Cronaca

Bossi, Pontida saluta il "Capo": la Lega delle origini rivive

23 marzo 2026, 04:20 6 min di lettura
Bossi, Pontida saluta il "Capo": la Lega delle origini rivive Immagine generata con AI Bergamo
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A Pontida, nel giorno dei funerali di Umberto Bossi, la Lega delle origini è riemersa con forza. Giovani e veterani si sono riuniti sul pratone, rinnovando il patto con il "Capo" e riaffermando la vitalità del suo sogno politico.

Pontida celebra il "Capo": la Lega delle origini torna protagonista

Nel giorno del commiato a Umberto Bossi, Pontida ha visto la rinascita della Lega delle sue origini. Il pratone, teatro di storici raduni, si è riempito di volti noti e nuove generazioni. Si è riscoperta l'essenza del movimento, con cori che evocavano la Padania e la secessione. Non sono mancate contestazioni verso l'attuale segretario, Matteo Salvini.

La presenza di figure storiche come Giuseppe Leoni, uno dei fondatori, ha segnato un momento di profonda riflessione. Hanno partecipato anche pionieri quali Francesco Speroni, Mario Borghezio, Giancarlo Pagliarini e Roberto Castelli. La riapparizione di Irene Pivetti ha aggiunto un ulteriore tocco di nostalgia.

Anche la Lega di governo era presente, con rappresentanti come Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli. Tuttavia, a Pontida, l'anima predominante è stata quella della "Lega d'antan". Questo si è manifestato non solo attraverso la presenza di veterani, ma anche grazie alla partecipazione di numerosi gruppi di giovani.

Il verde della Padania: simboli e speranze sul pratone

Il colore verde, simbolo della Padania, ha dominato il piazzale antistante l'abbazia del monastero di San Giacomo. Vecchie felpe, tirate fuori dagli armadi dopo anni, e t-shirt con la scritta "El ghé" hanno testimoniato l'attaccamento alla storia del movimento. Una maglietta autografata dal "Senatur" Bossi, indossata da Simona Cassarà, vicesindaca di Solbiate, ha rappresentato un forte legame emotivo.

Cassarà ha interrotto una vacanza di compleanno a New York per essere presente a questo momento di addio. Bandiere e stendardi con simboli iconici come il Sole delle Alpi, i leoni di San Marco, i biscioni milanesi e Alberto da Giussano hanno adornato la piazza. Questi elementi visivi hanno rafforzato il senso di appartenenza e identità.

Uno striscione del "Patto per il Nord", nato in opposizione alla Lega salviniana, recitava: "Hai osato dove nessuno osava. Il tuo sogno vive". Questo messaggio sottolinea la continuità delle aspirazioni politiche legate alla figura di Bossi.

Voci dal passato: "Siamo bossiani e non ci piacciono le facce di m..."

Paolo Grimoldi, uno dei fondatori del "Patto per il Nord" e attuale segretario, ha ricordato il sostegno di Bossi per un progetto politico volto a portare avanti le istanze del Nord. Ha affermato che queste istanze sono oggi "completamente tradite". La sua dichiarazione evidenzia una critica verso l'attuale direzione del partito.

Mario Borghezio, ex europarlamentare, ha proclamato con orgoglio: "Siamo ancora in tanti, non siamo mica morti". Ha ribadito il suo legame con Bossi, dichiarando: "Sono con Bossi. Solo con Bossi". Le sue parole sono state accompagnate da un giudizio netto verso chi, a suo dire, vuole far pagare agli italiani il ponte sullo Stretto, definito il "ponte della 'ndrangheta".

Borghezio ha concluso il suo intervento con un forte richiamo all'esistenza del Nord: "Il Nord esiste". Questo messaggio è stato rivolto anche a Letizia Moratti al suo passaggio.

Il tempo si ferma: echi dei raduni di Pontida

I cori di "Bos-si, Bos-si", "Umberto-Umberto", "Secessione" e "Padania libera" hanno riportato alla mente i momenti più intensi e appassionati dei raduni di Pontida. Questi echi del passato hanno creato un'atmosfera carica di emozione e nostalgia.

Roberto Castelli, ex ministro della Giustizia e fondatore del Partito Popolare del Nord, ha condiviso un ricordo personale. Ha rievocato un momento a Como con Manuela, moglie di Umberto, e il loro figlio Renzo. In quel bar, si interrogavano sul futuro. Castelli ha sottolineato che la Lega, all'epoca, non era un partito ma un "ritrovarsi di persone che avevano la stessa cultura, le stesse speranze".

Castelli ha aggiunto: "Oggi il popolo della Lega c'è. E si può pensare che si ricominci". Questa dichiarazione lascia aperta la porta a una possibile rinascita del movimento basata sui suoi principi originari.

Proposte e presenze inaspettate: un mosaico di volti

Francesca Losi, consigliera comunale a Pontida per il partito di Castelli, ha avanzato la proposta di creare un "Memoriale dei Popoli del Nord" nel prato delle kermesse. Questa iniziativa mira a preservare la memoria storica e culturale del movimento.

Tra le presenze più inaspettate, è stata notata quella di Sebastiano Visintin, unico indagato a Trieste per la morte della moglie Liliana Resinovich. La sua presenza ha suscitato curiosità e interrogativi.

Luigi Dossena, figura storica dei raduni del Carroccio, ha esibito con orgoglio un voluminoso libro. Si tratta della sua "Divina Commedia", in cui Bossi è raffigurato in Paradiso e Salvini all'Inferno. Questo gesto simbolico esprime un giudizio critico sull'attuale leadership.

Musica, commozione e contestazioni: un addio intenso

La melodia struggente di "Amazing grace", suonata da una cornamusa, ha accompagnato il momento. Lo strumento era quello di Guerino Previtali, originario di Suisio ma vestito in kilt scozzese. Previtali, membro della Lega dal 1987, ha suonato per Bossi in ospedale e alla sua dimissione, sottolineando l'amore del "Senatur" per questo strumento.

La commozione è salita, culminando nel pianto dell'ottantaseienne Pagliarini. Sono stati tributati applausi a Giorgia Meloni, la cui scorta ha inizialmente mancato l'ingresso, costringendo la premier a percorrere un breve tratto a piedi. Sono stati invece fischiati Mario Monti e Matteo Salvini.

Al segretario-vicepremier-ministro Salvini, presente in camicia verde, è stato urlato un perentorio: "Molla quella camicia". Questo gesto simboleggia la critica verso l'uso di simboli storici della Lega da parte dell'attuale dirigenza.

L'ultimo saluto: il corteo della nostalgia

Un lungo applauso ha accolto il carro funebre. La bara di Bossi è stata coperta dalla bandiera della Padania, con il Sole delle Alpi, e da rose candide. Concluso il rito, il "condottiero" è tornato metaforicamente sul pratone dei suoi trionfi.

Quattrocento metri lungo la Briantea, percorsi sulle ali della nostalgia. Ad attenderlo, gruppi di giovani con striscioni significativi: "La patria è dove batte il cuore. Ciao Capo", "Mai schiavi. Nel tuo sogno la nostra lotta", "Grazie Bossi per averci dato un sogno", "Il Nord non molla. Il tuo sogno vive", "Nati liberi, nati padani".

Il corteo era preceduto dal bandierone della Padania e dallo striscione "Grazie Capo, la tua storia vivrà sempre in noi", della sezione della Lega di Pontida. Un enorme Sole delle Alpi è stato alzato, coprendo il carro funebre. Dopo qualche minuto di sosta, la cornamusa ha suonato ancora, mentre Umberto Bossi si allontanava definitivamente da Pontida.

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