Due persone sono finite agli arresti domiciliari nell'ambito di un'indagine della Procura di Bergamo. L'inchiesta riguarda una presunta truffa e peculato legati a scuole di formazione professionale. Sono stati sequestrati beni per circa tre milioni di euro.
Indagine su fondazioni e consorzi
La Guardia di Finanza ha eseguito due arresti ai domiciliari. È stata inoltre applicata una misura interdittiva. Un sequestro di circa tre milioni di euro è stato disposto nell'ambito di un'indagine. La Procura di Bergamo coordina le attività investigative. I reati ipotizzati includono peculato e truffa ai danni dello Stato. Sono contestati anche falso in atto pubblico e bancarotta. Al centro dell'indagine ci sono diverse fondazioni. Sono coinvolti anche consorzi, società cooperative e società di capitali. Queste entità operavano nel settore della formazione professionale.
Le indagini sono state condotte dalla polizia giudiziaria della Procura di Bergamo. Hanno partecipato anche il Nucleo di polizia economico finanziaria di Milano. Coinvolto anche il Gruppo della Guardia di Finanza di Bergamo. È emerso che una parte significativa dei fondi pubblici è stata deviata. Questi fondi provenivano principalmente dalla Regione Lombardia. Erano destinati a finanziare attività formative. Le attività erano gestite da enti denominati "Opere". Solo nel triennio 2022-2024, oltre cinquanta milioni di euro sono stati erogati. Questi fondi sarebbero stati dirottati verso società di capitali "di famiglia". Queste società erano gestite dai due principali indagati. Si tratta di una coppia di soggetti bergamaschi. Essi operano da decenni nel settore della formazione professionale.
Rete di collaboratori e prestanome
Il profitto presunto contestato supera i quattro milioni di euro. La rete di collaboratori e prestanome è risultata molto articolata. Questo è quanto emerge dal comunicato del procuratore di Bergamo, Maurizio Romanelli. La rete ha permesso al "sistema" di funzionare. Ha soprattutto consentito ai due protagonisti di schermare le proprie responsabilità. In totale, l'inchiesta conta 27 indagati. Il reato di peculato è contestato perché gli indagati gestivano servizi scolastici. Questi servizi erano finanziati quasi interamente con risorse pubbliche. Gli indagati erano quindi incaricati di pubblico servizio. La truffa ai danni dello Stato è legata anche ad un'attività parallela. Si tratta dell'accoglienza di migranti. Anche in relazione a questa attività è stato contestato il falso in atto pubblico.
Sequestro e misure cautelari
L'operazione ha portato al sequestro di beni per un valore di circa tre milioni di euro. Le misure cautelari sono state disposte per prevenire ulteriori illeciti. La Guardia di Finanza ha agito per recuperare i fondi pubblici sottratti. L'indagine mira a fare piena luce sulle presunte irregolarità. Le fondazioni e i consorzi coinvolti ricevevano finanziamenti pubblici. Questi fondi erano destinati alla formazione di disoccupati e lavoratori. L'ipotesi è che parte di questi fondi sia stata utilizzata per scopi personali. Le società "di famiglia" avrebbero beneficiato indebitamente dei finanziamenti. L'inchiesta è ancora in corso. Potrebbero emergere ulteriori sviluppi nei prossimi giorni. La giustizia farà il suo corso per accertare le responsabilità.
Domande frequenti
Cosa è successo a Bergamo riguardo le scuole di formazione?
A Bergamo, due persone sono state arrestate ai domiciliari nell'ambito di un'indagine su presunte truffe e peculato legate a scuole di formazione professionale. Sono coinvolte fondazioni e consorzi, con un sequestro di circa tre milioni di euro.
Quante persone sono indagate nell'inchiesta?
Nell'inchiesta che riguarda le scuole di formazione professionale in Lombardia, ci sono complessivamente 27 indagati. Due di loro sono stati posti agli arresti domiciliari.
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