Cronaca

Bergamo: funerali Valentina Sarto, uccisa dal marito

24 marzo 2026, 10:58 5 min di lettura
Bergamo: funerali Valentina Sarto, uccisa dal marito Immagine generata con AI Bergamo
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Bergamo dice addio a Valentina Sarto, vittima di femminicidio. Le amiche la ricordano come una ragazza solare, nonostante le sofferenze. Le parole del parroco invitano alla reazione contro la violenza.

Addio a Valentina Sarto, il dolore di Bergamo

La comunità di Bergamo si è stretta in un abbraccio commosso per l'ultimo saluto a Valentina Sarto. La 41enne è stata tragicamente uccisa dal marito, Vincenzo Dongellini, lo scorso mercoledì. La cerimonia funebre si è svolta nella chiesa di Borgo Santa Caterina.

Le amiche hanno condiviso ricordi toccanti, descrivendo Valentina come una ragazza «piena di sogni» e con una «tanta voglia di vivere». Hanno sottolineato la sua capacità di mantenere il sorriso, anche quando affrontava «l’inferno» della violenza domestica. Queste parole risuonano come un grido di dolore e un monito.

«Dentro di te avevi una forza silenziosa», hanno continuato le amiche nel loro commosso addio. Hanno definito Valentina la loro «ancora» e la loro «sorellina», ricordando i momenti felici trascorsi insieme, specialmente la sua passione per il ballo. Le hanno augurato di volare libera, al sicuro da ogni male.

Le parole del parroco contro la violenza

Durante l'omelia, Don Pasquale Pezzoli ha espresso la rabbia e il senso di giustizia che pervadono la comunità. Ha invitato a trasformare questi sentimenti in un motore per reagire e per costruire un mondo dove sia più facile chiedere aiuto. Ha sottolineato l'importanza di non abituarsi alla violenza, né nei gesti né nelle parole.

Il sacerdote ha evidenziato lo shock e l'incredulità per la morte di Valentina, avvenuta con una violenza «efferata e insensata». Ha lanciato un monito: la violenza inizia spesso da gesti e parole apparentemente innocui. Non dobbiamo rassegnarci ad accettarla come normalità.

Don Pasquale ha riflettuto sulla presunta potenza di chi commette atti violenti, definendola invece una profonda debolezza del cuore. Ha espresso vicinanza ai familiari, provati da un opprimente senso di colpa per non essere riusciti a salvare Valentina. Ha ricordato che non spetta ai singoli salvare, poiché nessuno è onnipotente.

La partecipazione della comunità e delle istituzioni

Centinaia di persone hanno partecipato ai funerali, riempiendo la chiesa e gli spazi circostanti. La comunità si è stretta attorno ai familiari, mostrando un sostegno compatto. La mamma Lia e il fratello Daniele hanno manifestato il loro dolore profondo e inconsolabile.

Anche la sindaca di Bergamo, Elena Carnevali, era presente per rendere omaggio a Valentina. Aveva definito la tragedia un «dolore terribile e una ferita profonda per la città». Ha ribadito la rabbia e l'impotenza di fronte a un crimine avvenuto tra le mura domestiche, in un luogo che dovrebbe essere sinonimo di sicurezza.

All'esterno della chiesa, erano presenti anche numerosi ultras e frequentatori del «Baretto», un punto di riferimento per i tifosi dell'Atalanta. Valentina lavorava proprio in questo locale, molto conosciuto nella zona.

Ricordi e speranze per il futuro

Barbara, una cliente abituale del «Baretto», ha ricordato Valentina come una persona «fragile, ma con voglia di vivere». Ha espresso rammarico per il fatto che le donne a volte non denuncino tempestivamente le violenze subite. Ha concluso con un pensiero rivolto al sorriso di Valentina, rimasto impresso.

Al termine della celebrazione, la chiesa ha risuonato delle note di «Aspettami» di Vasco Rossi. All'uscita del feretro, è stata intonata «Gli angeli», sempre del rocker italiano. Queste canzoni hanno accompagnato Valentina nel suo ultimo viaggio, come un ultimo saluto carico di affetto.

La morte di Valentina Sarto rappresenta una tragedia che scuote profondamente Bergamo. Le parole pronunciate durante i funerali invitano a una riflessione collettiva sulla violenza di genere e sulla necessità di creare reti di supporto più efficaci. La sua storia, segnata dalla violenza domestica, lascia un vuoto incolmabile ma anche un forte richiamo all'azione.

La violenza domestica è un fenomeno complesso che richiede un impegno costante da parte di tutta la società. Le istituzioni, le associazioni e i singoli cittadini hanno un ruolo fondamentale nel prevenire e contrastare questi atti. La memoria di Valentina deve servire da sprone per costruire un futuro più sicuro per tutte le donne.

Il percorso verso la giustizia e la prevenzione della violenza è lungo e tortuoso. Tuttavia, la forte partecipazione della comunità di Bergamo ai funerali di Valentina Sarto dimostra che il desiderio di cambiamento è vivo. Le parole di speranza pronunciate da Don Pasquale Pezzoli offrono una prospettiva per superare il dolore e trasformarlo in forza.

È fondamentale che la storia di Valentina non venga dimenticata. Deve diventare un simbolo della lotta contro la violenza di genere e un monito per chiunque si trovi in una situazione di pericolo. La solidarietà espressa in questi giorni a Bergamo è un segnale importante, ma è necessario che si traduca in azioni concrete e durature.

La violenza, come sottolineato dal parroco, inizia spesso con piccoli gesti e parole. È quindi cruciale educare al rispetto e alla parità fin dalla giovane età. Le scuole, le famiglie e i media hanno una grande responsabilità in questo senso. Solo attraverso un cambiamento culturale profondo si potrà sperare di sradicare la violenza dalle nostre comunità.

Valentina Sarto desiderava una vita felice, un desiderio legittimo e universale. La sua morte violenta rappresenta il fallimento di una società che non è riuscita a proteggerla. Ora, il compito di chi le voleva bene e dell'intera comunità è quello di onorare la sua memoria, lottando affinché simili tragedie non accadano più.

Le canzoni scelte per accompagnare Valentina nel suo ultimo viaggio, «Aspettami» e «Gli angeli» di Vasco Rossi, esprimono un profondo senso di affetto e un augurio di pace. Sono note che si elevano nel cielo di Bergamo, portando con sé il dolore, ma anche la speranza di un futuro libero dalla violenza.

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