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L'avvocato Cesare Di Cintio esclude scenari di frode sportiva e una nuova Calciopoli nell'inchiesta milanese sugli arbitri. Sottolinea la differenza con il passato, l'importanza di arbitri resilienti e critica l'uso eccessivo del VAR.

Inchiesta arbitri, nessuna frode sportiva

Non vi sono elementi concreti per parlare di frode sportiva. La vicenda sembra circoscritta all'ambiente arbitrale. Non è chiaro chi possa aver tratto vantaggio da tali circostanze.

Queste le parole dell'avvocato Cesare Di Cintio, esperto di diritto sportivo. Le sue dichiarazioni sono emerse durante la trasmissione podcast "Sette Vite" di Hoara Borselli. L'avvocato ha commentato l'indagine della Procura di Milano sugli arbitri.

Secondo Di Cintio, è inappropriato ipotizzare una nuova Calciopoli. Le differenze con il passato sono notevoli. Non sono coinvolti club né vertici federali.

Non emergono elementi di dolo nelle vicende finora rivelate. L'avvocato riconosce la correttezza dell'operato della Procura. Le indagini porteranno a decidere se procedere con il rinvio a giudizio o con l'archiviazione.

Il ruolo dell'arbitro e la pressione

Cesare Di Cintio è stato egli stesso arbitro fino alla Serie C nei primi anni 2000. Un'esperienza che definisce motivo di orgoglio personale. Ha raggiunto il professionismo.

Ha condiviso esperienze con arbitri come Rocchi e Gervasoni. Li ricorda come persone lineari e integerrime. Il ruolo del designatore arbitrale è estremamente delicato.

Non sempre è possibile assegnare la partita giusta all'arbitro più adatto. La scelta non dipende solo dalla competenza tecnica. Anche il comportamento e la resilienza sono fondamentali.

L'abilità dell'organo tecnico consiste nell'individuare un direttore di gara capace. Deve saper gestire la pressione ambientale. L'arbitro è un essere umano, soggetto a tensioni e errori.

È un elemento cruciale del sistema sportivo. Pertanto, necessita di adeguata tutela. La sua figura deve essere preservata.

Critiche all'uso del VAR e al sorteggio

La tecnologia VAR non ha portato esclusivamente benefici. Secondo Di Cintio, ha contribuito a deresponsabilizzare gli arbitri. Si ricorre troppo facilmente allo strumento elettronico.

Non è possibile tornare indietro sull'introduzione del VAR. Tuttavia, è possibile ridefinire il suo ambito di utilizzo. L'impiego attuale appare eccessivo.

Riguardo al sorteggio degli arbitri, Di Cintio esprime scetticismo. Non crede che possa funzionare efficacemente. Verrebbe a mancare la funzione primaria del designatore.

Per un sistema di sorteggio equo, servirebbero circa quaranta arbitri con un livello tecnico omogeneo. Tale condizione, al momento, non è riscontrabile. La disparità di livello è evidente.

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