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Una donna di 41 anni, Valentina Sarto, è stata brutalmente assassinata nella sua abitazione a Bergamo. Il marito, Vincenzo Dongellini, 50 anni, ha confessato l'omicidio, descrivendo una violenta aggressione culminata in 19 coltellate. L'allarme è scattato solo ore dopo il delitto.

Femminicidio a Bergamo: la confessione del marito

Il dramma si è consumato in un appartamento di via Pescaria a Bergamo. Vincenzo Dongellini, accusato di femminicidio, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari, Federica Gaudino. Le sue dichiarazioni, tuttavia, non sembrano attenuare la gravità della sua posizione.

L'uomo ha descritto un rapporto tossico e violento con la moglie, Valentina Sarto. La coppia si era sposata lo scorso maggio, dopo una relazione decennale. Questa lunga unione era stata costellata da continue aggressioni verbali, sfociate ultimamente anche in violenza fisica.

La vittima, Valentina, era l'unica a lavorare e a sostenere economicamente la famiglia. Pagava l'affitto del piccolo bilocale situato in via Pescaria. Il marito, invece, risultava disoccupato. La sua gelosia era palpabile: controllava le telefonate della moglie. Non tollerava che lei frequentasse la palestra, minacciando scenate se fosse stata lasciata.

Il loro legame appariva ormai irrimediabilmente compromesso. Le aggressioni da parte di Dongellini erano diventate una triste routine. La situazione era precipitata dopo che Valentina aveva confessato al marito di essersi innamorata di un altro uomo.

La ricostruzione dei fatti e le parole della vittima

L'interrogatorio si è svolto sabato mattina, 21 marzo, presso l'ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Dongellini, assistito dall'avvocata Stefania Battistelli, ha fornito la sua versione dei fatti al Gip Federica Gaudino. Presente anche il pubblico ministero Antonio Mele.

La sera di martedì 17 marzo, secondo il racconto dell'uomo, era scoppiata una violenta lite. Urla, spintoni e schiaffi reciproci avevano caratterizzato lo scontro. La tensione era rimasta alta anche la mattina seguente, mercoledì 18 marzo.

Dongellini ha affermato che entrambi avevano afferrato dei coltelli dalla cucina. La discussione si era poi spostata nella camera da letto. Qui, la situazione sarebbe degenerata ulteriormente.

Secondo la confessione resa al Gip, durante la colluttazione, Valentina sarebbe caduta dal letto, ferendosi all'addome. In quel momento di terrore, la donna avrebbe implorato il marito: «Ti prego, non uccidermi». Una richiesta disperata, rimasta inascoltata.

19 coltellate e un ritardo nell'allarme

La violenza di Vincenzo Dongellini non si è arrestata. L'uomo ha colpito la moglie con ben 19 coltellate. Sul letto sono stati rinvenuti due coltelli, entrambi con lame lunghe circa 20 centimetri. La brutalità dell'aggressione è sconcertante.

Il momento della chiamata ai soccorsi è altrettanto agghiacciante. Alle ore 11.52, Dongellini ha contattato la figlia, che vive fuori provincia con la madre. La sua comunicazione è stata lapidaria: «L’ho ammazzata».

La figlia, sconvolta, ha insistito affinché chiamasse i soccorsi. La risposta del padre è stata agghiacciante: «Ormai è fredda». Valentina, infatti, giaceva a terra, in una pozza di sangue, sul lato sinistro del letto, morta da almeno due ore.

La convalida dell'arresto e la versione dell'uomo

Al termine della sua ricostruzione, Dongellini ha dichiarato al Gip: «Non volevo ucciderla». Ha anche sostenuto che la moglie lo aggredisse a sua volta. Tuttavia, il Gip Federica Gaudino non ha creduto a questa versione.

Nella sua ordinanza di convalida dell'arresto, il giudice ha sottolineato la disparità fisica tra i coniugi. Valentina, una donna di statura normale, non avrebbe potuto opporre resistenza significativa alla possanza fisica di Dongellini.

La versione dell'uomo, che dipinge una colluttazione reciproca, è stata ritenuta poco credibile alla luce della violenza estrema e delle numerose coltellate inferte. Il Gip ha quindi convalidato l'arresto di Vincenzo Dongellini, confermando l'accusa di femminicidio.

Questo tragico evento si aggiunge alla lunga scia di violenza contro le donne. La vicenda di Valentina Sarto solleva ancora una volta interrogativi sulla gestione delle relazioni violente e sulla protezione delle vittime. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto di questa terribile aggressione.

La comunità di Bergamo è sotto shock per quanto accaduto in via Pescaria. La violenza domestica continua a mietere vittime, lasciando dietro di sé dolore e sgomento. Le autorità ribadiscono l'importanza di denunciare ogni forma di abuso.

La cronaca di Bergamo si arricchisce di un altro capitolo oscuro. La storia di Valentina e Vincenzo è un monito sulla fragilità dei rapporti e sulle conseguenze devastanti della gelosia patologica e della violenza di genere. La giustizia farà il suo corso.

La dinamica dei fatti, così come descritta da Dongellini, presenta delle incongruenze che il Gip ha ritenuto fondamentali. La presunta caduta e autoinflizione della ferita mortale da parte di Valentina contrasta con le numerose ferite da arma da taglio riscontrate sul corpo della donna.

La violenza dell'aggressione, con 19 colpi inferti, suggerisce un'intenzione omicida ben precisa. La richiesta di pietà di Valentina, «Ti prego, non uccidermi», è un'ulteriore testimonianza della disperazione provata dalla vittima di fronte alla furia del marito.

Il ritardo nel dare l'allarme, inoltre, aggrava la posizione dell'indagato. L'uomo ha atteso diverse ore prima di comunicare l'accaduto alla figlia, dimostrando una freddezza che stride con un presunto rimorso o una situazione di panico.

Le indagini mirano ora a ricostruire con maggiore precisione la sequenza degli eventi. Si cercherà di accertare se vi siano stati precedenti episodi di violenza non denunciati o segnalati alle autorità. La testimonianza della figlia e di eventuali vicini potrebbe fornire elementi utili.

La figura di Vincenzo Dongellini emerge come quella di un uomo possessivo e violento, incapace di accettare la fine della relazione. La sua gelosia, alimentata dalla dipendenza economica dalla moglie, sembra essere stata la miccia che ha innescato la tragedia.

La morte di Valentina Sarto rappresenta una grave perdita per la sua famiglia e per la comunità di Bergamo. L'episodio riaccende il dibattito sulla necessità di rafforzare le misure di prevenzione e contrasto alla violenza domestica. La speranza è che giustizia venga fatta.