Mafia e politica a Bari: accordi elettorali con tre clan
L'ex consigliere regionale Giacomo Olivieri è stato condannato a nove anni per scambio elettorale politico-mafioso a Bari. Avrebbe stretto accordi con tre clan per ottenere voti a favore della moglie, Maria Carmen Lorusso, eletta consigliera comunale nel 2019. L'inchiesta ha anche rivelato l'infiltrazione mafiosa nell'Amtab, la municipalizzata dei trasporti.
Olivieri: accordi elettorali con clan baresi
L'ex consigliere regionale della Puglia, Giacomo Olivieri, è al centro di una sentenza che getta luce su presunti accordi elettorali. La vicenda risale alla campagna per le amministrative baresi del 2019. Secondo le indagini, Olivieri avrebbe cercato il sostegno di tre clan mafiosi della città. L'obiettivo era raccogliere voti in cambio di denaro. Questi voti erano destinati a sua moglie, Maria Carmen Lorusso. La donna fu poi eletta consigliera comunale di Bari.
Il giudice per l'udienza preliminare (gup) di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha ritenuto provata questa ricostruzione. Le motivazioni sono contenute in un documento di 1723 pagine. La sentenza è relativa alle 103 condanne inflitte lo scorso settembre. Queste riguardavano imputati che avevano scelto il rito abbreviato nell'ambito dell'inchiesta Dda "Codice interno".
Olivieri è stato condannato a nove anni di reclusione. Le accuse a suo carico sono scambio elettorale politico-mafioso ed estorsione. Sua moglie, Maria Carmen Lorusso, è invece ancora sotto processo. Il suo caso è stato stralciato e discusso in dibattimento.
Infiltrazioni mafiose nell'Amtab
L'inchiesta "Codice interno" ha messo in luce anche un altro aspetto preoccupante. Si tratta della pesante infiltrazione mafiosa nella municipalizzata dei trasporti di Bari, l'Amtab. Il gup De Salvatore ha definito l'azienda "l'ufficio di collocamento" del clan Parisi. Questa scoperta ha sollevato interrogativi sulla gestione e sul controllo delle aziende pubbliche.
Le attività criminali dei clan sono state al centro delle indagini. In particolare, quelle del clan Parisi-Palermiti, attivo nel quartiere Japigia. Le loro operazioni spaziavano dal traffico di droga alle estorsioni, fino alla gestione di armi. I boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti sono stati condannati a 11 anni di reclusione ciascuno.
Nel febbraio 2024, questa stessa inchiesta aveva portato all'esecuzione di 130 misure cautelari. Ciò dimostra l'ampiezza e la profondità delle indagini condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari.
La spregiudicatezza di Olivieri
Il gup De Salvatore, nelle sue motivazioni, sottolinea la "significativa spregiudicatezza criminale" mostrata da Olivieri. La scelta degli interlocutori, secondo il giudice, era "fondata sulla notorietà criminale dei promittenti riconducibili ad un'organizzazione mafiosa". Olivieri era "consapevole delle modalità" con cui sarebbe stata organizzata la raccolta dei voti. Il giudice ritiene che Olivieri si sia reso protagonista di "tre distinti accordi elettorali". Questi accordi sarebbero avvenuti con "altrettante frange della criminalità organizzata".
Il disegno criminoso era "comune" e volto a sostenere la candidata Lorusso. Il giudice parla non solo di "spavalderia" ma anche di "particolare attitudine a comportamenti mafiosi" da parte di Olivieri. Questo quadro dipinge un quadro inquietante di connivenza tra politica e criminalità organizzata.
La commissione d'accesso al Comune
Le rivelazioni dell'inchiesta hanno avuto ripercussioni anche a livello istituzionale. Il Ministero dell'Interno (Viminale) decise di nominare una commissione d'accesso. L'obiettivo era valutare possibili infiltrazioni mafiose nell'amministrazione comunale di Bari. Nonostante le preoccupazioni, la commissione alla fine escluse l'ipotesi di scioglimento del Comune.
Tuttavia, la presenza di numerose persone legate ai clan all'interno dell'Amtab ha destato forte allarme. Il gup ha evidenziato come le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia "evidenzino la colonizzazione dell'Amtab da parte dei Parisi". La municipalizzata sarebbe stata trasformata in un "ufficio di collocamento" per soggetti vicini al clan mafioso. Questi legami potevano derivare da ragioni di parentela o amicizia.
Il fenomeno è considerato "ancora più grave" perché è avvenuto all'interno della "più grande azienda municipalizzata" pugliese. L'infiltrazione sarebbe stata possibile, secondo il gup, "quantomeno da una forma di apparente tolleranza" da parte degli amministratori. Questi ultimi avrebbero "sottovalutato il problema", permettendo così la penetrazione mafiosa.
L'Amtab in amministrazione giudiziaria
La situazione dell'Amtab è tale che l'azienda è finita in amministrazione giudiziaria. Questo provvedimento è in vigore da oltre due anni. La gestione commissariale mira a ripristinare la legalità e a rimuovere le influenze illecite. La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza e sull'efficacia dei controlli nelle aziende a partecipazione pubblica.
La sentenza sul caso Olivieri e le indagini sull'Amtab rappresentano un duro colpo per l'immagine della politica locale. Sottolineano la necessità di vigilanza costante contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. La giustizia ha fatto il suo corso, ma le ferite lasciate da questi intrecci tra mafia e politica richiederanno tempo per rimarginarsi.
Le indagini hanno confermato la pervasività delle organizzazioni criminali nel tessuto sociale ed economico di Bari. La lotta alla mafia richiede un impegno costante su più fronti. Non solo quello giudiziario, ma anche quello culturale e sociale. La consapevolezza dei cittadini è fondamentale per contrastare questi fenomeni.
La sentenza evidenzia come i clan non si limitino ad attività criminali dirette. Cercano anche di influenzare le istituzioni attraverso accordi elettorali. Questo meccanismo mira a garantire protezione e a perpetuare il loro potere. La condanna di Olivieri è un segnale importante in questa direzione. Mostra che la giustizia è in grado di colpire anche chi opera ai confini tra legalità e illegalità.
Il ruolo della moglie, Maria Carmen Lorusso, è ancora da chiarire completamente. Il processo in dibattimento servirà a definire la sua posizione. La vicenda getta un'ombra sulla credibilità di chi aspira a rappresentare i cittadini nelle istituzioni. La politica deve essere un baluardo contro la criminalità, non un suo alleato.
La città di Bari si trova ad affrontare le conseguenze di questi intrecci. La fiducia nelle istituzioni può essere minata. È necessario un rinnovato impegno per la trasparenza e l'etica pubblica. Solo così si potrà ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e politica.
Le motivazioni del gup sono molto dettagliate. Descrivono con precisione le modalità degli accordi. Vengono analizzati i flussi di denaro e le promesse fatte. Questo rende la sentenza particolarmente solida. La difesa di Olivieri potrà ora presentare le proprie argomentazioni in appello. Ma il verdetto di primo grado è già un fatto significativo.
L'inchiesta "Codice interno" ha avuto un impatto notevole. Ha scoperchiato un vaso di Pandora. Ha mostrato quanto sia sottile il confine tra politica e criminalità in certi contesti. La speranza è che questo serva da monito per il futuro. E che le istituzioni baresi possano uscire rafforzate da questa difficile prova.