La Regione Puglia si rivolge alla Corte Costituzionale contro il nuovo sistema di finanziamento regionale. La Giunta contesta la norma che sostituisce i trasferimenti statali con quote Irpef, temendo una perdita di risorse certe e un impatto negativo sui bilanci futuri.
Regione Puglia impugna decreto sul federalismo fiscale
La Regione Puglia ha deciso di adire la Corte Costituzionale. L'obiettivo è contestare l'articolo 33 del decreto legislativo 147 del 2026. Questa norma introduce un nuovo sistema per il finanziamento degli enti regionali. La deliberazione è stata approvata dalla Giunta regionale.
La normativa prevede una modifica sostanziale a partire dal 2027. Circa 5,8 miliardi di euro di trasferimenti statali non saranno più erogati. Questi fondi riguardano settori cruciali come l'IVA non sanitaria, i libri di testo, il welfare dello studente e il trasporto pubblico locale. Quest'ultimo da solo vale circa 5 miliardi.
Questi trasferimenti verranno sostituiti da una quota derivante dal gettito dell'IRPEF. Tuttavia, la Regione Puglia solleva forti perplessità. Se il gettito IRPEF dovesse aumentare, l'eccedenza rimarrebbe allo Stato. Le Regioni non potrebbero trattenere più della loro quota storica. Nel frattempo, i costi dei servizi erogati continuerebbero a crescere in capo agli enti regionali.
Critiche ai criteri di riparto e all'autonomia regionale
La Puglia contesta anche altri aspetti del decreto. In particolare, sono in discussione l'aliquota e i criteri di riparto. Questi elementi sono fondamentali per definire le somme che spettano a ciascuna Regione. Attualmente, tali criteri rimangono incerti. Dovranno essere definiti con successivi decreti del Presidente del Consiglio.
Il Presidente della Regione, Antonio Decaro, ha espresso chiaramente la posizione dell'ente. «Non ci opponiamo per principio al federalismo fiscale», ha dichiarato. «Vorremmo risorse certe, autonomia reale e regole scritte nella legge». Ha aggiunto che non si può demandare a futuri dispositivi la definizione di aspetti così cruciali.
Secondo il governatore, la norma approvata rischia di configurarsi come un «federalismo di facciata». Il rischio concreto, ha proseguito, è l'impossibilità di programmare i bilanci per gli anni 2027-2029. Questo a causa dell'incertezza sulle risorse che verranno effettivamente ricevute.
Inoltre, si teme che a pagare il prezzo di questo sistema siano i territori con minore capacità fiscale. Si tratta proprio delle aree che necessitano maggiormente di sostegno. La Puglia si rivolge alla Corte Costituzionale non per bloccare una riforma. L'intento è piuttosto quello di chiedere che venga attuata nel pieno rispetto della Costituzione.
Il Presidente Decaro ha sottolineato lo spirito di collaborazione istituzionale. L'azione legale è intrapresa nell'interesse dei cittadini pugliesi. Si auspica un confronto costruttivo con lo Stato per definire un sistema equo e sostenibile per tutti gli enti regionali.