Cronaca

Covid, Stasi: «Fuggire dal ricordo è un errore»

17 marzo 2026, 06:15 3 min di lettura
Covid, Stasi: «Fuggire dal ricordo è un errore» Immagine generata con AI Bergamo
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Bergamo, sei anni dopo la tempesta Covid

Sei anni dopo l'apice della pandemia, l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo continua a ospitare circa 600 pazienti Covid. All'epoca, la struttura era il principale baluardo europeo contro il virus, affrontando un'incertezza quotidiana sulla progressione degli eventi.

Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell'ASST bergamasca tra il 2019 e il 2023, ha guidato l'istituzione attraverso la crisi globale. La sua testimonianza offre uno sguardo retrospettivo sulle difficoltà e le decisioni prese in un periodo critico.

Il momento più buio e la telefonata di Conte

«Sì, c'è stato un momento in cui ho pensato che non ce la facessimo più», ammette Stasi, riferendosi ai giorni attorno al 15-16 marzo 2020. In quel periodo, l'ospedale era in grave difficoltà, con 400 dipendenti contagiati e scarse protezioni individuali. Lei stessa, insieme ad altri dirigenti, era positiva al Covid e lavorava da casa.

Fu proprio in quel frangente che ricevette una telefonata dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Stasi espresse la sua perplessità sulla gestione dell'emergenza in Italia, chiedendo personale e dispositivi di protezione. La conversazione portò a un invio di aiuti, tra cui personale medico e infermieristico da tutta Italia e dall'estero.

La resistenza di Bergamo e la memoria collettiva

La capacità di Bergamo di resistere è stata attribuita all'impegno straordinario di tutti. Stasi sottolinea l'importanza di non dimenticare l'eccezionale sforzo compiuto dall'ospedale e dal personale sanitario.

Tuttavia, l'ex direttore generale esprime stupore per la tendenza attuale a evitare il ricordo della pandemia. Sebbene comprensibile per chi ha vissuto la vicenda da spettatore, è meno giustificabile per chi l'ha affrontata in prima linea. Stasi suggerisce che un bilancio critico, più che un semplice ricordo, sarebbe più utile.

Critiche alla gestione pandemica nazionale

A sei anni di distanza, Stasi evidenzia la mancanza di un piano pandemico nazionale aggiornato. Critica la decisione dell'Italia di non aderire all'accordo globale dell'OMS sulla gestione delle pandemie, definendola una scelta discutibile in un contesto dove i virus non conoscono confini.

L'ex DG lamenta che la visione edulcorata della pandemia, derivante dal fatto che altre aree del Paese non sono state colpite con la stessa intensità di Bergamo, possa influenzare le decisioni a livello nazionale. Sottolinea come la politica sembri talvolta ignorare le indicazioni dei tecnici, inserendo passaggi ideologici nei piani, come nel caso della discussione sull'uso dei decreti d'urgenza.

Lezioni apprese e prospettive future

Nonostante le criticità, l'esperienza pandemica ha lasciato anche elementi positivi. La progettazione dell'ottava torre del Papa Giovanni XXIII e il rafforzamento della sanità territoriale sono visti come passi avanti significativi.

Stasi cita l'avanzamento di Bergamo nella realizzazione delle Case di Comunità e l'intuizione dell'ospedale nel potenziare il modello organizzativo, con l'introduzione degli infermieri di famiglia e comunità e lo sviluppo di punti di accesso unici e centrali operative territoriali. Questi sviluppi, nati dall'urgenza della pandemia, rappresentano un'eredità preziosa per il futuro della sanità.

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