Un professore di Bassano è stato accoltellato. Il processo si apre con una netta contrapposizione tra le perizie psichiatriche riguardo la capacità di intendere e di volere dell'aggressore, attualmente detenuto. La vittima ha mostrato grande umanità non costituendosi parte civile.
Scontro tra perizie psichiatriche in aula
Il dibattimento per l'aggressione a un docente del liceo "Brocchi" è iniziato con posizioni divergenti. Il pubblico ministero sostiene la piena capacità di intendere e di volere di Alberto Zago, l'uomo che ha sferrato l'attacco. Al contrario, la difesa punta a dimostrare le alterate condizioni mentali dell'imputato al momento del fatto.
La questione sarà approfondita nella prossima udienza, prima della pausa estiva. Il giudice dovrà valutare attentamente le relazioni psichiatriche presentate. La decisione sull'esito del processo dipenderà in larga parte da queste valutazioni tecniche.
La generosità della vittima
Un aspetto che ha colpito tutti è la scelta del professore aggredito, Roberto Betto, di non costituirsi parte civile. Nonostante l'incarico conferito a un legale per presenziare al processo, ha deciso di non chiedere un risarcimento. Questa decisione è stata universalmente riconosciuta come un gesto di "grande umanità".
Il docente ha mostrato comprensione per la situazione dell'aggressore. Questo atteggiamento ha suscitato ammirazione tra gli addetti ai lavori e il pubblico presente. La sua scelta evidenzia una notevole levatura morale.
Ricostruzione dell'aggressione
L'episodio risale al 25 agosto scorso e ha destato profonda preoccupazione. Alberto Zago, 33 anni, residente formalmente a Quinto di Treviso ma senza fissa dimora, avrebbe incontrato il professor Roberto Betto, 63 anni, a Bassano del Grappa. I due non si conoscevano.
Secondo l'accusa, dopo un rifiuto a una richiesta di sigaretta, Zago avrebbe estratto un coltello. L'aggressione è avvenuta alle spalle, con un colpo violento alla scapola. La lama si è spezzata, rimanendo conficcata nella schiena della vittima, vicino a una vertebra e sfiorando l'aorta.
Il professore è stato ricoverato d'urgenza e si è ripreso dopo un lungo periodo. Zago è stato arrestato grazie alla segnalazione di un tassista. L'uomo è stato riconosciuto da una foto segnaletica e dalla descrizione dei suoi abiti, in particolare un paio di scarpe rosse.
La battaglia legale
Il pubblico ministero, Ginevra Virginia Sturmann, ha richiesto e ottenuto il giudizio immediato per tentato omicidio con l'aggravante dei futili motivi. Una perizia psichiatrica, affidata alla dottoressa Stefania Strizzolo, ha supportato la richiesta di dibattimento. Il giudice per le indagini preliminari, Chiara Cuozzi, ha disposto il processo.
La difesa di Zago, rappresentata dall'avvocato Enrico Villanova, ha commissionato una perizia di parte. Lo psichiatra Tiziano Meneghel ha redatto una relazione con conclusioni opposte. La perizia del PM afferma che Zago era capace di intendere e volere, pur essendo "disturbato".
La tesi difensiva, invece, suggerisce che l'interruzione delle terapie e le difficoltà legate al vagabondaggio abbiano reso Zago incapace al momento dell'aggressione. Per chiarire questi aspetti, è previsto un incidente probatorio. L'avvocato Villanova ha sottolineato ancora una volta la "grande levatura umana" del docente aggredito.
La situazione dell'aggressore
Attualmente, Alberto Zago si trova ancora in carcere. La madre non ha potuto accoglierlo a causa di precedenti episodi di violenza. Il trasferimento in una comunità richiederebbe un contributo economico significativo per la famiglia. Si attende la verifica sulla compartecipazione delle istituzioni a tale spesa.
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