Sportelli lavoro nelle carceri lombarde
A Bergamo e Brescia sono attivi sportelli dedicati all'inserimento lavorativo dei detenuti. L'iniziativa mira a offrire una seconda opportunità a chi sta scontando una pena.
Finora, 290 persone sono state incontrate e coinvolte in percorsi personalizzati. L'obiettivo è favorire il reinserimento sociale attraverso l'occupazione.
Un ponte tra carcere e territorio
Il progetto, presentato durante un convegno a Milano, si basa su un protocollo regionale. L'assessore Simona Tironi ha sottolineato l'importanza del lavoro come strumento di autonomia e prevenzione della recidiva.
«Il lavoro non è soltanto sostegno economico», ha affermato l'assessore. «È autonomia, responsabilità e appartenenza alla comunità. Per chi affronta un percorso di esecuzione penale può rappresentare una concreta seconda possibilità».
L'intento è creare un sistema che accompagni la persona dal carcere al territorio. Si punta a valorizzare le esperienze già avviate e ad adattarle ad altri istituti penitenziari lombardi.
Risultati concreti a Bergamo e Brescia
Gli sportelli sono operativi presso la Casa circondariale di Bergamo e le strutture di Brescia (Canton Mombello e Verziano). A Brescia sono stati incontrati 170 detenuti, di cui 20 donne. A Bergamo, 96 persone hanno partecipato agli incontri con gli operatori dei Centri per l'Impiego.
Ulteriori 24 persone a Bergamo sono state coinvolte in percorsi di formazione. Il totale dei partecipanti nelle due province supera le 200 unità, dimostrando l'efficacia del progetto pilota.
Coinvolgimento delle imprese e prospettive future
Un ruolo cruciale è affidato alle imprese del territorio. L'obiettivo è sensibilizzare le aziende a offrire opportunità di formazione, tirocinio e lavoro. Si punta a superare i pregiudizi e a valorizzare le competenze dei detenuti.
Regione Lombardia intende rafforzare le attività di accompagnamento verso le aziende. Verranno promossi gli strumenti agevolativi esistenti, come quelli previsti dalla Legge Smuraglia.
«Investire nel reinserimento significa investire nella dignità individuale, ma anche nella sicurezza e nella coesione dell'intera comunità», ha concluso l'assessore Tironi. La sperimentazione nasce da una proposta del Ministero del Lavoro e della Giustizia, condivisa con il Provveditorato Regionale dell'Amministrazione Penitenziaria e l'Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna.