Condividi
AD: article-top (horizontal)

Imprenditori italiani, partendo dal Sannio, chiedono al Parlamento una riforma fiscale. Le sentenze della Corte Europea dei diritti dell'uomo criticano l'accesso ai dati bancari e le ispezioni fiscali italiane.

Appello per una revisione del sistema fiscale

Una petizione parte dal Sannio. Gli imprenditori italiani chiedono una profonda revisione del sistema fiscale. L'attuale pressione fiscale sta portando alla chiusura di molte aziende. Questo è quanto emerge da un'iniziativa promossa da AsLIm Italy. L'associazione rappresenta liberi imprenditori in tutta Italia.

La Corte Europea per i diritti dell'uomo (Cedu) ha emesso diverse sentenze. Queste condannano l'Italia per le modalità di accesso ai dati bancari. Anche le ispezioni fiscali sono sotto accusa. Il sistema italiano si basa spesso su indagini algoritmiche. Vengono utilizzate tecniche di 'data scraping' automatico. Questo viola l'articolo 8 della Convenzione europea. Tale articolo riguarda il diritto al rispetto della vita privata.

Critiche all'accesso ai dati bancari

Alessandro Fucci, presidente di AsLIm Italy, ha reso noto il contenuto dell'iniziativa. La Corte Europea ha stabilito un punto cruciale. L'accesso massivo e indiscriminato ai dati bancari è un'ingerenza ingiustificata. Questo vale sia per l'Agenzia delle Entrate che per la Guardia di Finanza. Tale accesso viola la vita privata dei cittadini.

Il sistema italiano è stato giudicato sproporzionato. Mancano controlli giurisdizionali preventivi. L'accesso ai conti avviene spesso tramite autorizzazioni interne. Non c'è il vaglio di un giudice indipendente. Questo rende il sistema poco trasparente.

Inoltre, mancano rimedi effettivi per i contribuenti. Le persone scoprono dei controlli solo anni dopo. Ricevono un accertamento fiscale. Diventa quasi impossibile difendersi preventivamente. L'uso di algoritmi indiscriminati è un altro punto dolente. Il 'data scraping' e gli algoritmi per la profilazione del rischio fiscale sono usati senza regole chiare. Questo crea un clima da 'grande fratello fiscale'.

La Cedu chiede modifiche normative

La Corte Europea ha imposto all'Italia di modificare la normativa interna. In particolare, si fa riferimento ai decreti del Presidente della Repubblica (d.p.r.) 600/1973 e 633/1972. L'obiettivo è allineare la legislazione italiana ai parametri convenzionali. Devono essere introdotte tutele contro l'arbitrarietà delle azioni fiscali.

La Cedu riconosce la legittimità della lotta all'evasione fiscale. Tuttavia, ha dichiarato illegale l'attuale prassi italiana. Questa prassi permette al fisco di accedere ai conti correnti senza controlli stringenti. La trasparenza e la proporzionalità sono venute meno.

La petizione e l'appello al Governo

Da qui nasce la petizione al Parlamento. L'obiettivo è far sì che l'Italia rispetti le decisioni della Corte Europea. Si vuole rendere il Paese una nazione civile e uno stato di diritto effettivo. Viene lanciato un appello chiaro al Governo. Ci si chiede se questa sia la politica del Centrodestra a tutela delle imprese e delle partite IVA in Italia.

L'iniziativa mira a sensibilizzare l'opinione pubblica e i decisori politici. La situazione attuale è insostenibile per molti imprenditori. La richiesta è di un sistema fiscale più equo e rispettoso dei diritti fondamentali. La riforma è vista come essenziale per la sopravvivenza del tessuto imprenditoriale italiano.

AD: article-bottom (horizontal)