Bergamo: Dacia Maraini contro la cultura del possesso maschile
Dacia Maraini interviene sul femminicidio di Valentina Sarto a Bergamo. L'autrice sottolinea la necessità di un'educazione che contrasti la cultura del possesso maschile, definendo l'amore come un sentimento libero e non una proprietà.
Dacia Maraini: "L'amore non è possesso"
La scrittrice Dacia Maraini, figura di spicco della letteratura italiana, interviene con fermezza sul drammatico fenomeno dei femminicidi. La sua voce autorevole si leva per condannare la violenza che ha colpito anche la città di Bergamo. L'assassinio di Valentina Sarto, 41 anni, avvenuto in via Pescaria, riaccende il dibattito sulla necessità di un cambiamento culturale profondo.
Maraini analizza le radici di questa violenza, individuando un problema nell'identità maschile. «Alcuni uomini fragili identificano ancora la loro virilità con il possesso», afferma la scrittrice. Questo senso di proprietà, quando minacciato, può portare a gesti estremi. Non si tratta solo dell'uccisione della compagna, ma talvolta anche dei figli. È una «vera tragedia dell’identità intesa male», sottolinea con amarezza.
La scrittrice evidenzia come storicamente alle donne sia stato proibito di uccidere, un divieto interiorizzato nel tempo. Agli uomini, invece, pur ammoniti a non uccidere, è stata talvolta concessa una sorta di giustificazione in contesti bellici o per difendere l'onore familiare. La legge sul delitto d'onore, abolita solo nel 1981, è un retaggio di questa mentalità. Maraini critica apertamente questa visione distorta della virilità.
La sua analisi si concentra sulla necessità di un intervento educativo fin dalla più tenera età. «Bisognerebbe insistere sulla educazione, fin da piccoli», dichiara Maraini. L'obiettivo è chiaro: insegnare che «l’amore non è possesso». Un concetto fondamentale, ma difficile da radicare dopo millenni di storia e cultura introiettata.
La cultura del possesso maschile e le sue conseguenze
Il femminicidio di Valentina Sarto a Bergamo rappresenta l'ennesima, dolorosa manifestazione di una cultura che fatica a sradicarsi. La vittima, 41 anni, aveva sposato nel maggio precedente l'uomo che amava da un decennio, Vincenzo Dongellini, 50 anni. La relazione, però, si era deteriorata, e Valentina aveva ammesso la fine del sentimento al marito.
L'incapacità di Vincenzo Dongellini di accettare la separazione ha portato all'atroce epilogo. Mercoledì 18 marzo, l'uomo ha assassinato la moglie nella loro abitazione in via Pescaria 26A, infliggendole otto coltellate alla gola e alla schiena. Un atto di violenza inaudita, scaturito da un senso di possesso mal interpretato.
La tragica vicenda era stata preceduta da segnali d'allarme. Sabato precedente all'omicidio, Valentina Sarto si era recata presso i carabinieri di Almenno San Salvatore. Cercava informazioni su come procedere per una denuncia contro l'uomo che, da compagno amato, si era trasformato in aggressore verbale e fisico. Un tentativo di chiedere aiuto, purtroppo vano.
Maraini, interrogata sulle motivazioni di tale accanimento, ribadisce la complessità del fenomeno. La storia ha imposto alle donne il divieto di uccidere, un limite che hanno interiorizzato. Agli uomini, invece, è stata talvolta permessa la violenza in determinate circostanze, come la guerra o la difesa dell'onore. Questa dicotomia ha contribuito a creare una mentalità in cui il possesso diventa un elemento centrale dell'identità maschile.
La scrittrice definisce la situazione una «vera tragedia dell’identità intesa male». La fragilità maschile si manifesta nel bisogno di possedere, e la minaccia a questo possesso scatena reazioni violente. Il risultato è la distruzione non solo della vita della donna, ma spesso anche di quella dei figli, creando un dramma familiare e sociale.
Educazione e consapevolezza: le vie d'uscita
Di fronte a questa realtà sconcertante, Dacia Maraini indica con forza la strada dell'educazione. «Bisognerebbe insistere sulla educazione, fin da piccoli», ripete la scrittrice. È fondamentale instillare fin dall'infanzia il concetto che «l’amore non è possesso». Questo messaggio deve diventare il pilastro di una nuova cultura relazionale.
Tuttavia, Maraini riconosce la difficoltà di questo processo. Cambiare forme culturali radicate da tremila anni, considerate ormai naturali, non è un'impresa semplice. Nonostante ciò, la speranza risiede nel fatto che una parte significativa della popolazione maschile ha già compreso e si sta adattando alle nuove libertà femminili. Esistono «uomini saggi ed empatici» che non arriverebbero mai a compiere simili atti, nemmeno di fronte a un tradimento o all'abbandono.
La scrittrice offre anche consigli preziosi alle ragazze e alle nuove generazioni. È cruciale imparare a conoscere profondamente l'uomo prima di affidargli la propria fiducia. Soprattutto, è fondamentale non illudersi di poter cambiare un uomo violento con il proprio amore. Il cosiddetto «complesso della crocerossina» è pericoloso: se un uomo inizia a maltrattare la partner, la violenza non si fermerà, ma tenderà a peggiorare nel tempo.
Maraini sottolinea anche la grande responsabilità dei media. Spesso, nell'analizzare questi eventi, si tende a colpevolizzare la vittima, chiedendosi cosa avesse fatto per scatenare l'ira dell'aggressore. Tuttavia, la scrittrice nota un'evoluzione positiva negli ultimi anni. Sia i media che la magistratura mostrano una maggiore attenzione e serietà nelle indagini. Si è più attenti ai tentativi di depistaggio, come quelli che simulano la fuga della donna, quando invece è stata vittima di omicidio e il suo corpo è stato occultato.
L'intervento di Dacia Maraini a Bergamo, seppur in un contesto di profonda tristezza, offre uno spunto di riflessione cruciale. La lotta contro i femminicidi passa inevitabilmente attraverso un'educazione che promuova il rispetto, l'uguaglianza e una concezione dell'amore libera da ogni forma di possesso. Un impegno collettivo che coinvolge famiglie, scuole, istituzioni e media, per costruire una società più giusta e sicura per tutti.