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A Bergamo, Valentina Sarto, 41 anni, è stata vittima di un brutale femminicidio. Il marito, Vincenzo Dongellini, è accusato di averla uccisa con 19 coltellate. L'uomo si difende parlando di una colluttazione reciproca, ma il giudice non crede alla sua versione. La comunità si è stretta attorno alla vittima con una fiaccolata.

Femminicidio Valentina Sarto: il racconto choc

Il giorno del femminicidio, mercoledì mattina, alle ore 11:52, è iniziato con una telefonata agghiacciante. Vincenzo Dongellini contattò la figlia, avuta da una precedente relazione, residente a Crema. Le sue parole furono inequivocabili: «L’ho ammazzata». La figlia, sconvolta, ha poi riferito quanto accaduto agli agenti giunti sul posto. La scena che si è presentata agli occhi dei poliziotti in via Pescaria, nel quartiere Valtesse di Bergamo, era drammatica.

Dongellini si trovava seduto sul divano, apparentemente calmo, mentre continuava a fornire dettagli macabri. Ha parlato di un reciproco accoltellamento, sostenendo che Valentina Sarto volesse lasciarlo perché innamorata di un altro uomo, identificato come Moris Panza. Questa versione, tuttavia, è stata fin da subito oggetto di forti dubbi da parte degli inquirenti.

La vittima, Valentina Sarto, lavorava presso il Baretto, un noto ritrovo per i tifosi dell'Atalanta, situato vicino allo stadio. La notizia della sua morte ha sconvolto la città, già provata da precedenti episodi di violenza. La comunità locale ha espresso profondo cordoglio e rabbia, ricordando Valentina come una «brava ragazza» che aveva già cercato consiglio presso i Carabinieri.

La relazione e la volontà di separazione

La tragedia affonda le sue radici in una relazione complessa e tormentata. Vincenzo Dongellini e Valentina Sarto stavano insieme da circa un decennio e si erano sposati nel maggio del 2025. Tuttavia, la serenità coniugale è venuta meno quando, il 17 febbraio, Dongellini ha scoperto la relazione extraconiugale della moglie. A seguito di questa scoperta, Valentina aveva manifestato la sua intenzione di separarsi.

Dongellini non ha accettato questa decisione. Ha tentato di convincere la moglie ad aspettare fino a giugno, sperando forse di poter riconquistarla o di gestire la situazione in modo diverso. Purtroppo, i suoi tentativi sono risultati vani, portando all'epilogo violento.

Un aspetto emerso durante le indagini riguarda le bugie del marito. La madre di Valentina ha ricordato come, per anni, Dongellini avesse presentato i figli avuti da una precedente relazione come suoi nipoti, nascondendo la verità. Solo in seguito aveva confessato la realtà, un episodio che getta ulteriore luce sulla sua personalità e sui suoi comportamenti.

L'accanimento omicida e la confessione parziale

Mercoledì mattina, la violenza è esplosa in tutta la sua brutalità. Vincenzo Dongellini, armato di due coltelli, si è scagliato contro la moglie. L'accanimento è stato terribile: Valentina Sarto è stata colpita per ben 19 volte, con fendenti al fianco, al torace e al collo. I colpi sono stati così numerosi e profondi da causarne la morte per dissanguamento.

Dopo il folle gesto, Dongellini ha tentato di togliersi la vita. Si è procurato dei tagli ai polsi con un coltello più piccolo rispetto a quello usato per l'omicidio e ha ingerito candeggina. Questi gesti sono stati interpretati dal giudice come un tentativo di attenuare la propria posizione o di simulare un pentimento.

L'uomo è stato trasferito presso l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, nell'area detenuti del reparto psichiatrico. La sua condizione di salute mentale era già nota, poiché era in cura per una depressione e seguiva un percorso con una psichiatra. Questo aspetto è stato considerato dal medico del carcere prima del suo trasferimento.

L'interrogatorio e la versione smentita dei fatti

Ieri, il 49enne, accusato di femminicidio, è comparso davanti al gip per l'interrogatorio di convalida. Dopo aver inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere davanti al pm Mele e al sostituto procuratore Rota, assistito dall'avvocato Battistelli, l'ex magazziniere, ora disoccupato, ha deciso di raccontare la sua versione dei fatti.

Secondo il suo racconto, il giorno prima dell'omicidio, lui e Valentina avevano litigato animatamente, arrivando a strattonarsi reciprocamente. Si sarebbero addormentati insieme, per poi svegliarsi agitati il mattino seguente, il 18. Dongellini ha affermato di aver minacciato la moglie di farle del male. La vittima, sempre secondo la sua versione, sarebbe corsa in cucina per afferrare un coltello, inseguita dal marito che a sua volta si era armato di una lama.

Sono tornati a letto, dove, in ginocchio, si sarebbero sferrati reciprocamente delle coltellate. L'uomo ha ammesso di aver colpito Valentina intenzionalmente due volte. Un terzo colpo, ha sostenuto, sarebbe stato accidentale, una conseguenza della caduta di entrambi dal letto, definendolo «l'ultima botta». Durante la presunta colluttazione, Valentina avrebbe implorato di non essere uccisa.

La decisione del giudice e le prove contrarie

La tesi della reciprocità dell'aggressione, sostenuta da Dongellini, è stata categoricamente smentita dal giudice nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Il giudice ha evidenziato come la versione dell'uomo non trovi riscontro nei fatti e nelle prove raccolte.

Dongellini ha ammesso che la relazione era stata caratterizzata da liti accese anche prima della scoperta della relazione extraconiugale. Ha descritto gli alterchi come prevalentemente verbali, ma ha poi riferito di spintoni e schiaffi reciproci. Ha anche aggiunto che le liti erano peggiorate quando Valentina gli aveva comunicato di essersi innamorata di un altro.

Tuttavia, le prove raccolte contraddicono la sua ricostruzione. In particolare, Valentina Sarto presentava una fasciatura alla mano per lesioni riportate il 12 marzo, pochi giorni prima della sua morte. Questo dettaglio, come sottolineato dal giudice, «smentisce la sua versione dei fatti», indicando che la violenza subita da Valentina non era reciproca ma unidirezionale.

Il giudice ha inoltre interpretato i tentativi di suicidio di Dongellini come un ulteriore tentativo di manipolazione, volto ad alleggerire la sua responsabilità. Le manie di controllo e possesso, con Dongellini che monitorava costantemente il tempo e le conversazioni telefoniche della moglie, sono emerse chiaramente dalle indagini.

La fiaccolata in memoria di Valentina

In memoria di Valentina Sarto e per dire «no» alla violenza di genere, venerdì sera si è tenuta una fiaccolata a Bergamo. L'evento, organizzato dal Comune e dalla rete antiviolenza locale, ha visto la partecipazione di circa 700 persone. La sindaca Carnevali, insieme ad alcuni assessori e consiglieri comunali, ha preso parte alla manifestazione, dimostrando la vicinanza delle istituzioni alla famiglia della vittima e l'impegno nella lotta contro il femminicidio.

La fiaccolata è stata un momento di profonda riflessione e commozione, un'occasione per ricordare Valentina e per ribadire la necessità di un cambiamento culturale e sociale che sradichi la violenza dalle relazioni. Le parole della sindaca Carnevali hanno espresso rabbia e impotenza, ma anche la determinazione a non fermarsi di fronte a simili tragedie.

La comunità di Bergamo si è stretta attorno ai familiari di Valentina, offrendo sostegno e solidarietà in questo momento di immenso dolore. L'episodio ha riacceso il dibattito sulla prevenzione della violenza domestica e sulla necessità di fornire adeguati strumenti di protezione alle donne che denunciano o che manifestano l'intenzione di allontanarsi da relazioni violente.