudi?

La campagna prevedeva l'esposizione di immagini e testi diretti, con frasi come «Mi chiamo Paolo, ho sei mesi e oggi mi tagliano la gola» e «Hanno appena sgozzato 60 animali». Il Comitato di Controllo IAP ha giudicato alcune espressioni «violente» o «colpevolizzanti», ritenendole inadatte agli spazi pubblici.

La LAV ha contestato la decisione, presentando un ricorso e sostenendo che i criteri applicati siano pensati per la pubblicità commerciale e non per campagne di sensibilizzazione sociale. L'associazione ribadisce che l'iniziativa ha scopo informativo ed etico, non commerciale, e che descrivere la realtà della macellazione non equivale a voler provocare.

Libertà di espressione e regolamenti comunali

«Se la realtà è crudele, la censura non può essere la risposta», ha dichiarato la LAV, definendo il blocco una limitazione del dibattito pubblico su un tema di interesse collettivo. Anche Adamo Romano ha espresso il suo sostegno, citando Philip K. Dick per sottolineare come ignorare la sofferenza animale non risolva il problema.

L'amministrazione comunale di Bergamo, tramite l'assessore e vicesindaco Sergio Gandi, ha difeso la scelta richiamando il regolamento comunale sull'affissione di manifesti. Gandi ha specificato che esistono limiti precisi per evitare messaggi o immagini eccessivamente crudi o violenti, visibili a un pubblico eterogeneo, e che il rispetto di tali norme è un principio da garantire.

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