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Una ricercatrice dell'Università di Bari ha contribuito a studi sull'optogenetica, tecnica premiata con il Nobel per la Medicina 2026. La scoperta apre nuove frontiere nella ricerca medica.

Ricercatrice pugliese nel team del Nobel per la Medicina

Una scienziata italiana dell'Università Aldo Moro di Bari ha fatto parte del gruppo di ricerca guidato da Peter Hegemann. Questo team è stato insignito del prestigioso Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina nell'anno 2026. Il riconoscimento è stato assegnato per gli studi pionieristici sull'optogenetica. La tecnica permette di controllare l'attività cellulare tramite la luce.

Peter Hegemann ha condiviso il premio con Georg Nagel e Karl Deisseroth. La ricercatrice pugliese in questione è Roberta De Zio. Lei appartiene al dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell'ateneo barese. La sua collaborazione è stata fondamentale come coautrice di uno studio internazionale. Questo studio è stato pubblicato sulla rivista Science Advances.

La ricerca si è concentrata sul sistema RoCk. Questo lavoro è nato da una proficua collaborazione scientifica. Ha coinvolto il gruppo di Franziska Schneider-Warme dell'Università di Friburgo, in Germania. L'Università di Bari ha sottolineato l'importanza di questo contributo in una recente nota ufficiale.

Optogenetica: la luce controlla cellule e neuroni

Il sistema RoCk sviluppato dal team internazionale ha dimostrato una capacità rivoluzionaria. Permette di controllare e inibire l'attività elettrica di cellule specifiche. Questo avviene attraverso l'uso mirato della luce. Le cellule interessate includono quelle del cuore e del cervello. La tecnologia è stata testata con successo su diversi modelli biologici.

Tra questi, i neuroni di topo hanno risposto agli stimoli luminosi. Anche le cellule cardiache di coniglio sono state oggetto di sperimentazione. Inoltre, la tecnica è stata applicata in vivo su embrioni di pesce zebra. Questi esperimenti hanno confermato la possibilità di modulare l'attività elettrica cellulare. Il tutto avviene mediante l'impiego di impulsi luminosi.

I risultati ottenuti da questa ricerca aprono prospettive inedite. Offrono nuove vie per lo studio e il trattamento di patologie. Queste riguardano in particolare i sistemi nervoso e cardiovascolare. La capacità di intervenire con precisione sull'attività neuronale e cardiaca rappresenta un passo avanti significativo per la medicina.

Il percorso di Roberta De Zio e il sostegno dell'UniBa

La partecipazione dell'Università di Bari a questa pubblicazione di rilievo internazionale non è casuale. Essa deriva da un percorso di formazione avanzata. Questo percorso è stato sviluppato negli ultimi anni, con un forte accento sulla collaborazione internazionale. Inoltre, l'ateneo ha recentemente acquisito una piattaforma tecnologica specifica. Questa piattaforma è dedicata proprio allo sviluppo di tecniche optogenetiche.

Roberta De Zio ha spiegato il suo coinvolgimento diretto. «Ho imparato a usare questa tecnica a Friburgo», ha dichiarato. Ha aggiunto di aver lavorato con un gruppo proveniente dalla scuola di Peter Hegemann. «Oggi posso portare quelle competenze a Bari», ha affermato con soddisfazione. Questo testimonia il trasferimento di conoscenze e tecnologie di alto livello.

Il Rettore dell'Università di Bari, Roberto Bellotti, ha espresso il suo plauso. Ha evidenziato come il percorso della ricercatrice sia emblematico. «È il tipo di percorso che vogliamo sostenere», ha dichiarato. L'obiettivo è valorizzare i ricercatori interni. Si mira anche a promuovere il nome dell'università a livello globale. Questo successo rafforza la reputazione dell'ateneo pugliese nel panorama scientifico internazionale.

L'optogenetica: una frontiera della ricerca biomedica

L'optogenetica rappresenta una delle frontiere più avanzate della ricerca biomedica. Questa disciplina combina ottica e genetica. Permette di studiare e manipolare circuiti neuronali con una precisione senza precedenti. L'utilizzo di proteine sensibili alla luce, chiamate opsine, è al centro di questa tecnica.

Queste opsine vengono geneticamente introdotte nelle cellule bersaglio. Una volta attivate dalla luce, possono aprire o chiudere canali ionici. Ciò modifica il potenziale di membrana della cellula, alterandone l'attività elettrica. La luce può essere applicata in modo molto specifico, sia nello spazio che nel tempo.

Questo livello di controllo è cruciale per comprendere le complesse funzioni cerebrali. Permette inoltre di studiare le basi neurali di disturbi neurologici e psichiatrici. Le applicazioni potenziali spaziano dalla cura del Parkinson all'epilessia, dalla cecità alla dipendenza.

La ricerca di Hegemann, Nagel e Deisseroth ha gettato le basi per lo sviluppo di queste metodologie. Il loro lavoro ha reso possibile l'ingegnerizzazione di opsine sempre più efficienti e specifiche. Ha anche perfezionato le tecniche per la loro somministrazione e attivazione.

Il contributo di Roberta De Zio e del suo team a Bari si inserisce in questo contesto di eccellenza. La disponibilità di piattaforme tecnologiche avanzate e la collaborazione internazionale sono fattori chiave. Essi permettono di rimanere all'avanguardia nella ricerca scientifica. Il successo ottenuto rafforza il ruolo dell'Italia e dell'Università di Bari nel progresso delle neuroscienze e della medicina.

La pubblicazione su Science Advances, una rivista di alto impatto scientifico, testimonia la qualità del lavoro svolto. La collaborazione con l'Università di Friburgo, un centro di ricerca di eccellenza in Germania, ha ulteriormente potenziato i risultati. Questo tipo di sinergie internazionali è fondamentale per affrontare le grandi sfide della scienza moderna.

Il Rettore Bellotti ha sottolineato l'importanza di sostenere percorsi di ricerca come quello di De Zio. Questo approccio strategico mira a creare un circolo virtuoso. La formazione di ricercatori altamente qualificati porta a scoperte innovative. Queste scoperte, a loro volta, accrescono il prestigio dell'istituzione accademica. L'obiettivo è quello di affermare l'Università di Bari come un polo di attrazione per la ricerca di frontiera.

L'optogenetica, grazie a questi studi, non è più solo uno strumento di ricerca di base. Si sta avvicinando a diventare una tecnologia terapeutica concreta. La possibilità di intervenire con precisione sui circuiti neurali o cardiaci apre scenari promettenti. Questi scenari includono lo sviluppo di nuove terapie per malattie attualmente difficili da trattare. La ricerca continua, e il contributo di scienziati come Roberta De Zio è essenziale per il futuro della medicina.