Cronaca

Dalla Chiesa: lotta alla mafia con giovani e cultura

18 marzo 2026, 05:25 8 min di lettura
Dalla Chiesa: lotta alla mafia con giovani e cultura Immagine da Wikimedia Commons Bergamo
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Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, sottolinea l'importanza dell'educazione giovanile e della cultura per contrastare la mafia. Critica il referendum sulla giustizia, ritenendolo un favore alla criminalità organizzata.

Lotta alla mafia: il ruolo cruciale dell'educazione

Il professore Nando Dalla Chiesa, figura di spicco nella lotta alla criminalità organizzata, ha ribadito la sua visione strategica. La sua missione è trasmettere un messaggio di continuità e profondità. Non si tratta di un impegno episodico, ma di una battaglia culturale costante. Dalla Chiesa non detiene la toga di magistrato né l'uniforme dei carabinieri. Nonostante ciò, il suo contributo è fondamentale. Ha dedicato la sua carriera accademica a sensibilizzare e a promuovere la conoscenza del fenomeno mafioso. Le sue lezioni di sociologia economica e sociologia della criminalità hanno aperto nuovi percorsi di studio. L'obiettivo è rendere questi percorsi il più efficaci possibile. La sua opera si inserisce in un contesto più ampio di impegno civile. Questo impegno è ereditato dal padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Il generale fu vittima della strage di via Carini a Palermo nel 1982. L'attentato costò la vita anche a sua moglie e a un agente di scorta. La sua eredità morale e intellettuale vive nel lavoro del figlio.

L'approccio di Dalla Chiesa si distingue per la sua capacità di andare oltre la retorica. Si concentra sulla costruzione di una consapevolezza diffusa. Questo è particolarmente vero quando si parla di educare le nuove generazioni. I giovani rappresentano il futuro della società. Insegnare loro i pericoli del sistema mafioso è un investimento a lungo termine. È un modo per prevenire la crescita e la radicazione di queste organizzazioni criminali. La sua attività come presidente onorario di Libera, un'associazione impegnata contro la mafia, testimonia questo impegno. Libera è una rete di associazioni che lavora incessantemente per contrastare la criminalità organizzata. L'associazione promuove la cultura della legalità. Si impegna nella riqualificazione dei beni confiscati alle mafie. Supporta le vittime e le loro famiglie. La sua presenza a Terno d’Isola, in provincia di Bergamo, per la rassegna “Fili de Tempo”, ne è un esempio concreto. L'incontro si è svolto il 18 marzo 2026. Ha visto il dibattito tra Dalla Chiesa e la ricercatrice Federica Cabras. Il tema affrontato è stato il complesso rapporto tra Stato e criminalità organizzata. Un tema che ha segnato profondamente la storia della Repubblica Italiana.

Mafia: un fenomeno internazionale e la critica al referendum sulla giustizia

Nando Dalla Chiesa ha sottolineato come la mafia non sia più un fenomeno esclusivamente locale. Le organizzazioni criminali italiane, come Cosa nostra e la 'ndrangheta, operano ormai a livello internazionale. Si intrecciano con altre organizzazioni straniere, creando reti complesse. Queste reti hanno strategie che spesso vengono sottovalutate. La presunzione di conoscenza del fenomeno mafioso, sia a livello nazionale che internazionale, è un errore comune. Molti parlano di mafia senza conoscerla a fondo. Dalla Chiesa definisce questo un argomento discusso “a vanvera”. La sua analisi del rapporto tra Stato e mafia lo porta a definire tale legame come “teso e sotterraneo”. Oggi, questo legame è costretto ad essere ancora più sotterraneo. Le organizzazioni mafiose si adattano alle circostanze. Cercano di operare nell'ombra per sfuggire al controllo statale.

Una delle critiche più forti mosse da Dalla Chiesa riguarda il referendum sulla giustizia. Lo definisce un “attacco così scriteriato alla magistratura”. Un attacco che, a suo dire, “non può che favorire la mafia”. Questa affermazione è di estrema gravità. Implica che indebolire la magistratura significhi rafforzare il potere delle organizzazioni criminali. Il referendum, previsto per il 22-23 marzo, mira a modificare alcune norme in materia di giustizia. Dalla Chiesa ritiene che questa campagna elettorale possa portare a una pericolosa convergenza. Una convergenza tra la società legale e quella illegale. Se la gente inizierà a vedere la magistratura come il “male”, si creeranno le condizioni per una maggiore impunità mafiosa. La fiducia dei cittadini nella magistratura è fondamentale. Qualsiasi sarà l'esito del referendum, le “macerie” provocate dalla campagna elettorale dovranno essere valutate con responsabilità. L'indebolimento della magistratura apre scenari preoccupanti per la lotta alla criminalità organizzata. La politica, secondo Dalla Chiesa, a volte “strizza l’occhio alla mafia”. Questo avviene attraverso dichiarazioni ambigue o provvedimenti che rendono meno tracciabile il denaro. La sensibilità verso la semplificazione dei controlli sugli appalti è un altro campanello d'allarme. Iniziative che facilitano il riciclaggio di denaro sporco sono particolarmente dannose. Un rafforzamento strategico delle forze dell’ordine e della magistratura, anche in termini di personale, è essenziale per un contrasto efficace.

Il cambiamento nel mondo dell'antimafia e la memoria delle vittime

Nando Dalla Chiesa, in qualità di presidente onorario di Libera, ha osservato un cambiamento significativo nel mondo dell'antimafia. L'impegno contro la mafia si è esteso e diversificato. Non è più confinato a pochi ambiti. Oggi, la lotta alla mafia è presente nelle università, nell'arte e nella cultura. Dalla Chiesa ricorda un tempo in cui era difficile trovare spazio per un film o un programma televisivo dedicato a questo tema. Attualmente, la partecipazione e l'attenzione del pubblico sono molto più ampie. Questo è un segnale positivo. Indica una maggiore consapevolezza nella società italiana. La cultura e l'arte diventano strumenti potenti per diffondere messaggi di legalità. Film, libri, spettacoli teatrali e mostre contribuiscono a mantenere viva la memoria. Aiutano a comprendere la complessità del fenomeno mafioso. Permettono di non dimenticare le vittime.

Il 21 marzo si celebra la “Giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie”. Questa giornata è un momento cruciale per riflettere. È un'occasione per rinnovare l'impegno nella lotta contro la criminalità organizzata. Dalla Chiesa riconosce che molto viene fatto in termini di educazione civica e sensibilizzazione. Tuttavia, sottolinea la necessità di “studiare come farlo meglio”. Bisogna migliorare i modelli educativi. Evitare il rischio dell'esibizionismo o delle scorciatoie. L'obiettivo non è ottenere risultati effimeri. È necessario coltivare i propri valori e farli funzionare in profondità. La trasmissione di questi valori ai giovani richiede un approccio attento. Non si può cadere nella retorica. L'educazione civica non può basarsi esclusivamente sulle testimonianze dei familiari delle vittime. Sebbene il loro contributo sia prezioso e vada rispettato, è necessario variare e approfondire gli approcci. Occorre integrare diverse prospettive. Utilizzare metodologie didattiche innovative. Solo così si potrà costruire una solida coscienza civica. Una coscienza che renda i giovani cittadini consapevoli e resilienti di fronte alle insidie della criminalità organizzata. La memoria delle vittime è un monito potente. Deve essere affiancata da un'azione educativa continua e strategica.

Il contesto storico e l'evoluzione della lotta alla mafia

L'impegno di Nando Dalla Chiesa nella lotta alla mafia affonda le sue radici in una tragedia personale. La morte del padre, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel 1982, ha segnato un punto di svolta. L'attentato di via Carini a Palermo non fu solo un attacco a un uomo dello Stato. Fu un attacco diretto alla Repubblica. La risposta dello Stato non si fece attendere. Il Maxiprocesso contro Cosa nostra, tra il 1986 e il 1992, rappresenta una pietra miliare. Fu un successo senza precedenti. Dimostrò la capacità dello Stato di colpire al cuore le organizzazioni mafiose. Tuttavia, Dalla Chiesa evidenzia come questi progressi siano ciclicamente contrastati. Certi interessi persistono e resistono. Trovano complicità in diversi livelli della società. Dalle pubbliche amministrazioni ai governi. Questo scenario si è ripetuto nel corso degli anni. Sia sul piano legislativo che su quello delle dichiarazioni politiche. La memoria storica, purtroppo, non è sempre sufficiente. Si conoscono più fatti, ma non abbastanza. Gli impegni presi non sempre si traducono in azioni concrete. Occorrono maggiore volontà e qualità nell'azione di contrasto.

La lotta alla mafia richiede un lavoro continuo e perseverante. L'intelligenza strategica è fondamentale. Dalla Chiesa guarda anche all'orizzonte europeo e mondiale. La mafia è un'organizzazione internazionale. Non si tratta di un'unica entità, ma di un insieme di organizzazioni. Cosa nostra, la 'ndrangheta e altre realtà criminali operano su scala globale. Le loro strategie sono sofisticate. Spesso sottovalutate per una conoscenza superficiale del fenomeno. La presunzione di sapere tutto sulla mafia è un ostacolo. Impedisce di sviluppare contromisure efficaci. Il rapporto tra Stato e mafia è descritto come “teso e sotterraneo”. Oggi, la mafia è costretta ad operare in modo ancora più discreto. I suoi tentativi di infiltrazione nell'economia legale e nelle istituzioni sono costanti. L'attacco al referendum sulla giustizia è visto come un sintomo di questa fragilità. Un indebolimento della magistratura favorisce indirettamente le mafie. Crea un clima di sfiducia nelle istituzioni. La politica ha un ruolo cruciale. Deve evitare di cedere a pressioni. Deve rafforzare gli strumenti di contrasto. La trasparenza negli appalti e la tracciabilità del denaro sono armi fondamentali. L'attenzione strategica verso le forze dell'ordine e la magistratura è un investimento per la sicurezza del Paese. La figura del “boss dei boss” è stata spesso mitizzata. Totò Riina e Matteo Messina Denaro hanno avuto ruoli di comando, ma non sono mai esistiti capi supremi in senso assoluto. La storia delle mafie è fatta anche di tradimenti e lotte interne. L'arresto di Riina nel 1993 ne è una dimostrazione.

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