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Bossi, Moncalvo attacca Salvini: "Faccia tosta a presentarsi"

23 marzo 2026, 00:51 6 min di lettura
Bossi, Moncalvo attacca Salvini: "Faccia tosta a presentarsi" Immagine da Wikimedia Commons Bergamo
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L'ex direttore de La Padania, Gigi Moncalvo, ha espresso un giudizio severo su Matteo Salvini dopo i funerali di Umberto Bossi. Moncalvo critica la presenza di Salvini, definendola una dimostrazione di "faccia tosta", e analizza il declino della Lega, ritenendo il partito ormai lontano dai suoi principi originari.

Moncalvo: "Fischi a Salvini inevitabili, ingratitudine verso Bossi"

Gigi Moncalvo, giornalista e scrittore di 75 anni, ha rilasciato dichiarazioni significative in seguito ai funerali di Umberto Bossi. Moncalvo, che ha diretto il quotidiano La Padania dal 2002 al 2004, prima di approdare in Rai, si è detto profondamente amareggiato riguardo allo stato attuale della Lega. La sua analisi si concentra sul distacco del partito dai valori fondanti stabiliti dal suo storico leader.

Moncalvo ha definito la presenza di Matteo Salvini ai funerali di Bossi come un atto di grande audacia. «Ci vuole una bella faccia tosta a presentarsi ai funerali dopo quello che ha fatto o non ha fatto a Bossi», ha affermato il giornalista. Secondo la sua opinione, i fischi ricevuti da Salvini dalla base del partito erano un epilogo prevedibile. «Era inevitabile che il popolo della Lega lo fischiasse», ha aggiunto, suggerendo che sarebbe stato più opportuno per Salvini evitare del tutto la cerimonia.

L'ex direttore de La Padania ha sottolineato come Salvini debba gran parte del suo successo politico a Bossi. Tuttavia, ha criticato duramente il leader leghista per aver progressivamente allontanato il fondatore del partito, senza più consultarlo. «Lo ha scaricato con ingratitudine», ha dichiarato Moncalvo, evidenziando un presunto tradimento dei legami politici e personali.

La Lega trasformata: "Sottomarca di Forza Italia"

Gigi Moncalvo ha descritto la trasformazione della Lega sotto la guida di Matteo Salvini come un allontanamento dai principi originari. Il giornalista ha evidenziato come il partito, nato per dare voce alla gente comune e promuovere una vera «rivoluzione», sia ora irriconoscibile. «Siamo ben lontano dai principi originari della Lega», ha sentenziato Moncalvo, criticando l'attuale linea politica che, a suo dire, non ha più nulla in comune con quella voluta da Umberto Bossi.

Un punto cruciale dell'analisi di Moncalvo riguarda l'influenza di Denis Verdini all'interno del partito. Secondo il giornalista, Salvini avrebbe affidato la Lega nelle mani di Verdini, il quale ne sarebbe diventato di fatto il padrone grazie ai suoi apporti economici. «Ha messo la Lega nelle mani di Denis Verdini che ne è diventato il padrone perché ci mette i soldi», ha spiegato Moncalvo. Questa dipendenza finanziaria avrebbe ulteriormente compromesso l'autonomia e l'identità del partito.

Moncalvo ha paragonato la Lega attuale a una «sottomarca» di Forza Italia. Ha affermato che il partito ha perso la sua identità politica dopo l'ictus di Bossi. «Con la malattia di Bossi, il Carroccio è diventato una sottomarca di Forza Italia e non ha mai più avuto una politica vera», ha dichiarato. Questa perdita di direzione politica ha segnato, secondo Moncalvo, la fine della Lega come forza autonoma e innovatrice.

La "resa dei conti" per Salvini: "Metterlo sotto accusa"

Gigi Moncalvo ha interpretato i fischi ricevuti da Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi come un segnale inequivocabile. «Dovrebbe capire che è il momento della resa dei conti», ha ammonito il giornalista, invitando il leader leghista a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni. La mancanza di coerenza politica e gli errori commessi sono, secondo Moncalvo, alla base del malcontento diffuso.

L'ex direttore de La Padania ha lanciato un appello affinché qualcuno all'interno del partito abbia il coraggio di sfidare la leadership di Salvini. «Qualcuno all’interno del partito dovrebbe avere il coraggio oggi di metterlo sotto accusa e di cacciarlo», ha affermato con fermezza. Questa proposta suggerisce una profonda crisi interna alla Lega, con una parte della base che non si riconosce più nella guida attuale.

Moncalvo ha inoltre criticato la gestione della malattia di Bossi da parte del partito. Ha definito ingrata la reazione della Lega, sostenendo che non sia stata fornita un'adeguata assistenza medica al fondatore. «Anche in questa occasione, nella malattia, il partito è stato ingrato perché non lo ha mai aiutato nella assistenza medica o, comunque, non come avrebbe dovuto», ha lamentato Moncalvo.

Il futuro della Lega e l'ipotesi Vannacci

Il futuro della Lega appare incerto secondo Gigi Moncalvo, che guarda con attenzione all'ascesa di figure come Roberto Vannacci. Il giornalista ipotizza che Vannacci potrebbe rappresentare una nuova forza politica, potenzialmente in grado di creare una «nuova Lega», a condizione di ottenere i necessari finanziamenti e il supporto di un seguito elettorale.

Moncalvo ha analizzato la mossa di Salvini di seguire i consigli di Verdini riguardo a Vannacci, definendola un «boomerang». Secondo il giornalista, questa strategia non ha tenuto conto della natura indipendente di Vannacci. «Non hanno capito che Vannacci era un uomo libero», ha spiegato, suggerendo che Vannacci potrebbe agire al di fuori degli schemi imposti da Salvini e Verdini.

Le previsioni elettorali per la Lega sono decisamente negative. Moncalvo ha evidenziato come il partito sia stato superato persino da Forza Italia, un partito che, secondo lui, si regge ancora sul nome di un leader scomparso. «Il partito è stato superato perfino da Forza Italia che ha nel simbolo il nome di un morto», ha commentato. Per sottolineare ulteriormente il declino, Moncalvo ha azzardato un'ipotesi provocatoria: se la Lega inserisse il nome di Bossi nel proprio simbolo, otterrebbe sicuramente più consensi.

La critica di Moncalvo si estende anche alla gestione del consenso e all'identità del partito. La trasformazione della Lega, secondo il giornalista, ha alienato la base storica e i valori che l'avevano resa una forza politica dirompente. La mancanza di rispetto verso il fondatore e l'adozione di strategie politiche discutibili hanno contribuito, a suo dire, a questo declino inesorabile. La speranza espressa da Moncalvo è che i fischi a Salvini possano servire da lezione, spingendo a una profonda riflessione interna.

La figura di Umberto Bossi rimane centrale nel discorso di Moncalvo, rappresentando un'epoca d'oro per la Lega, caratterizzata da un forte legame con il territorio e da un'autentica rappresentanza del «popolo». Il contrasto con l'attuale gestione del partito, percepita come distante e opportunistica, è netto. La critica a Salvini non è solo politica, ma anche morale, incentrata sull'ingratitudine e sulla perdita di identità.

L'analisi di Moncalvo, basata sulla sua profonda conoscenza del movimento e dei suoi protagonisti, offre uno spaccato critico sulla situazione attuale della Lega. Le sue parole risuonano come un monito per il futuro del partito, suggerendo che solo un ritorno ai principi originari e un cambio di leadership potrebbero invertire la tendenza negativa. La figura di Vannacci emerge come un potenziale catalizzatore di cambiamento, ma il suo successo dipenderà da fattori esterni e dalla capacità di costruire un consenso solido.

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