Cronaca

Bossi, Pontida ricorda il "Capo": "Il tuo sogno vive"

23 marzo 2026, 04:31 6 min di lettura
Bossi, Pontida ricorda il "Capo": "Il tuo sogno vive" Immagine generata con AI Bergamo
AD: article-top (horizontal)

A Pontida, nel giorno dei funerali di Umberto Bossi, si celebra la Lega delle origini. Veterani e giovani si riuniscono sul pratone, rinnovando un patto e affermando: "Il tuo sogno è ancora vivo". Cori per la Padania e la secessione, mentre Salvini viene contestato.

Pontida: un ritorno alle radici della Lega

Nel giorno dei solenni funerali di Umberto Bossi, il sacro suolo di Pontida si è riempito di un'eco lontana. È risuonata la Lega delle origini, quella dei pionieri e dei sognatori. Si sono ritrovati i capostipiti del movimento, figure storiche come Giuseppe Leoni, uno dei fondatori. Erano presenti anche Francesco Speroni, Mario Borghezio, Giancarlo Pagliarini e Roberto Castelli. Persino Irene Pivetti ha fatto la sua ricomparsa. Non mancava la Lega di governo, con rappresentanti come Giancarlo Giorgetti e Roberto Calderoli. Ma il vero trionfatore, nel cuore del pratone, è stata la Lega d’antan. La sua forza risiedeva non solo nei veterani gloriosi, ma anche nella presenza vibrante di numerosi gruppi di giovani. Un mare di verde, il colore simbolo, ha invaso il piazzale antistante l’abbazia del monastero di San Giacomo. Lì si è svolto il rito funebre, carico di emozione e memoria. Molti indossavano vecchie felpe, rimaste a lungo nei guardaroba, e t-shirt con la scritta “El ghé”. Alcuni sfoggiavano magliette impreziosite dall'autografo del Senatùr. Tra questi, Simona Cassarà, vicesindaca di Solbiate, che ha interrotto una vacanza di compleanno a New York per essere presente. Bandiere e stendardi evocavano simboli potenti: il Sole delle Alpi, i leoni di San Marco, i biscioni milanesi, Alberto da Giussano. Questi emblemi raccontavano una storia di identità e rivendicazione territoriale.

Il Patto per il Nord: "Il tuo sogno vive"

Uno striscione del Patto per il Nord, nato in aperta contestazione verso la Lega salviniana, recitava parole significative: «Hai osato dove nessuno osava. Il tuo sogno vive». Paolo Grimoldi, uno dei fondatori del Patto e attuale segretario, ha ricordato l'impegno di Bossi. «Ancora poche settimane fa», ha affermato Grimoldi, «Bossi ci spingeva per un soggetto che portasse avanti le istanze del Nord, oggi completamente tradite». Le parole di Mario Borghezio hanno risuonato con forza: «Siamo ancora in tanti, non siamo mica morti». L'ex europarlamentare ha poi aggiunto, con un accento torinese, un deciso "Mola nen". Ha ribadito il suo legame con Bossi, dichiarando: «Sono con Bossi. Solo con Bossi». Ha proseguito con un commento pungente: «Siamo bossiani e non ci piacciono le facce di m...». Interrogato sui destinatari di tale giudizio, Borghezio ha puntato il dito contro «quelli che vogliono far pagare agli italiani, padani compresi, il ponte dello Stretto, il ponte della ‘ndrangheta». L'ex politico si è dimostrato incontenibile. «Il Nord esiste», ha proclamato, salutando Letizia Moratti al termine della cerimonia. Il tempo sembrava essersi fermato, le lancette degli orologi sono tornate indietro. I cori ripetuti di "Bos-si, Bos-si", "Umberto-Umberto", "Secessione", "Padania libera" hanno riportato alla mente i raduni più appassionati e roventi di Pontida. Questi momenti hanno rievocato l'essenza di un movimento nato da un profondo desiderio di autodeterminazione.

Ricordi e speranze: la Lega come "un gruppo di persone"

Roberto Castelli, che ha lasciato la Lega per fondare il Partito Popolare del Nord, ha condiviso un ricordo commovente. L'ex ministro della Giustizia ha rievocato un momento con Manuela, la moglie di Umberto Bossi, mentre spingeva la carrozzina con dentro il piccolo Renzo. «Ci trovavamo in un bar a Como e ci interrogavamo su cosa fare», ha raccontato Castelli. Ha poi sottolineato la natura del movimento alle sue origini: «La Lega, allora, non era un partito. Era un ritrovarsi di persone che avevano la stessa cultura, le stesse speranze». Guardando al presente, Castelli ha affermato con convinzione: «Oggi il popolo della Lega c’è. E si può pensare che si ricominci». Francesca Losi, consigliera comunale a Pontida per il partito di Castelli, ha lanciato una proposta suggestiva: la creazione di un Memoriale dei Popoli del Nord proprio sul prato delle grandi kermesse. Un luogo per custodire la memoria e le aspirazioni di un territorio. Tra i presenti, è stata notata la figura di Sebastiano Visintin, unico indagato a Trieste per la morte della moglie Liliana Resinovich. La sua presenza ha aggiunto un elemento di inaspettata cronaca. Luigi Dossena, originario di Crema e presenza fissa nei raduni del Carroccio, ha mostrato con orgoglio un imponente librone. Si trattava della sua personale Divina Commedia, in cui Bossi trovava posto in Paradiso e Salvini, inevitabilmente, all'Inferno. Un'interpretazione artistica che rifletteva sentimenti diffusi tra i presenti.

Echi di commozione e contestazioni: il saluto finale

La melodia dolce e al contempo straziante di “Amazing grace”, suonata da una cornamusa, ha avvolto l'atmosfera. Era quella di Guerino Previtali, bergamasco di Suisio, che indossava un kilt scozzese. «Sono nella Lega dal 1987», ha spiegato Previtali. «Ho suonato per Bossi quando era in ospedale e quando è stato dimesso. Lui amava la cornamusa». La sua testimonianza ha suscitato profonda commozione. Si sono visti anche i pianti dell'ottantaquattrenne Pagliarini. Non sono mancati gli applausi per Giorgia Meloni. La premier, la cui scorta ha mancato l'ingresso, si è trovata a percorrere circa cinquanta metri della statale a piedi per evitare manovre complesse al corteo. Sono stati uditi fischi nei confronti di Mario Monti. La contestazione più evidente è stata rivolta a Matteo Salvini. Il segretario, vicepremier e ministro, indossava una camicia verde, abbinata a una pochette dello stesso colore. Un invito perentorio gli è stato rivolto: «Molla quella camicia». Un lungo applauso ha accolto l'arrivo del carro funebre. La bara di Bossi era coperta dalla bandiera della Padania con il Sole delle Alpi e da numerose rose candide. Concluso il rito, il condottiero è tornato simbolicamente sul pratone dei suoi trionfi. Quattrocento metri lungo la Briantea, percorsi sulle ali della nostalgia. Ad attenderlo, gruppi di giovani con striscioni carichi di significato: «La patria è dove batte il cuore. Ciao Capo», «Mai schiavi. Nel tuo sogno la nostra lotta», «Grazie Bossi per averci dato un sogno», «Il Nord non molla. Il tuo sogno vive», «Nati liberi, nati padani». Il corteo è stato preceduto dal bandierone della Padania e dallo striscione «Grazie Capo, la tua storia vivrà sempre in noi», offerto dalla sezione del Carroccio di Pontida. È stato alzato un enorme Sole delle Alpi che ha coperto il carro funebre. Dopo qualche minuto di sosta, la cornamusa ha nuovamente suonato, accompagnando l'ultimo addio di Umberto Bossi a Pontida.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: