Amministratori locali e studenti si sono riuniti a Perugia per l'assemblea nazionale Città per la Pace. L'evento, giunto al 40° anniversario del coordinamento, affronta temi urgenti come il disarmo e la costruzione di una cultura di pace.
Assemblea nazionale Città per la Pace a Perugia
Perugia ha ospitato l'importante assemblea nazionale delle Città per la Pace. L'evento, che si è svolto oggi e domani, ha visto la partecipazione di amministratori locali provenienti da tutta Italia. L'incontro si è aperto nella suggestiva sala dei Notari di palazzo dei Priori. Questa riunione coincide con il 40° anniversario della fondazione del Coordinamento nazionale degli enti locali per la pace e i diritti umani. Il tema centrale dell'apertura è stato «Costruiamo una città disarmata e disarmante».
Rischio guerra mondiale e responsabilità locali
Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi, ha lanciato un monito preoccupante. «Oggi rischiamo la terza guerra mondiale», ha affermato. Lotti ha sottolineato l'importanza di fare i conti con le proprie responsabilità in questo momento storico. Ha aggiunto che la responsabilità di costruire la pace non ricade solo sui governi nazionali. Essa spetta anche a coloro che amministrano le città. La pace, secondo Lotti, inizia nei luoghi in cui le persone vivono. Qui devono essere rispettate e supportate nel realizzare i propri sogni. La sua dichiarazione è stata riportata dall'ANSA.
40 anni di impegno per la pace
Massimiliano Presciutti, presidente del coordinamento degli Enti locali per la pace e della Provincia di Perugia, ha evidenziato la continuità delle sfide. «Sono passati 40 anni ma restano gli stessi problemi», ha dichiarato. Presciutti ha quindi esortato a rilanciare l'impegno con maggiore vigore. Dalle città, ha spiegato, può nascere una cultura di pace destinata a crescere. Ha inoltre rivolto un appello ad ascoltare i giovani. «Vanno solo ascoltati», ha affermato, riconoscendo il loro ruolo attivo nella costruzione del futuro. Ha invitato a dare loro spazio per un mondo migliore.
Politiche di pace e risorse per il welfare
Tra gli interventi iniziali, hanno preso la parola la sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, e i sindaci di Assisi e Bastia Umbra, Valter Stoppini ed Erigo Pecci. La sindaca Ferdinandi ha espresso la sua visione. «La pace dovrebbe essere un impegno governativo», ha affermato. Ha criticato la direzione intrapresa con gli stanziamenti per la difesa previsti per il 2027 e 2028. «La direzione che stiamo prendendo è solo quella logica delle armi, che è una spirale», ha aggiunto. Ferdinandi ha proposto un cambio di rotta concreto. Ha richiesto che metà dei 14 miliardi destinati alla difesa vengano invece trasferiti agli enti comunali. Questi fondi dovrebbero essere impiegati per il welfare e per contrastare la povertà educativa. La sindaca ha concluso sottolineando un punto fondamentale: «Non esiste pace se non ci interroghiamo su quale concetto di sicurezza vogliamo rimettere al centro delle nostre politiche di pace».