Operazione dei Carabinieri contro il traffico illecito di rifiuti
Bari, Foggia, Salerno e altre province sono state teatro di una vasta operazione dei Carabinieri del NOE. In data 27 maggio 2026, sono state eseguite 19 ordinanze cautelari. L'azione mira a contrastare il traffico illecito di rifiuti.
L'operazione ha visto l'applicazione di misure nei confronti di 19 persone. Sei sono agli arresti domiciliari, sette hanno l'obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Altri sei soggetti sono stati interdetti dall'esercizio dell'attività imprenditoriale per un anno.
Indagine complessa della DDA di Bari
Le indagini, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, sono partite nell'ottobre 2023. La Direzione Distrettuale Antimafia di Bari ha richiesto le misure cautelari. Il GIP del Tribunale di Bari ha emesso l'ordinanza.
I Carabinieri del NOE di Bari hanno condotto le investigazioni. L'attività ha coinvolto diverse regioni italiane. Sono state utilizzate intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre a riprese video.
Anche pedinamenti con sistemi di tracciamento elettronico hanno contribuito alle indagini. Questi strumenti hanno permesso di ricostruire una filiera organizzata. Il gruppo era dedito allo smaltimento illecito di ingenti quantità di rifiuti speciali.
Smaltimento illegale di rifiuti speciali e urbani
I rifiuti provenivano da impianti di trattamento e recupero. Le aree interessate includono le province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno. Si trattava principalmente di scarti industriali, tessili e frazioni indifferenziate di RSU.
L'organizzazione mirava a ottenere un profitto illecito. Questo derivava dal mancato rispetto delle procedure legali di gestione dei rifiuti. Il risparmio di spesa era l'obiettivo principale.
Migliaia di tonnellate di rifiuti sono state trasportate e smaltite illegalmente. Le destinazioni includevano cave in disuso, aree agricole come vigneti e uliveti, e capannoni dismessi. Le province interessate dallo smaltimento sono state Foggia, BAT, Bari, Napoli e Frosinone.
Danni ambientali e rischio per la salute
Le aree interessate hanno subito un imponente deturpamento e danneggiamento. Alcune zone sono di particolare pregio naturalistico. Esiste un concreto rischio per la salute pubblica.
Il profitto illecito stimato ammonta a circa 2.500.000,00 euro. Questa somma è stata oggetto di sequestro per equivalente. Sono state sequestrate 10 società, per lo più produttrici di rifiuti. Anche 60 automezzi e beni mobili e immobili sono stati confiscati.
In precedenza, circa 50 aree utilizzate per lo sversamento illecito erano già state sequestrate. Questo dimostra la vastità del fenomeno.
Schema operativo e aree critiche
Il traffico criminale si basava su procedure collaudate. I rifiuti venivano classificati fittiziamente dagli impianti di produzione. Veniva redatta falsa documentazione per indicare siti di destinazione inesistenti.
Questo stratagemma serviva a giustificare il trasporto dei rifiuti. In realtà, questi venivano poi abbandonati in siti abusivi. La Puglia e la Campania sono state identificate come poli strategici per questa filiera illecita.
Automezzi carichi di rifiuti urbani indifferenziati, provenienti da Napoli, Salerno e Caserta, si dirigevano verso le campagne di Cerignola, San Severo e Lucera. Anche le aree dell'Alto e Basso Tavoliere sono state interessate.
Soggetti compiacenti, titolari di autorizzazioni, fungevano da schermo per eludere i controlli. Le campagne si sono trasformate in discariche abusive a cielo aperto. I rifiuti venivano scaricati, spesso di notte, e talvolta incendiati, rendendo l'aria irrespirabile.
Contrasto continuo al crimine ambientale
L'intensificarsi di questo fenomeno ha destato forte preoccupazione nell'opinione pubblica. Nei primi mesi del 2026, sono già stati eseguiti 20 provvedimenti cautelari in Puglia e Campania. L'operazione odierna si aggiunge a questi.
Le misure cautelari sono finalizzate a impedire la reiterazione dei reati. Il provvedimento è in fase di indagini preliminari. Gli indagati sono presunti innocenti fino a sentenza definitiva.
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. L'eventuale colpevolezza sarà accertata in sede processuale, nel contraddittorio tra le parti.