In Lombardia si celebrano sempre meno matrimoni, sia religiosi che civili. I giovani tendono a rimanere più a lungo nella casa paterna, posticipando la formazione di una famiglia.
Diminuiscono le unioni civili e religiose
Le statistiche ufficiali rivelano un calo costante dei matrimoni in regione. Sia le cerimonie religiose che quelle civili stanno perdendo terreno. Le convivenze non ufficializzate o la semplice assenza di convivenza sembrano prevalere.
I dati dell'Istat per l'anno 2025 mostrano 27.052 unioni totali in Lombardia. Le celebrazioni in chiesa erano 11.514, mentre quelle civili ammontavano a 15.539. L'anno precedente, il 2023, aveva visto un aumento complessivo, in parte dovuto al recupero post-pandemico. Le province lombarde registrarono 1.000 matrimoni in più rispetto al 2025, mentre i capoluoghi ebbero meno celebrazioni.
Il declino dei riti religiosi è particolarmente marcato. Solo 7.804 matrimoni in chiesa in tutta la regione, quasi 4.000 in meno rispetto al 2015. I riti civili, pur diminuendo, erano 20.280, con un incremento di circa 5.000 unità rispetto a otto anni prima.
Trend in calo consolidato
Nel 2024, la tendenza al ribasso si è accentuata. Il numero totale di coppie che si sono unite è sceso a 26.487. Questo dato è inferiore ai 28.084 del 2024 e ai 27.052 del 2015. Nelle province si sono celebrate 21.751 nozze, un dato leggermente superiore al 2015 ma inferiore al 2023. Nei capoluoghi, le celebrazioni sono state 4.736.
La scelta del rito religioso vede un numero di coppie sotto quota 7.000. Anche le celebrazioni civili sono diminuite, scendendo sotto le 20.000 unità. Tuttavia, il rito civile rimane la scelta prediletta, specialmente per le prime nozze.
Differenze territoriali e fattori sociali
Tra le province lombarde, Lecco (39%), Bergamo (31%), Brescia e Sondrio (30%) registrano circa un matrimonio religioso ogni tre. Milano presenta la percentuale più bassa, con il 21%. Questo rappresenta un cambiamento notevole rispetto al 2015, quando nessuna provincia, eccetto Pavia, scendeva sotto il 40% di riti religiosi.
Anche le seconde nozze e le unioni civili sono in calo. Paradossalmente, si osservano anche meno divorzi e separazioni. L'Istat attribuisce questi cambiamenti a mutamenti culturali.
Fattori come l'allungamento dei percorsi formativi e le difficoltà lavorative spingono i giovani a posticipare l'uscita dalla casa dei genitori. Questo ritardo influisce direttamente sulla decisione di sposarsi.
Giovani e famiglia d'origine: un legame prolungato
Secondo un'indagine del 2024, il 63,3% dei giovani lombardi rimane nella famiglia d'origine fino ai 35 anni. Nel 2012, questa percentuale era del 61,2%. Questa permanenza prolungata ha un impatto diretto sul rinvio del primo matrimonio.
Le difficoltà economiche esacerbano ulteriormente questo fenomeno. I giovani tendono a ritardare le tappe della vita adulta, inclusa la formazione di una famiglia. La diffusione delle convivenze prima del matrimonio contribuisce anch'essa a questo slittamento temporale.
Queste dinamiche sociali indicano un profondo cambiamento nei modelli di vita e nelle priorità delle nuove generazioni in Lombardia.