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Due professionisti sanitari a Benevento sono stati sospesi per un anno. Risultavano presenti al lavoro ma in realtà erano all'estero, persino in aereo. Le indagini hanno rivelato un sistema di false attestazioni e truffa ai danni dell'ospedale.

Falsi badge e voli all'estero a Benevento

Una dirigente biologa e un dirigente medico dell'ospedale San Pio di Benevento hanno subito una sospensione. La misura cautelare interdittiva è durata dodici mesi. Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari. Le indagini sono state condotte dai carabinieri. La Procura della Repubblica ha coordinato le attività investigative. Il procuratore è Nicola D'Angelo.

I due professionisti sono gravemente indiziati di reati. Tra questi figurano la falsa attestazione della presenza in servizio. Viene contestata anche la truffa aggravata. L'ente pubblico, ovvero l'ospedale, sarebbe stato danneggiato. Questo è quanto emerge da una nota della Procura. Le indagini hanno superato i confini provinciali. Sono stati effettuati controlli incrociati. Le verifiche hanno coinvolto compagnie aeree. Sono state coinvolte anche le forze di polizia aeroportuali.

Si è potuto accertare un quadro preoccupante. La dirigente biologa risultava regolarmente in servizio. Le stesse giornate la vedevano però imbarcarsi su voli. Tali voli erano diretti all'estero. Sono state documentate trasferte in Portogallo e in Francia. Altre trasferte l'hanno vista raggiungere diverse città italiane. I militari hanno raccolto prove concrete. Hanno scoperto che la presenza della biologa veniva falsificata. Questo accadeva in diverse occasioni. La donna accumulava ore di assenza non giustificate.

Oltre 300 ore fittizie e truffa all'ospedale

In altre circostanze, il medico responsabile si allontanava dal posto di lavoro. Questi allontanamenti duravano diverse ore. Il medico non registrava le proprie uscite. Questo comportamento ha portato all'accumulo di ore fittizie. Per la dirigente biologa si parla di circa 312 ore. Queste ore rappresentano un profitto illecito. L'ammontare stimato è di 8.820,24 euro. Per il dirigente medico, le ore fittizie ammontano a 67. Il profitto illecito per lui è di 2.302,12 euro. Questi dati emergono dalle indagini dei carabinieri.

La falsificazione delle presenze non era un episodio isolato. Le indagini hanno messo in luce un modus operandi consolidato. I due professionisti sfruttavano il sistema di timbratura. In questo modo potevano assentarsi senza conseguenze immediate. La loro assenza fisica era mascherata da presenze registrate. Questo sistema ha permesso loro di percepire stipendi per ore non lavorate. La truffa ai danni dell'ospedale San Pio è quindi di ingente portata. La misura interdittiva mira a interrompere questo comportamento illecito. Impedisce ai due professionisti di svolgere le loro mansioni per un periodo significativo.

Le indagini hanno richiesto un lavoro meticoloso. La collaborazione tra diverse forze dell'ordine è stata fondamentale. I controlli incrociati hanno permesso di incrociare dati. Le registrazioni delle presenze in ospedale sono state confrontate con i registri delle compagnie aeree. Le forze di polizia aeroportuali hanno fornito supporto cruciale. Hanno confermato gli imbarcamenti dei due professionisti. La Procura della Repubblica ha sottolineato l'importanza di questi accertamenti. Essi hanno permesso di ricostruire con precisione le assenze. La falsa attestazione della presenza in servizio è un reato grave. La truffa aggravata ai danni dello Stato rappresenta un ulteriore aggravante.

La sospensione cautelare è un provvedimento necessario. Serve a garantire l'integrità del servizio pubblico. Impedisce che i presunti colpevoli possano reiterare il reato. L'ospedale San Pio di Benevento si trova ora al centro di questa vicenda. La dirigenza dell'ospedale sta valutando le azioni interne da intraprendere. La fiducia nel sistema sanitario pubblico è un valore da preservare. Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità ulteriori. La comunità locale attende chiarimenti e giustizia. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione dei controlli interni.

Le indagini hanno evidenziato la gravità dei fatti contestati. La falsa attestazione della presenza in servizio mina la credibilità delle istituzioni. La truffa ai danni dell'ente pubblico sottrae risorse preziose. Queste risorse potrebbero essere destinate a migliorare i servizi sanitari. La Procura ha agito con tempestività. L'emissione della misura cautelare interdittiva dimostra la serietà dell'accusa. La sospensione di dodici mesi è un segnale forte. La giustizia farà il suo corso per accertare la piena responsabilità dei due professionisti.