Cronaca

Cecchini Sarajevo: società security e orrori nei safari umani

17 marzo 2026, 01:50 2 min di lettura
Cecchini Sarajevo: società security e orrori nei safari umani Immagine generata con AI Bergamo
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Indagine sui cecchini di Sarajevo: società di security e safari

Una società di sicurezza milanese, con ramificazioni internazionali, avrebbe gestito negli anni '90 l'organizzazione di viaggi in Bosnia per italiani desiderosi di partecipare a sparatorie contro civili a Sarajevo. Questi "safari umani" erano proposti come un macabro "gioco".

Un magazzino di elettrodomestici in viale Mecenate a Milano fungeva da punto di ritrovo per i partecipanti. Tra questi, secondo testimonianze, figurerebbe anche un noto imprenditore italiano, che avrebbe speso ingenti somme per partecipare a queste attività.

Retroscena horror: souvenir e brindisi criminali

Le testimonianze raccolte dallo scrittore Ezio Gavazzeni nel libro “I cecchini del weekend” rivelano dettagli agghiacenti. Ai partecipanti venivano consegnati bossoli contrassegnati con colori specifici per indicare il tipo di vittima colpita: rosa o azzurro per un bambino, rosso per un uomo, giallo per una donna.

L'organizzazione avrebbe avuto legami con la criminalità organizzata balcanica e russa. Non si esclude il coinvolgimento di personaggi famosi del mondo dello spettacolo, oltre a imprenditori e persone facoltose.

L'inchiesta della Procura di Milano e le piste internazionali

Le rivelazioni, confluite in esposti alla Procura di Milano, hanno portato all'apertura di un'inchiesta coordinata dal pm Alessandro Gobbis. Al momento, tre persone sono indagate per omicidio volontario.

Le indagini esplorano anche possibili collegamenti con agenzie di viaggio a Parma e Trieste, e persino con traffici illeciti di farmaci verso i Balcani. Alcuni partecipanti sarebbero arrivati da diverse regioni italiane, tra cui Lombardia, Vicenza e Verona.

La villa bergamasca e i brindisi nel ricordo

Un inquietante episodio raccontato da un testimone riguarda una serata trascorsa in una villa a Serina, in provincia di Bergamo, dove uno dei "cecchini" avrebbe invitato a brindare durante le festività natalizie. Un ricordo oscuro che riaffiora a trent'anni di distanza.

L'inchiesta mira a fare piena luce su questa rete clandestina che ha sfruttato la guerra per un tornaconto economico e per soddisfare pulsioni criminali, coinvolgendo cittadini italiani in crimini di guerra.

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