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La tomba di Pamela Genini, modella 29enne uccisa nel 2025, è stata profanata nel cimitero di Strozza (BG). La salma è stata mutilata e la testa asportata. Le indagini si concentrano su diverse ipotesi, inclusa una mente disturbata.

Profanazione raccapricciante nel cimitero di Strozza

La tranquillità del cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo, è stata sconvolta da un atto di inaudita violenza. La tomba di Pamela Genini, una giovane modella di soli 29 anni, è stata oggetto di un vero e proprio scempio. La scoperta ha lasciato sgomenti i familiari e l'intera comunità locale. Le autorità hanno immediatamente avviato un'indagine per far luce su questo macabro episodio.

Pamela Genini era già stata vittima di una tragedia lo scorso 14 ottobre 2025. Fu uccisa brutalmente dal suo ex compagno, Gianluca Soncin, in un appartamento a Milano. La sua morte aveva già scosso profondamente i suoi cari, ma questo nuovo affronto alla sua memoria ha aggiunto un ulteriore livello di dolore e incredulità.

L'avvocato Nicodemo Gentile, legale della madre di Pamela, la signora Una, ha definito l'accaduto uno “scempio disumano”. Le sue parole riflettono il profondo turbamento di fronte a un gesto che ha violato persino l'ultimo luogo di riposo della giovane. La salma, attualmente sotto sequestro, è stata trovata mutilata: la testa è stata amputata e portata via, trasformando la tomba in un macabro feticcio.

“Nemmeno la morte le ha concesso pace”, ha dichiarato l’avvocato Gentile, sottolineando come qualcuno abbia osato violare anche il suo ultimo rifugio. La madre di Pamela, pur nel suo immenso dolore, è assistita dal legale per comprendere le dinamiche di questo atto orribile.

Le ipotesi investigative sull'orribile gesto

Le indagini, condotte dai carabinieri della Compagnia di Zogno e dai colleghi di Almenno San Salvatore, stanno esplorando diverse piste. Al momento, non emergono elementi che possano far propendere per una motivazione economica. La madre di Pamela non ha mai ricevuto minacce o richieste di denaro, né prima né dopo la morte della figlia. Non sono state presentate denunce in tal senso.

L'avvocato Gentile, tuttavia, non esclude la possibilità che dietro questo raccapricciante episodio si nasconda una “mente pericolosa”. Potrebbe trattarsi di un atto riconducibile a “dinamiche di possesso deviate e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità”. Questa ipotesi suggerisce un movente personale e psicologico, legato a un'ossessione morbosa nei confronti della giovane modella.

Le autorità considerano i responsabili “persone pericolosissime”, capaci di compiere azioni estreme e che stanno generando terrore in una intera comunità. La gravità del gesto, che include l'asportazione di parti del corpo, ha portato la Procura di Bergamo ad aprire un fascicolo per i reati di asportazione e vilipendio di cadavere.

Il contesto della tragica morte di Pamela Genini

Pamela Genini era stata uccisa dall'ex compagno, Gianluca Soncin, originario di Biella. L'uomo, che sosteneva di amarla, l'ha massacrata con oltre trenta coltellate nel terrazzo del suo appartamento nel quartiere Gorla di Milano. Era riuscito ad entrare in casa utilizzando una copia delle chiavi, ottenuta a insaputa di Pamela. Le urla della giovane avevano allertato i vicini, che avevano prontamente chiamato il 112.

In quella tragica sera, Francesco Dolci, un amico di Pamela residente in Valle Imagna, si era precipitato verso l'appartamento della ragazza dopo essere stato avvertito da lei dell'intrusione. Nonostante i suoi sforzi e l'arrivo delle forze dell'ordine, era troppo tardi per salvarla. Pamela aveva inviato a Dolci diversi messaggi quella sera, l'ultimo dei quali chiedeva disperatamente: “Che faccio?”. Dolci aveva cercato di rassicurarla, informandola dell'arrivo della polizia e del suo imminente arrivo.

Dopo i funerali, Francesco Dolci era solito visitare quotidianamente la tomba di Pamela, lasciando doni e fiori. Sembra che sia stato proprio lui a presentarsi spontaneamente alla stazione dei carabinieri di Almenno per fornire informazioni, scosso profondamente da questo nuovo affronto alla memoria della sua amica. “L’hanno ammazzata di nuovo, non l’hanno rispettata da viva e non la rispettano da morta”, ha dichiarato Dolci, esprimendo il suo sgomento e la sua rabbia.

Le indagini e le telecamere di sorveglianza

La scoperta della profanazione è avvenuta lunedì scorso, in concomitanza con la prevista traslazione del corpo da un loculo alla tomba. Questo dettaglio temporale potrebbe fornire indizi utili per circoscrivere il periodo in cui è avvenuto il macabro gesto. Il cimitero di Strozza è dotato di un sistema di telecamere di sorveglianza. Tuttavia, l'impianto ha una peculiarità che potrebbe complicare le indagini: le immagini vengono automaticamente cancellate dopo una settimana.

Gli inquirenti stanno verificando se vi siano ancora immagini utilizzabili che possano aiutare a identificare i responsabili o a stabilire con maggiore precisione la data della profanazione. La speranza è che le telecamere abbiano registrato elementi utili, nonostante la limitazione temporale della conservazione dei dati. La comunità di Strozza e la famiglia di Pamela Genini attendono risposte, sperando che giustizia venga fatta per questo “scempio disumano”.

Il fratello e la sorella di Pamela, anch'essi profondamente turbati e assistiti dall'avvocato Turconi, vivono momenti di grande angoscia. “È sconvolgente – ha rimarcato Elisa, la sorella –, mi vengono i brividi solo al pensiero”. La violenza subita da Pamela in vita sembra essersi estesa anche dopo la morte, lasciando un segno indelebile nei cuori dei suoi cari e generando un clima di paura e incertezza.

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