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Le stalle pugliesi sono sull'orlo del collasso a causa dell'aumento dei costi energetici e di produzione. Il prezzo del latte non copre più le spese, mettendo a rischio centinaia di aziende.

Crisi zootecnica in Puglia: aumento costi e prezzo latte

Il settore zootecnico della Puglia sta attraversando una fase di grave emergenza. Un'impennata dei costi di produzione, unita a un prezzo del latte che non riesce più a coprire le spese di gestione, sta portando numerose aziende agricole verso la chiusura. La situazione è stata al centro di un incontro urgente tra Coldiretti Puglia e l'assessore regionale all'Agricoltura, Francesco Paolicelli. L'obiettivo è trovare soluzioni rapide per salvaguardare un comparto fondamentale per l'economia regionale.

L'associazione di categoria ha evidenziato come la crisi, già presente, sia stata accelerata da fattori esterni. La guerra in Iran ha avuto un impatto significativo, innescando un aumento dei costi energetici e dei fattori di produzione agricola. Questi rincari hanno toccato picchi del 40%, interessando in modo particolare l'energia, i carburanti, i mangimi e i fertilizzanti. Tale pressione economica si ripercuote direttamente sul prezzo del latte prodotto nelle stalle.

Le spese operative per le aziende zootecniche sono cresciute in modo esponenziale. Tuttavia, il compenso riconosciuto agli allevatori non ha seguito questa tendenza. Questo squilibrio rende sempre più arduo per le stalle pugliesi riuscire a coprire i costi reali di gestione. La sostenibilità economica del settore è seriamente compromessa, mettendo a rischio la sopravvivenza di molte realtà produttive.

209 stalle chiuse in Puglia: i dati della crisi

I dati sulla chiusura delle aziende agricole in Puglia confermano la gravità della situazione. Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, ha descritto la drammaticità del quadro. Ha sottolineato come la guerra in Iran abbia esacerbato un problema già esistente. Gli aumenti dei costi energetici e dei fattori di produzione agricola, arrivati fino al 40%, hanno colpito duramente le aziende zootecniche. Carburanti, mangimi e fertilizzanti hanno visto un'impennata dei prezzi.

Questi rincari si sono riversati sul prezzo del latte in stalla. Le spese operative sono aumentate in modo considerevole, superando il riconoscimento economico destinato agli allevatori. Di conseguenza, diventa sempre più difficile per le stalle pugliesi far fronte ai costi reali di produzione. La fragilità delle aziende è emersa con forza di fronte a questa pressione economica.

Le conseguenze concrete di questa crisi sono già tangibili sul territorio pugliese. Tra il 2020 e il 30 giugno 2025, un numero allarmante di stalle da latte ha cessato la propria attività. Sono ben 209 le aziende che hanno chiuso i battenti in Puglia. Questo dato rappresenta una perdita significativa per il tessuto produttivo e per l'economia agricola della regione, evidenziando l'urgenza di interventi mirati.

Il nodo del prezzo del latte: costi di produzione e margini

Il prezzo riconosciuto per il latte rappresenta il fulcro della crisi. Nonostante esista un accordo nazionale, siglato al Nord, che fissa un prezzo di riferimento di 47 centesimi al litro, con possibili maggiorazioni per il Sud e premi per la qualità, questa cifra si rivela insufficiente per la realtà produttiva pugliese. La struttura delle aziende agricole in Puglia e i costi legati all'alimentazione degli animali sono significativamente più elevati rispetto ad altre regioni.

Le stime indicano che, per garantire un margine di profitto minimo e assicurare la sopravvivenza delle aziende, il prezzo del latte dovrebbe aggirarsi tra 0,58 e 0,59 euro al litro. Questo divario tra il prezzo di mercato e i costi effettivi di produzione è insostenibile per molti allevatori. La mancanza di un prezzo equo sta mettendo a dura prova la loro capacità di continuare l'attività.

Il direttore Piccioni è stato molto chiaro su questo punto. Ha affermato che «il prezzo del latte non può scendere sotto i costi di produzione». Ha inoltre evidenziato la presenza di margini lungo la filiera che potrebbero essere redistribuiti. L'obiettivo è garantire un reddito dignitoso agli allevatori senza gravare eccessivamente sui consumatori. Il riconoscimento di un prezzo giusto è considerato fondamentale per assicurare la continuità produttiva del comparto e la sopravvivenza delle stalle pugliesi.

Richieste di Coldiretti: contratti trasparenti e stop a pratiche sleali

Coldiretti ha avanzato richieste precise per fornire un sostegno strutturale agli allevatori pugliesi. È fondamentale ottenere il pieno riconoscimento delle specificità del settore in Puglia. Inoltre, è necessario un contrasto deciso alle pratiche commerciali sleali che contribuiscono a comprimere i margini di profitto delle imprese agricole. L'associazione di categoria ritiene che gli accordi finora raggiunti rappresentino solo un primo passo.

È necessario rafforzare il sistema dei contratti tra produttori e trasformatori. Rendere strutturali le tutele per gli allevatori è un'altra priorità. Questo significa garantire una maggiore stabilità e prevedibilità economica, proteggendo le aziende dalle fluttuazioni del mercato e dagli aumenti incontrollati dei costi. Il contrasto alle pratiche sleali è visto come un elemento cruciale per riequilibrare la filiera.

L'obiettivo finale è garantire agli allevatori un reddito equo e sostenibile. Questo permetterà loro di continuare a svolgere il proprio lavoro, preservando un patrimonio fondamentale per il Made in Italy. Evitare che le tensioni di mercato mettano a rischio il futuro di questo settore strategico è una priorità assoluta. La sopravvivenza delle stalle pugliesi è legata alla capacità di tutta la filiera di operare in modo trasparente ed equo.