Funerali Umberto Bossi a Pontida: Messa sobria e protesta dei militanti
I funerali di Umberto Bossi a Pontida hanno visto una messa sobria e una cerimonia laica partecipata dai militanti. All'esterno, cori secessionisti e contestazioni verso la nuova Lega di Salvini.
Funerale intimo e partecipazione popolare a Pontida
Le esequie di Umberto Bossi a Pontida hanno mescolato momenti di commozione intima con una forte partecipazione popolare. La famiglia aveva richiesto un rito funebre privato, ma l'affetto dei militanti leghisti ha trasformato l'evento. Migliaia di sostenitori, i cosiddetti "lumbard", si sono radunati all'esterno del monastero. Hanno salutato il loro "senatur" con fumogeni verdi e il suono delle cornamuse. La cerimonia ha visto anche momenti di contestazione verso la linea politica attuale del partito.
La giornata è iniziata con un'atmosfera di rispetto per la volontà della famiglia. La messa, officiata nell'abbazia di San Giacomo Maggiore, ha seguito un corso sobrio e religioso. L'abate Giordano Rota ha guidato la cerimonia, sottolineando il valore della preghiera per mantenere vivo il ricordo di Bossi. Il feretro è stato accolto con rispetto, portando con sé i simboli della Lega, come la bandiera con il sole delle Alpi.
Tuttavia, l'intimità della funzione religiosa è stata presto superata dalla marea di sostenitori. Giunti da diverse regioni del Centro-Nord, specialmente dalla Lombardia e dal Veneto, hanno voluto rendere omaggio al fondatore della Lega Nord. L'evento è diventato un'occasione per rispolverare vecchi slogan e manifestare il proprio attaccamento alle origini del movimento.
Slogan secessionisti e contestazioni alla nuova Lega
Già dalle prime ore del mattino, i militanti hanno affollato Pontida. L'arrivo del feretro da Gemonio è stato salutato da cori potenti. Si sono uditi slogan come "Roma ladrona, la Lega non perdona" e "Secessione". Il richiamo alla "Padania" è risuonato forte tra la folla. L'armamentario simbolico del primo periodo della Lega è riapparso con orgoglio: emblemi di Alberto da Giussano, il sole delle Alpi, fumogeni verdi e cornamuse hanno creato un'atmosfera evocativa.
Questi cori erano chiaramente indirizzati anche alla politica attuale. La presenza di figure istituzionali di spicco, come la premier Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Camera Lorenzo Fontana, e i governatori Attilio Fontana (Lombardia) e Luca Zaia (Veneto), ha accentuato la natura politica dell'evento. Anche ex esponenti di rilievo come Letizia Moratti, Felice Confalonieri, Marcello Dell'Utri, Daniela Santanchè, Roberto Castelli, Mario Monti, Maurizio Lupi, Irene Pivetti e Antonio Angelucci erano presenti.
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha assunto un ruolo centrale. Considerato il "figlioccio" politico di Bossi, ha agito da "cerimoniere", facilitando il dialogo tra la base nostalgica e i vertici istituzionali. Ha letto un brano biblico durante la funzione, mentre il figlio di Bossi, Renzo, ha letto un passaggio dalle lettere di San Paolo. La sua presenza è stata fondamentale per gestire la complessità della giornata.
La figura di Salvini e le critiche dei militanti
L'arrivo del vicepremier Matteo Salvini ha segnato uno dei momenti più tesi. Indossando una camicia verde, simbolo che molti militanti ritengono ormai svuotato di significato, è stato accolto da fischi e insulti. "Togliti quella camicia, traditore!" e "Vergogna!" sono stati alcuni dei cori rivolti a lui. La base più intransigente contesta apertamente la linea politica della "nuova Lega" nazionale, percepita come un tradimento degli ideali originari.
Salvini ha cercato di mantenere un basso profilo, stringendo mani e salutando i militanti. Ha dichiarato ai cronisti: "Oggi non si dichiara, oggi è la presenza". Tuttavia, il suo gesto di dare un bacio sui capelli alla vedova Manuela Marrone è stato interpretato da alcuni come un "bacio di Giuda", evidenziando la profonda frattura tra la leadership attuale e una parte significativa della base.
Anche Marcello Dell'Utri ha commentato la situazione, suggerendo che Bossi avrebbe avuto riserve sulla Lega di Salvini. L'ex ministro Roberto Castelli è stato ancora più esplicito, affermando che "l'eredità di Bossi è un'eredità tradita dalla Lega di Salvini". Queste dichiarazioni riflettono il sentimento di molti presenti, che vedono un allontanamento dai principi fondanti del movimento.
Il pratone di Pontida: tribunale popolare e futuro della Lega
Dopo la cerimonia religiosa, il piazzale antistante il monastero e il famoso "pratone" di Pontida si sono trasformati in un "tribunale del popolo". Qui, la "vecchia Lega lombarda" ha processato, a suo modo, la "Lega nazionale". Le parole dell'abate Rota e le preghiere di rito hanno lasciato spazio a dibattiti e sfoghi. Lo striscione esposto dalla sezione di Pontida, "Grazie capo, la tua storia vivrà sempre con noi", riassumeva il sentimento di fedeltà alla memoria di Bossi.
Il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo, ha tentato di mediare, sostenendo la necessità di un partito nazionale che però non trascuri la "questione del Nord". Tuttavia, le sue parole sono state sovrastate dal malcontento generale. La contrapposizione tra le due anime della Lega è emersa chiaramente, con la base che rimpiange i tempi della lotta per l'indipendenza.
All'uscita del feretro, i cori più duri sono ripresi con vigore. "Abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il Tricolore" è stato uno degli slogan più eclatanti, insieme al classico "Secessione". La premier Meloni, La Russa e Tajani hanno ascoltato in silenzio. Giancarlo Giorgetti ha poi preso il megafono per chiedere un momento di raccoglimento e ha introdotto il "Va' pensiero", intonato da un coro di alpini. Questo gesto ha cercato di ricomporre, almeno per un attimo, le diverse anime presenti.
Le cariche istituzionali hanno lasciato Pontida. Un corteo, guidato da Massimiliano Romeo con una bandiera del sole delle Alpi e da Giorgetti con i familiari, ha accompagnato il feretro verso il pratone. Dopo il "Va' pensiero", considerato un inno identitario amato da Bossi, il corteo si è fermato. La cornamusa ha ripreso a suonare, e l'ultimo coro è stato "Bossi Bossi". Il cielo plumbeo, i prati verdi e i fumogeni hanno creato un'atmosfera "celtica", come sarebbe piaciuta al "senatur". La pioggia ha completato il quadro, rendendo la giornata ancora più suggestiva e malinconica.
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