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Una ricercatrice dell'Università di Bari, Roberta De Zio, ha partecipato attivamente allo studio sull'optogenetica che è valso il Premio Nobel per la Medicina. La sua collaborazione con il team del premio Nobel Peter Hegemann apre nuove prospettive scientifiche.

Ricercatrice barese nel team del Nobel per la Medicina

Una scienziata italiana dell'Università Aldo Moro di Bari (UniBa) figura tra gli studiosi che hanno collaborato con Peter Hegemann. Hegemann ha recentemente ottenuto il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina. Il riconoscimento è stato condiviso con Georg Nagel e Karl Deisseroth. La loro ricerca si è concentrata sull'optogenetica. Questa tecnica rivoluzionaria permette di controllare l'attività cellulare con la luce. La professoressa Roberta De Zio è una delle coautrici dello studio. La sua firma compare accanto a quella di Hegemann. Il lavoro è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Science Advances. Questo studio internazionale è nato da una proficua collaborazione. Ha coinvolto il gruppo di ricerca di Franziska Schneider-Warme. La professoressa Schneider-Warme opera presso l'Università di Friburgo, in Germania. L'Università di Bari ha sottolineato l'importanza di questa partecipazione. La collaborazione ha rafforzato il prestigio scientifico dell'ateneo pugliese. L'optogenetica rappresenta una frontiera della ricerca biomedica.

Optogenetica: controllo cellulare tramite la luce

Il sistema sviluppato dal team internazionale, a cui appartiene la ricercatrice barese, è noto come RoCk. Questo sistema consente di modulare l'attività elettrica di specifiche cellule. Può sia controllarla che inibirla. Le cellule interessate includono quelle del cuore e del cervello. Il meccanismo d'azione si basa sull'utilizzo della luce. La tecnologia è stata testata con successo su diversi modelli biologici. Sono stati impiegati neuroni di topo per le prime sperimentazioni. Successivamente, sono state utilizzate cellule cardiache di coniglio. La ricerca ha anche valutato l'efficacia in vivo. Gli embrioni di pesce zebra sono stati il modello per questi studi. I risultati hanno dimostrato la capacità di regolare l'attività elettrica cellulare. Questo avviene attraverso l'applicazione di stimoli luminosi mirati. Tali scoperte aprono scenari inediti. Le prospettive riguardano la ricerca sui sistemi nervoso e cardiovascolare. L'optogenetica promette di rivoluzionare il trattamento di molte patologie.

La formazione e la collaborazione internazionale

La partecipazione dell'Università di Bari a questa pubblicazione di rilievo internazionale non è casuale. Essa deriva da un percorso di formazione avanzata. Questo percorso è stato sviluppato negli ultimi anni. La collaborazione internazionale ha giocato un ruolo cruciale. L'ateneo pugliese ha recentemente acquisito una piattaforma tecnologica specifica. Questa piattaforma è dedicata allo sviluppo dell'optogenetica. La professoressa De Zio ha dichiarato: «Ho imparato a usare questa tecnica a Friburgo». Ha aggiunto: «Ho lavorato con un gruppo proveniente dalla scuola di Hegemann». Ora, queste competenze acquisite possono essere applicate a Bari. La ricercatrice intende trasferire il know-how nel suo dipartimento. Questo trasferimento tecnologico è fondamentale per la crescita scientifica locale. L'Università di Bari investe nella formazione dei suoi ricercatori. Punta a creare un ambiente fertile per l'innovazione. La collaborazione con centri di eccellenza mondiali è una strategia chiave. Essa permette di rimanere all'avanguardia nel panorama scientifico globale. La professoressa De Zio rappresenta un esempio di successo di questo modello.

Il sostegno dell'Università di Bari alla ricerca

Il Rettore dell'Università di Bari, Roberto Bellotti, ha espresso grande soddisfazione. Ha evidenziato l'importanza del percorso intrapreso dalla ricercatrice. «Questo è il tipo di percorso che vogliamo sostenere», ha affermato Bellotti. L'obiettivo è valorizzare i talenti interni. Si mira a promuovere la ricerca di alto livello. L'intento è anche quello di accrescere la visibilità internazionale dell'ateneo. Portare alto il nome dell'Università di Bari nel mondo è una priorità. La ricerca condotta dalla professoressa De Zio ne è una chiara testimonianza. L'Università di Bari si impegna a fornire le risorse necessarie. Supporta i progetti innovativi e le collaborazioni strategiche. Questo approccio mira a creare un circolo virtuoso. La ricerca di eccellenza attira nuovi talenti. Genera opportunità di sviluppo per il territorio. Il contributo della professoressa De Zio al team del Nobel è un motivo di orgoglio. Dimostra la capacità dell'università pugliese di competere a livello globale. L'investimento in tecnologie avanzate e formazione specialistica è fondamentale. Permette di affrontare le sfide scientifiche del futuro. L'optogenetica è solo uno dei tanti campi in cui UniBa sta investendo. L'impegno è volto a rafforzare la sua posizione come centro di ricerca d'avanguardia.