La sorella di Domenico Centrone, attivista di Molfetta, chiede il rilascio del fratello detenuto in Libia. Domenico faceva parte di una missione umanitaria verso Gaza.
Appello della sorella per il rilascio
Un accorato appello giunge da Maria Rosaria Centrone. Si rivolge alle istituzioni italiane ed europee. Chiede la liberazione del fratello Domenico, noto a tutti come Nico. La donna esprime profonda mancanza per il fratello. Ringrazia per gli sforzi compiuti finora. La sua richiesta è chiara: «Fatelo tornare a casa».
Domenico Centrone ha 33 anni. È un docente universitario. Proviene da Molfetta, in provincia di Bari. Dal 24 maggio scorso, è trattenuto dalle autorità libiche. Non è solo; con lui ci sono altre nove persone. La sua detenzione dura da diverse settimane.
La missione umanitaria verso Gaza
Centrone partecipava alla Global Sumud Convoy. Si trattava di una missione via terra. Faceva parte della Global Sumud Flotilla. L'obiettivo era raggiungere la Striscia di Gaza. La finalità era portare aiuti alla popolazione palestinese. Tra i detenuti c'è un'altra cittadina italiana. Si tratta di Dina Alberizia, originaria di Foggia.
Maria Rosaria appare visibilmente emozionata. Ha dichiarato di non voler rilasciare questo videomessaggio. Sono trascorsi 21 giorni dalla detenzione del fratello e degli altri in Libia. Si unisce ai suoi genitori nell'esortare alla liberazione. I genitori, Ennio Centrone e Dorina Ruggieri, avevano già lanciato un appello simile il 7 giugno.
Difesa del fratello e riflessioni
La sorella descrive Nico come una persona buona, etica e innocente. Ha letto commenti negativi sui social media. Alcuni lo definiscono uno scappato di casa o irresponsabile. Maria Rosaria confessa di aver litigato con il fratello prima della sua partenza. Era preoccupata per la sua incolumità. Nonostante il disaccordo, ha rispettato la sua scelta. «Voler bene significa ascoltare e non imporre», ha affermato.
Maria Rosaria è convinta che suo fratello voglia lanciare un messaggio. Un invito a «svegliarci». Critica la vita vissuta come «zombie», lavorando per mutui a lungo termine. Sottolinea che il Paese siamo noi. La partecipazione di tutti è fondamentale. «È tempo di svegliarci», ripete.
Conclude ribadendo la speranza nella liberazione di Nico e degli altri. Persone che non nutrivano odio verso nessuno. Invita ognuno a impegnarsi per la causa che sente più vicina. Questo, secondo lei, è ciò che Domenico vorrebbe comunicare.